Il Napoli è stato padrone

Al minuto 41 del secondo tempo, il Napoli caracolla in avanti, Milik sembra dover cadere da un momento all’altro nonostante sia uno dei più freschi sul terreno di gioco. Il Napoli, capeggiato dal polacco, e spinto dal carisma innato di Jorginho – il Sarri in campo – sta effettuando con organizzazione meccanica l’ennesimo pressing sull’ennesimo giro palla tra i difensori della Juventus. Allegri richiama Buffon, porta gli indici a entrambi gli occhi e dice Gigi, occhio. Il portiere, quindi, scarica su Asamoah che si riappoggia sul numero 1 che sceglie di non rinviare, passando a Lichtsteiner: Insigne sembra averlo preso, ma lo svizzero trova lo sbocco su Khedira con un assist di prima. Si ricomincia.

Come due pugili

In evidente affanno, Juventus e Napoli sono due pugili allo stremo delle loro forze in un’annata logorante per entrambe, per differenti motivi. Il più giovane, con i pantaloncini azzurri, ha ruotato stancamente attorno all’avversario per tutti i round, senza snaturare la sua attitudine, ma scagliando solo pochi colpi insidiosi con la catena di sinistra; il più vecchio, con i pantaloncini bianco e neri, sta gestendo l’incontro sapendo che la cintura può essere rimessa in discussione solo in caso di un’eventuale vittoria dell’avversario, e quindi sceglie un’apparente immobilità, sperando di incutere quel timore reverenziale di chi regna sovrano per oltre un lustro. Il risultato sta dando ragione al più vecchio.

Al minuto 36 del secondo tempo, Zielinski calcia all’improvviso dai 25 metri, sovvertendo la satura manovra offensiva del Napoli. Buffon, in difficoltà, legge male la traiettoria ma respinge a pugni chiusi al di fuori dello specchio della porta. Al minuto 44 del secondo tempo, Insigne, con la maggior parte degli juventini schiacciati in 20 metri, alza il pallone per il solito taglio di Callejon alle spalle del terzino: lo spagnolo manca l’anticipo, ma costringe Buffon a mettere in calcio d’angolo. Sugli sviluppi del corner, la difesa della Juventus marca a uomo e Benatia si lascia incredibilmente sfuggire Koulibaly sullo scatto. Il senegalese, con un terzo tempo degno del co-continentale Embiid, svetta sull’Allianz Stadium e schiaccia con la testa una bidonata alle spalle di Buffon. Il Napoli è a -1 dalla Juventus. Il Napoli è stato padrone.

Il significato del gol di K2

Il gol di Koulibaly segna una rottura impressionante con il passato. Il Napoli, infatti, torna a vincere in casa della Juventus dopo 9 anni, 7 stagioni e 6 sconfitte consecutive. Per la prima volta allo Juventus Stadium, per la prima volta nella gestione Sarri, per la prima volta senza concedere un tiro nello specchio alla Juventus che si è resa pericolosa solo su calcio piazzato, come in occasione del palo colpito da Pjanic nel primo tempo, complice la deviazione di testa di Callejon, disposto in barriera.

Il gol di Koulibaly diventa, così, in una calda sera del 22 aprile 2018 il manifesto più concreto del lavoro di Sarri a Napoli. Almeno fino al 22 aprile 2018.

Il senegalese è senza ombra di dubbio il calciatore più migliorato con Sarri e contro la Juventus ha disputato, forse, la partita migliore della sua carriera. Non tanto per chiusure laocoontiane o impostazione illuminata da passaggi laser spezza pressing, come ci ha abituato in questi anni in cui si è affermato come miglior difensore centrale del campionato, bensì per un’intensità di concentrazione e di chirurgia del movimento tattico, emblema di una squadra che a 4 giornate dal termine ha subito solo 23 reti, 3 in più della Juventus, da 6 stagioni la miglior difesa del campionato.

La Juventus prende 2.3 tiri in media a partita: giudicare la nostra pericolosità offensiva dalla partita di stasera è forviante. Ma è vero che abbiamo perso un po’ di brillantezza offensiva nell’ultimo periodo, i nostri ragazzi tirano da 10 mesi. Anche Milik oggi non è stato brillante, spero di recuperarlo al massimo per il finale.

Maurizio Sarri dopo Juventus-Napoli

Il gol di Koulibaly sancisce, altresì, la vittoria di una squadra che si è presentata allo Juventus Stadium con la piacevole, pur sempre, pressione di un popolo che crede in un sogno e non smette di cantarlo ai propri giocatori con insistenza da oltre un mese, rinvigorito dalle vittorie in extremis contro Chievo e Udinese, e da quella sfiorata contro il Milan; la vittoria di una squadra che ha espresso limpidamente il miglior calcio italiano e uno dei migliori in Europa negli ultimi tre anni, toccando apici d’estetica difficilmente eguagliabili dal 90% delle squadre nei 5 campionati europei più importanti; la vittoria di una squadra che segue fedelmente l’ideologia del proprio allenatore – perché di sarrismo si tratta – e che anche ieri sera ha deciso di non mutare, nonostante lo smalto espressivo non sia in nessun modo paragonabile a quello di due mesi fa, e ancor meno a quello di inizio stagione, che tanto aveva incantato il mondo nelle sue tracce interne perpetue, e che oggi è solo una fievole dimostrazione, seppur elitaria.

La partita

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L’età media dell’XI iniziale della Juventus era di 30.7 anni, mentre quella del Napoli di 29.1
In questa giornata solo il Chievo si è schierato con un undici così maturo: 29.5 comunque inferiore di oltre un anno alla Juventus.

Sarri ha, quindi, schierato i suoi migliori uomini a disposizione, mandando in panchina Zielinski e Milik, preferendogli Hamsik e Mertens, le cui prestazioni sono state di gran lunga inferiori ai polacchi nell’ultimo periodo; e imponendo il proprio spartito alla gara, con un dominio territoriale schiacciante e un possesso della sfera superiore che, nonostante questo, non è riuscito a concretizzarsi mai in reali situazioni di superiorità numerica e posizionale, se non in due occasioni con Insigne, abile a trovare gli inserimenti sul centro sinistra di Hamsik che poi non è riuscito a centrare lo specchio della porta.

Allegri, invece, ha scelto un piano gara simile all’andata, teso a svuotare il centrocampo con 4-1-4-1 ibrido in fase di uscita bassa, per creare duelli individuali in zone focali, con Matuidi falso esterno sinistro, Dybala e Douglas Costa tra le linee a sfruttare le eventuali transizioni offensive con qualità associative, Higuain per allungare il Napoli che, tuttavia, non ha mai abbassato il proprio baricentro, e una linea difensiva ultra bloccata con Howedes terzino destro. Un piano gara subito rivoluzionato con l’infortunio al ginocchio sinistro di Chiellini, in ipertensione nel contrasto iniziale con Insigne, che ha causato lo slittamento di Howedes al centro con Benatia, e l’ingresso di Lichtsteiner. Spostamenti che hanno peggiorato l’equilibrio difensivo della Juventus, costringendo Allegri a scambiare Benatia (sul centro destra) e Howedes (sul centro sinistra) per arginare con più facilità il palleggio iterato del Napoli nella zona di sinistra in cui si interscambiavano Rui, Hamsik, Insigne e Mertens, imbeccati dalle giocate a massimo due tempi di Jorginho. Una ridefinizione dell’assetto per la Juventus che è si è palesata ancor di più quando Allegri, nella ripresa, ha inserito subito Cuadrado al posto di Dybala, in grave ombra, per garantire uno sfruttamento migliore delle zone perimetrali a piedi non-invertiti e intimorire la risalita del Napoli con i terzini.

Dybala l’ho tolto non perché stesse facendo male, ma perché mi serviva più ampiezza nelle ripartenze.

Massimiliano Allegri dopo Juventus-Napoli

Ripartenze, però, che non sono mai avvenute in maniera efficace, merito dell’immenso impegno del Napoli, lesto a raddoppiare in ogni zona della propria metà campo, talvolta a triplicare la marcatura su Douglas Costa, annullato dalla coppia Allan-Hysaj e sostituito da Mandzukic, il cui ingresso ha sancito la definitiva resa da parte della Juventus nello sviluppo della manovra bassa, usando il croato come ripulitore di palloni, soprattutto sui lanci lunghi in fascia, all’altezza dei 35-40 metri.

Un piano di gara inoffensivo, seppur aggressivo in fase di non possesso come testimoniano i tre gialli nei primi 27 minuti, in grado di esaltarsi nella compattezza difensiva e nell’inventiva individuale, dove è totalmente mancato Dybala, rimpiazzato da Cuadrado per il motivo soprastante. La prestazione dell’argentino è stata una delle peggiori della sua carriera e ha convinto Allegri a sostituirlo dopo 45 minuti e giocarsi duelli pressappoco individuali in tutti gli spazi, schierandosi a quel punto con un più limpido 4-3-3 in entrambe le fasi.

Anche la prestazione di Higuain è stata a dir poco deficitaria.

Una scelta ampiamente ripagata, per lo meno in fase passiva nonostante una progressiva perdita di campo, fino al 43’ quando la saturazione azzurra ha trovato degli spiragli di diversità con i tiri di Zielinski e il cross insidioso di Insigne, da cui è scaturito il corner decisivo: il 13° gol da calcio d’angolo per il Napoli in questa stagione.

Tra i dilettanti mi dicevano che tra i professionisti non avrei mai segnato dai calci piazzati, in C lo dicevano per la B, in B per la A. Ora sono in Serie A, continuo a segnare e provo a migliorare.

Maurizio Sarri dopo Juventus-Napoli

La Juventus sarà padrona del proprio destino

Il gol di Koulibaly impone, quindi, la seconda sconfitta casalinga alla Juventus nel 2017/2018 (aveva perso 1 volta nelle ultime quattro stagioni), trascina un popolo in piazza che vive in simbiosi unica e differente con la propria squadra, e fa volare il Napoli nel punto più alto dell’era De Laurentiis con la precisa convinzione che lo Scudetto è lì, a un punto; e con la chiara consapevolezza che tutto è comunque nei piedi della Juventus, una squadra notevolmente più attrezzata del Napoli per la vittoria finale, ma con una pressione psicologica – vedi anche la cocente eliminazione in Champions contro il Real – mai provata in maniera così intensa nelle ultime 6 stagioni.

Per il settimo anno consecutivo lo scudetto sarà nelle loro mani. Sarebbe bello ci fosse più alternanza.

Maurizio Sarri dopo Juventus-Napoli

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