Numerologia Mondiale: CR7

1.

Il giocatore più iconico della nostra epoca giunge al suo quarto Mondiale. Cristiano Ronaldo da Madeira è il prototipo di calciatore di questa era calcistica. Detiene più record di chiunque altro, costantemente al limite delle sue potenzialità fisiche e sempre più vicino ad un modello ideale di atleta professionista, nonostante i 33 anni di età. A differenza, però, di altre iconiche figure generazionali, la costruzione del suo mito non trova fondamenta particolarmente epiche nella kermesse calcistica più importante del pianeta. Johan Crujff, Ferenc Puskàs, Roberto Baggio: leggende di un’era precedente che non hanno mai vinto un Mondiale, ma pur sempre tracciando una narrazione permanente della loro presenza ai Mondiali, e nella mente degli appassionati.

Lo stesso Eusebio, di cui Cristiano Ronaldo ha ereditato pagine memorabili della storia del calcio portoghese, ha lasciato un ricordo vivo di sé nella competizione. Una semifinale ad Inghilterra ’66, di cui è stato il miglior giocatore del torneo. La soddisfazione, ed il prestigio, di aver rubato la scena al Brasile di Pelè e Garrincha, eliminandolo ai gironi.

2.

Non si tratta tanto della caratura internazionale della sua Nazionale, basti pensare al fatto che il Portogallo è Campione uscente d’Europa. E agli Europei, Cristiano Ronaldo, ha sempre lasciato il segno, oltre che vinto. Si tratta dell’attimo, della circostanza, dell’epicità di un gesto, che praticamente ogni giocatore simbolo, in un dato lasso di tempo, ha consegnato a noi altri e alla storia di questo sport, durante la Coppa del Mondo. Curioso come condivida questa lacuna emozionale con il suo antagonista: lui, l’altro. Il suo più grande incubo, la sua più grande fortuna: Lionel Messi.

I due, pur avendo caratteri diametralmente opposti, condividono un aspetto che in Nazionale non li ha mai aiutati. Sono due leader tecnici, il loro inestimabile talento mette a proprio agio i compagni, consapevoli di avere qualcuno che può farli rendere al meglio. Molto diverso dall’essere trascinatori emotivi, entrambi con atteggiamenti narcisisti e una visione centrica del gioco, centrica, rispetto a loro. Un duopolio egemonico che frantuma record e alza l’asticella per chiunque arriverà dopo. Entrambi forse all’ultimo Mondiale, con l’ultima cartuccia da spendere per regalarsi una cartolina speciale nella competizione più celebre.

3.

La sua avventura Mondiale è cominciata in Germania, nel 2006. A 21 anni, il lusitano è già una delle stelle del Mondiale, anche se non è ancora tempo per aspettarsi quello a cui siamo abituati oggi. La sua prima esperienza internazionale con il Portogallo è stata preludio di un rapporto differente, rispetto a quello che lui significa per i club in cui gioca. L’Europeo perso in casa contro la Grecia lo fa conoscere al mondo, mentre nel 2006 è già un calciatore del Manchester United, la squadra forse più forte del pianeta in quel momento. Lui, una stella nascente, di sicuro avvenire.

Giocherà una finale per il terzo e quarto posto, perdendola contro i padroni di casa. Metterà a segno il suo primo sigillo nella competizione. Il gol del raddoppio contro l’Iran nella fase ai gironi, una rete passata inosservata, la prima delle tre in tre Mondiali giocati. Davvero poche, se pensiamo al suo rapporto viscerale e ossessivo con il gol.

Il Mondiale di Cr7 è però scandito da un episodio controverso, uno di quegli episodi che lo etichetteranno per sempre e per cui l’opinione pubblica si dividerà per lui. Siamo nel secondo tempo di Portogallo-Inghilterra, quarti di finale. Cristiano Ronaldo protesta visivamente con l’arbitro Elizondo. Ha visto qualcosa che ritiene profondamente scorretto, un fallo di reazione su Ricardo Carvalho. Il protagonista del gesto è Wayne Rooney, suo coetaneo, ma soprattutto suo compagno allo United. Tra i due vi è una frizione palpabile: i due migliori giocatori dei Red Devils, rischiano di compromettere il loro rapporto. La stampa inglese farà il resto, accusando il portoghese di aver influenzato la decisione dell’arbitro, che ha poi espulso il britannico.

Il Portogallo vincerà ai calci di rigore, per la prima volta dopo 40 anni tornerà a giocare una semifinale Mondiale. Cristiano Ronaldo non è felice quanto dovrebbe esserlo.

Cr7 e Wayne Rooney Germania 2006 | Numerosette.eu

4.

Il Mondiale 2010 in Sudafrica aspetta la sua consacrazione con la maglia della sua Nazionale. Cr7 ha già vinto il Pallone d’oro nel 2008, la sua rivalità con Messi è appena cominciata. Alla vigilia incontrerà Nelson Mandela, a cui regalerà una maglia personalizzata. Il simbolo dell’Apartheid e di tutto il Sudafrica, ed il portoghese, testimonial di questo incontro istituzionale, a rimarcare il livello di importanza mediatica che ha ormai raggiunto.

Ma è anche il Mondiale con più pressioni, più aspettative, quello in cui per la prima volta indossa la fascia da capitano. Il più nervoso fra quelli giocati. Cr7 segnerà contro la Corea del Nord, un’altra rete anonima del complessivo 7-0. Il Portogallo viene eliminato agli ottavi di finale contro i futuri campioni della Spagna. Per la prima volta il suo apporto alla Nazionale verrà messo in discussione, ed il suo nervosismo contribuisce ad alimentare le polemiche. Dopo il fischio finale verrà accusato di aver sputato verso la telecamera. Nel post-partita, visibilmente infastidito dalle domande dei giornalisti, punterà il dito contro Queiroz, il ct, reo di essere il principale responsabile della precoce eliminazione.

La sua frustrazione non sarà gradita ai vecchi senatori, in particolare Luis Figo, che lo attaccherà pubblicamente, per il suo atteggiamento poco conforme alla figura del leader e del capitano. La verità è che la Spagna era troppo forte per quella squadra, e il senso di impotenza è un concetto che Cristiano Ronaldo non accetterà mai nella sua vita. Non gli appartiene, non può accettarlo, così come un Mondiale da comparsa.

5.

19 novembre 2013, Friends Arena di Stoccolma. Si è consumato in questo stadio il più alto momento di idillio tra Cr7 e la Seleçao portoghese. Ed è anche, finora, il ricordo più intenso e significativo che lega Ronaldo e la sua storia ai Mondiali. Il viaggio e non la meta, il mezzo, ma non il fine. Il Portogallo si gioca lo spareggio per approdare ai Campionati del mondo brasiliani contro la Svezia. Un cammino travagliato e una qualificazione messa realmente in pericolo da un altro grande del nostro tempo, che non ha mai avuto l’occasione di lasciare il suo marchio ai Mondiali: Zlatan Ibrahimovic. Giocheranno praticamente L’uno contro l’altro, segnando 5 gol in 2, dando vita a uno degli spareggi più emozionanti della storia, per intensità e per manifesta superiorità del loro talento, rispetto agli altri 20 figuranti scesi in campo in quella notte svedese.

I portoghesi andranno in Brasile, grazie a una tripletta del suo capitano. Non senza soffrire, a causa di una rocambolesca rimonta della Svezia, o meglio di Ibrahimovic, che con una doppietta sfiorerà il colpaccio, poi degustato 4 anni dopo contro la nazionale italiana. Per fortuna loro, hanno Cristiano, e mai come quella sera il popolo portoghese ha potuto essere fiero di ciò. In Brasile li ha portati lui, è la prima vera notte decisiva con la maglia della Nazionale. La Fifa riaprirà le votazioni per il Pallone d’oro, la cui cerimonia si sarebbe dovuta svolgere un mese dopo quel match, perchè giudicata una delle prestazioni più determinanti a livello individuale.

Cr7 e Ibrahimovic | Numerosette.eu
Cr7 e Ibrahimovic, a loro modo, hanno provato a riempire di senso un Mondiale che non potrà mai essere il loro principale palcoscenico

6.

Nessuno ha mai vinto il Mondiale dopo aver conseguito un Pallone d’oro, Cr7 sembra condannato a ciò, consapevole che la sua Nazionale non potrà raggiungere un livello tale da poter ambire al trofeo. Eppure questa condanna lo affligge, e l’esordio di Brasile 2014 corrisponde probabilmente alla sua peggior prestazione con i lusitani. La Germania vince 4-0, Ronaldo assiste inerme alla disfatta dei suoi, con la fascia al braccio e una sofferenza palese dettata da un problema al ginocchio. Nei primi 45 minuti di gioco non tirerà mai in porta, con la squadra sotto di tre reti.

Al termine del secondo turno, dopo un deludente pareggio contro gli Stati Uniti e la qualificazione agli ottavi di finale ormai compromessa, ci ricascherà. Sfogherà la sua frustrazione ai microfoni, giudicando quella portoghese una selezione limitata, puntando indirettamente il dito contro i suoi compagni. Il momento più basso della sua esperienza in Nazionale coincide con le parole più velenose, e un senso di rabbia malcelato. Mentre ai play off contro la Svezia, e in tante altre situazioni, Cr7 è stato, ed è tuttora, il valore aggiunto di questa squadra, ogni quattro anni questo plus smette di verificarsi. Diventa un macigno per gli altri e per se stesso. Segnerà il suo terzo gol nella competizione nell’ultima contro il Ghana, un gol inutile. Come raramente gli capita.

7.

Cosa aspettarsi da Cristiano in Russia?

Fin dal primo del 2006, tra un Mondiale e l’altro, Cr7 ha gradualmente incrementato il distacco fra sé e il resto del mondo, senza mai cessare il suo percorso di crescita e il suo status di calciatore piú forte del mondo. Nonostante l’età, nell’ultimo quadriennio ha ridefinito il concetto di vincente nel calcio, scrivendo una storia che al momento sembra inavvicinabile per chiunque. 4 Champions, un Europeo, 3 palloni d’oro: numeri su numeri. Nella visione più agonistica e materialistica del calcio, non penso esisterà in futuro qualcosa di simile, non con questo flusso costante.

Cristiano Ronaldo sa che questo è il suo ultimo Mondiale, per certo l’ultimo da protagonista. Un protagonismo che dovrà venir meno, per guidare un paese, prenderlo per mano, e consegnargli qualcosa. Qualcosa di non tangibile ma percepibile, qualcosa che non si consegue, ma che resta nella memoria. Lo deve a lui, lo deve a noi. C’è uno spazio ancora vuoto, riservato solo per lui ai Mondiali, che aspetta di essere riempito.

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