Neil Lennon, ma il cielo è sempre più biancoverde

In principio era il verbo”, o meglio, in principio era il Celtic. Ed è una storia a forti tinte biancoverdi.

Prefazione: non so, effettivamente, in quanti si ricordino di Neil Lennon. Per la verità, Neil Francis Lennon, come risulta all’ufficio anagrafe di Lurgan, una piccola cittadina in Irlanda Del Nord dove muove i primi passi prima nel gaelic football (un misto tra calcio e rugby, particolarmente diffuso anche in EIRE) e poi nel calcio d’oltreManica. Da sempre tifoso della parte cattolica di Glasgow, Lennon corona il suo sogno nei primi anni duemila, quando si ritrova, fascia di capitano al braccio e maglia a strisce addosso, ad essere l’uomo più importante dello scacchiere del Celtic. Il fisico tozzo, i capelli rossi e lo sguardo perennemente arcigno fanno di lui un beniamino del pubblico che ogni fine settimana si riversa sugli spalti di Celtic Park; alla fine del 2007, saranno 11 i trofei vinti e più di 200 le partite giocate con la casacca degli Hoops. Nel mezzo, gli 8 anni con la sua nazionale che, mica per scherzo, si chiama Green and White Army. Tanto perché stiamo parlando di una storia a forti tinte biancoverdi.

Once a Hoops, always a Hoops
Once a Hoops, always a Hoops

Arrivò il momento in cui, però, anche lui dovette decidere cosa fare da grande. Appese le scarpette al chiodo a 37 anni, si mette subito a studiare per ottenere il patentino di allenatore, e l’occasione per mettere in mostra ciò che ha imparato in tanti anni di professionismo non tarda ad arrivare. Nel 2009 firma un contratto che lo vede sedersi sulla panchina della formazione riserve – indovinate di chi? – del Celtic – appunto – . L’anno dopo la dirigenza, in seguito all’abbandono di Tony Mowbray, gli assegna il posto di allenatore della prima squadra. Gli spogliatoi, il terreno di gioco, le tribune, la North Stand: non è cambiato niente da quegli anni in cui attraversava il tunnel in pantaloncini e con le scarpe tacchettate.

Neil Lennon è un uomo di campo, e si vede anche dall’abbigliamento con cui si siede ogni weekend in panchina: sempre con la tuta, mai in giacca e cravatta. Nelle poche partite rimaste (Mowbray lasciò a Marzo) fa subito vedere a tutti di che pasta è fatto: 8 partite condite da altrettante vittorie e 19 gol segnati; una di queste è il match più importante dell’anno, l’Old Firm, vinto contro i Rangers per 2-1. A partire dalla stagione successiva, e per le prossime 3 stagioni, Lennon creerà un sistema di gioco incredibilmente solido: la ciliegina sulla torta sarà la vittoria in Champions League contro il Barcellona di Guardiola, campione d’Europa uscente. Una notte mitica, contornata da uno spaventoso You’ll Never Walk Alone cantato dai 60.000 giunti a Celtic Park per l’evento: le parate di Forster e i gol di Wanyama (oggi entrambi al Southampton) e del giovane Chris Watt rimarranno indelebili nella storia del club. Alla fine del 2014, l’allenatore nordirlandese abbandona il suo compito, dopo aver vinto 3 Scottish League e 2 Scottish Cup in tre anni e mezzo.

Mani nei (pochi) capelli: la vittoria sul Barcellona è realtà
Mani nei (pochi) capelli: la vittoria sul Barcellona è realtà

Non è troppo difficile vincere in Scozia, dicono tutti, soprattutto se sei allenatore del Celtic. La prossima sfida si colora di bianco-rosso-blu, e si chiama Bolton Wanderers. La centenaria società della contea di Greater Manchester assolda il tecnico per uscire da un periodo di crisi iniziato anni prima. Al primo anno riesce a salvarla nelle ultime giornate di Championship, al secondo è praticamente retrocessa da Marzo. Difficile capire di chi è la colpa, se dell’allenatore o dei giocatori; in ogni caso, il bilancio a fine biennio è disastroso: 18 vittorie in 79 partite sono davvero poche. Ma essendo una storia a forti tinte biancoverdi, probabilmente erano i colori ad essere sbagliati.

Neil Lennon non può far altro che dimettersi. Pochi mesi “per strada” non lo demoralizzano, e subito arriva un nuovo richiamo dalla terra di Braveheart. Biancoverdi? Per fortuna, si. Celtic? No, non questa volta. L’Hibernian, glorioso club vincitore quest’anno di una Scottish League Cup attesa da 114 anni, gli propone un contratto: Neil firma senza pensarci. L’obiettivo ora sarà la promozione in Premiership. I capelli sono un po’ meno rossi dei vecchi tempi, ma anche in questo caso, il cuore rimane a forti tinte biancoverdi.

Il giorno della presentazione all'Easter Road di Edimburgo
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Una vita bicromatica, nel segno di due colori che assiduamente si sono alternati e riproposti davanti ai suoi occhi. Con l’auspicio, il prossim’anno, di riascoltare quel You’ll Never Walk Alone dalla panchina degli ospiti, in quello stadio che per molto tempo è stato il suo, con un occhio al passato e uno al presente. Perché per Neil Lennon, il cielo è sempre più biancoverde.

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