Numerologia: James Milner, il pupillo di Dio

1.

Il motivo per cui sto parlando di Milner in questo momento è prettamente uno: la prestazione nell’andata della semifinale di CL contro la Roma. I ragazzi di Klopp hanno asfaltato i giallorossi con un gioco veloce, imprendibile e imprevedibile. Ma a gestire la manovra c’era il numero 7 dei Reds, ogni pallone doveva categoricamente passare dai suoi sapienti piedi. James ha dimostrato di essere un ottimo centrocampista in entrambe le fasi e, soprattutto, quel giocatore di cui non si parla mai come “Man Of The Match”, ma è l’anima della sua squadra e senza di lui, forse qualcosa sarebbe potuto cambiare. Il nome James proviene dall’ebraico Ya’agob e significa “colui che Dio ha protetto”. Perchè entrare nella zona di luce di quei tre fenomeni in attacco diventa difficile, ma lui è uno dei fattori più importanti che li ha portati nell’Olimpo Calcistico. La sua duttilità lo etichetta come uno dei migliori atleti inglesi, al pari di Stanley Matthews, grande giocatore di fascia in tempi passati. Duttile come la sua personalità competitiva sin dall’infanzia: Milner giocava a calcio e a cricket ed era un fenomeno in entrambi gli sport. In un paesino d’Inghilterra di quasi 80 mila abitanti come Leeds, vedere un ragazzino prodigio eccellere nella scuola e contemporaneamente nelle attività extra-scolastiche, sembra una profezia di Dio e il Leeds United, a soli 10 anni, non può fare altro che prenderlo sotto la loro ala e farlo diventare una nuova stella.

2.

Di Milner si apprezza il suo incredibile rispetto del gioco e la professionalità. Tutte qualità sviluppate grazie ad un grande senso di netiquette morale e l’educazione della sua famiglia, specialmente di suo padre Peter, che di lavoro fa il geometra. I suoi genitori pretendevano che il figlio si fosse concentrato maggiormente sull’ambito scolastico e la conquista di ben 11 GCSE, un certificato internazionale di eccellenza nello studio, conferma la sua preparazione. Sarà un caso che James sia uno studioso delle geometrie del campo da calcio, ma la meticolosità nel disporsi in campo è tutto frutto della sua grande mente e del lavoro in adolescenza. Nelle giovanili del Leeds, il manager ed ex-calciatore scozzese Eddie Gray sarà uno dei suoi mentori che sin da subito ne riconoscerà le potenzialità e a 18 anni, lo paragonerà a Wayne Rooney. Il suo esordio é avvenuto in Premier League a 16 anni e 309 giorni, mentre la sua prima rete arriverà dopo solo 47 giorni dal primo match giocato contro il Sunderland. E’ l’inizio di una carriera che lo porterà tra le grandi stelle del calcio europeo, ma non cambierà il suo atteggiamento umile da stakanovista. Con quel goal ha voluto dare due risposte: reggere la pressione è il suo mestiere e, se non avesse sfondato nel calcio, sarebbe sicuramente diventato un grande atleta in altri sport. Il suo nome è Milner, James Milner.

3.

Essere entrato nella prima squadra del formidabile Leeds di David O’Leary non dà la sicurezza a Milner di avercela fatta. Cosi, James continua a frequentare una volta alla settimana l’Università. La vita lo ha indirizzato su strade quasi sempre radiose, in termini di successo personale, ma non lo ha fatto cullare e al contrario lo ha spronato a dare il massimo in tutto ciò che faceva. Mai toccata una goccia di alcool, niente vizi usuranti. “Per arrivare in cima, bisogna fare enormi sacrifici”, dirà in ogni intervista Milner. L’unica ossessione del giocatore inglese era solo quella di lavorare sempre meglio e seguire le orme dei grandi di questo sport. Il suo mito sarà Alan Smith, attaccante all’epoca al Leeds, che aveva fatto lo stesso percorso di Milner: passare dall’Academy per poi esordire in prima squadra con i Whites. La tenacia di Milner verrà apprezzata fin da subito e le presenze con i “grandi” saranno una consuetudine. Lo spirito maniacalmente preciso degli inglesi emerge nel ragazzino, che mostra grande personalità e talento da vendere. Il suo secondo goal in campionato sarà una rete che passerà alla storia. E’ un pomeriggio grigio di dicembre e si affrontano il Leeds ed il Chelsea di Claudio Ranieri. Arriva il momento della sostituzione: esce il numero 10 Kewell, ed entra con un insolito numero 38 Milner. Invece di spiegare a parole la sua rete, lascio che questo video lo dimostri.

4.

All’inizio della stagione 2003-2004, Milner passa in prestito per un mese allo Swindon Town, in Football League One, per acquisire quell’esperienza che gli permetterà di fare il definitivo salto di qualità. E’ proprio lui a rendersi disponibile al prestito, compiendo un atto di coscienza che molti si sarebbero sognati di fare. Il ragazzo dello Yorkshire proviene da un contesto in cui la riconoscenza viene ripagata senza alcun remore e il rispetto è la chiave per il successo. Il clou della fioritura di James Milner passa da un periodo nero per il Leeds, che si ritrova in crisi finanziaria. Ma anche questo è energia per il ragazzo, che imparerà a gestire i problemi di squadra da vero professionista. Lui gioca, si allena e accumula esperienza come sempre, è il gioiello della squadra. O’Leary lo sta coltivando gradualmente, conosce il suo potenziale e la tattica quasi se la crea da sè. E’ James Tuttofare. Però, sappiamo benissimo che quando ci sono soldi di mezzo e in gioco la vita di una società storica, non si può più pensare a come custodire il diamante prezioso della collezione, ma piuttosto a chi rifilarlo. Il Leeds è sull’orlo del baratro e sono costretti a cedere Milner al Newcastle per 3,6 milioni di sterline nel 2004. James rimane spiazzato inizialmente da questa clamorosa operazione, ma la sua indole pacifista e ragionevole lo fa riflettere e capisce la situazione disastrosa in cui navigava il suo club del cuore. E come spesso accade, il cuore si deve separare dalla mente e mettersi per un attimo da parte. Quell’anno è l’inizio del periodo più turbolento della sua carriera, forse quello che avrebbe potuto farlo crollare.

5.

Il Newcastle è un ambiente ostile al giovane James, che non riesce a trovare continuità in campo. Il rapporto con Graeme Souness è del tutto negativo, e le sole 13 partite giocate in stagione in cui è partito titolare, ma senza completarne una, conferma l’aria di tensione presente in quegli anni. Gli allenamenti non riescono a rimetterlo in salto, è completamente fuori dall’idea di gioco di Souness. La frustrazione è tanta, ma non scordiamo cosa predilige James Milner: lavoro e serietà.

Devo essere paziente perché ci sono molti giocatori di alta classe a Newcastle e devo aspettare per avere la mia possibilità. Devo mettermi alla prova con il manager e dimostrare che dovrei essere coinvolto in ogni partita.

Queste saranno le sue parole durante il ritiro della Nazionale Under-21 inglese, dove la voglia di rivalsa è tanta e tirarlo fuori dalla palestra dopo interminabili ore di allenamento, non sarà impresa facile. “James è davvero il signor perfetto, è una persona stellare“, dirà Glenn Roeder, uno dei suoi manager durante il periodo turbolento a Newcastle, che poi diventerà l’allenatore della squadra. Milner si vede quasi costretto ad “emigrare” all’Aston Villa nel 2005 e uno dei motivi del trasferimento sarà la presenza di una sua vecchia e importante conoscenza: David O’Leary. Quest’ultimo è felice come un bambino, rivedere il suo pupillo per farlo crescere ulteriormente e riportarlo dove merita. La stagione volge bene, James è contento con i Villains, ma la sua permanenza dipende ancora una volta dai soldi. L’Aston Villa è in precarie condizioni economiche e il suo acquisto non sarebbe stata la mossa giusta per ricostruire. Fino al 2010, Milner si alternerà tra Newcastle e Birmingham e sarà sempre più apprezzato per il grande giocatore e uomo che è: mai una parola fuori posto, tanti si rimangeranno la parola sul suo valore. Il campo parlerà per lui e saranno i miglior soldi spesi dall’Aston Villa (12 milioni di sterline), ultima esperienza definitiva prima del trasferimento al Manchester City.

6.

L’approdo ai Citiziens è la consacrazione di un giocatore sempre in sordina, ma più presente di tutti. La conferma arriva dal premio “Giovane dell’Anno della PFA” nel 2009, e diventa quasi obbligatorio fare il salto di qualità in una squadra di livello con grandi ambizioni. Anche lui si è stancato di vagabondare ogni anno senza una meta che duri più di 2 anni. Il City è controllata da una società di emiri arabi ricchi, molto ricchi. In questi anni hanno speso una cifra vicina al miliardo di euro per aumentare le possibilità di vincita di titoli internazionali. Quindi, i quasi 30 milioni di euro spesi per Milner sono gocce nell’oceano, ma avranno acquisito un elemento che va oltre il campo. La sua figura è un punto di riferimento importante per tutti i suoi compagni, nonostante i soli 24 anni di età. E’ lui il rigorista principale, segno di grande fiducia nei suoi confronti: nella prima stagione colleziona 41 presenze e 2 goal totali, ma la sua evoluzione tattica è palese a tutti. Il goal non sarà mai il suo forte con il City, ma anche con le altre squadre in cui ha militato, ed infatti dopo 5 anni, avrà messo a segno solo 18 reti. Poco importa, non è quello il suo obiettivo. La fascia è il suo habitat preferito, mettere assist per i suoi compagni è il suo pane quotidiano e farsi vedere là davanti per segnare è l’asso nella manica elegante. Sempre pronto a colpire da ogni angolazione, corre come un forsennato con una falcata da centometrista e gioca con una consapevolezza dei mezzi quasi biologica. Nel suo DNA la tranquillità e l’efficacia nel compiere qualcosa. Non sono Mancini o Pellegrini ad alterare la sua visione che anticipa tutti di qualche secondo, che anzi lo elogiano in continuazione ( “Non c’è uno come James: lui è un fenomeno, un ragazzo dal cuore grande e con due palle così ) ma la sua mente. Non c’è altro motivo. Al City vincerà 5 titoli e diventerà il titolare fisso della Nazionale inglese. E’ l’apoteosi di un giocatore atipico, ma capace di rendere il calcio moderno la sua terra di colonizzazione. Eppure, qualche anno fa, qualcuno disse che “con una squadra di 11 Milner non si va da nessuna parte”. Ora, quel qualcuno, conta fino a 20 prima di dare giudizi affrettati.

7.

In paesi come Inghilterra, Germania o Spagna, effettuare degli scambi di mercato con giocatori di alta caratura tra due squadre rivali è consuetudine. Diciamo che in Italia questa concezione è ancora troppo ancorata ad un senso morale di “tradimento”. Basta vedere, ad esempio, quando Leonardo diventò allenatore dell’Inter. I milanisti non l’hanno mai più perdonato. Il trasferimento dal City non ha motivi economici (gli avevano proposto un contratto da 11 milioni a stagione, tanto il presidente si era affezionato alla sua figura leale), ma una volontà tattica: abbandonare il gioco di fascia e giostrare dal centro del campo. Dopo 5 anni ad alti livelli, Milner arriva ai reds del Liverpool e trova anche Jurgen Klopp come nuovo head coach degli inglesi. Presto, entrambi scopriranno non solo di essere complementari uno con l’altro, ma di aver avviato il progetto di ricostruzione del Liverpool post-Steven Gerrard. Mancava qualcuno che potesse affiancare il designato capitano Jordan Henderson ed essere da guida ad una squadra giovane e inesperta, ma con un potenziale enorme: Coutinho, Firmino, Can, Lallana, Mignolet e Sturridge. Milner viene nominato vice-capitano ad agosto con il consenso di tutto lo spogliatoio. Il primo anno è solo quello dell’ambientazione in un ambiente infuocato come Anfield, perchè poi diventerà la pedina irremovibile dei Reds. Leadership, intelligenza tattica, gamba e fisico sempre pronti ad arrivare su ogni pallone e l’idolatrazione da parte di Klopp. Quest’ultimo, alla fine della semifinale di ritorno contro la Roma, ha ancora una volta rimarcato l’importanza di Milner nel suo scacchiere, assieme ad Henderson:

Portano molto. Lavoro assolutamente fantastico, sia dentro che fuori dal campo. Non puoi essere dove siamo se abbiamo giocatori che si nascondono, non è possibile. Si sono presentati perché hanno la qualità per farlo, fisicamente, per quanto riguarda il calcio e la mentalità.

La sfida con la Roma mi ha fatto divertire e rattristire allo stesso tempo per la prestazione da Pallone D’Oro di Momo Salah, ma ad un certo punto ho concentrato la mia visione esclusivamente sul centrocampo del Liverpool. Milner era ovunque, Nainggolan è stato completamente annullato e reso impotente di supportare Dzeko in attacco. Il Liverpool correva a 100 km/h e copriva tutti gli spazi possibili senza possibilità di ragionare per i giallorossi. Milner è stato il mezzo per un attacco reds che fungeva da fine. Nessuno si è risparmiato e ha elogiato l’immensità del numero 7 di Klopp, che lo ha messo al centro del suo Gegenpressing, il metodo tattico tedesco che ha come obiettivo il pressing della difesa avversaria per recuperare subito il pallone perso. James Milner non è solo la figura più importante nel Liverpool, ma anche uno dei migliori visionari del calcio moderno. Ed è anche molto simpatico.

Milner e Klopp, due degli artefici principali della rinascita Reds. |numerosette.eu
Milner e Klopp, due degli artefici principali della rinascita Reds.

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