Dentro la favola Leicester: la Grande Muraglia delle Midlands

Contieni, difendi, riparti e concludi. Mal che vada, si ricomincia da capo: questa è un po’ la filosofia che l’assetto tattico del Leicester ha adottato una volta capito che il miracolo s’aveva da fare. Non più sconclusionatezza, non più l’abbondanza del cuore rispetto al cervello: man mano che la stagione avanzava, Ranieri e compagnia hanno capito tutti insieme che per portare a casa un risultato micidiale sarebbe servito più di un cocktail di intraprendenza e spregiudicatezza, ma un’accurata revisione di tanti impianti intrinsechi alla formazione.
La gara d’andata contro l’Arsenal al King Power, finita 2-5, è stata l’unica in cui la formazione di Sir Claudio ha subito più di due gol: pian piano, i clean sheets sono diventati sempre più frequenti (quindici in totale, di cui cinque di fila tra il cinque marzo e il dieci aprile) permettendo all’undici appena laureatosi Campione d’Inghilterra di sfruttare al massimo anche quelle poche azioni create durante la partita – è un esempio fondamentale di questo la gara contro il Newcastle, decisa da un eurogol di Okazaki che è stato pure l’unico tiro in porta di tutta la partita delle Foxes.
Incredibile è l’affiatamento venutosi a creare tra i quattro membri di questa retroguardia, capaci di giocare con un’alchimia mai vista tra giocatori con così poco tempo condiviso insieme all’attivo. Tra i titolari, il più longevo è capitan Wes Morgan – al Leicester dal 2012. L’altro centrale, Huth, è arrivato soltanto nel gennaio scorso con la squadra ancora impelagata nel pantano della retrocessione. Simpson approdò in concomitanza della promozione in Premier nel 2014, ma non ebbe mai fortuna come titolare: per lui soltanto 14 presenze nell’anno della grande rimonta-salvezza, mentre Fuchs sappiamo bene essere stato acquistato quest’estate a parametro zero. Insomma: lo schieramento di Ranieri non è (quasi) mai cambiato dall’ottava giornata in poi – prima della debacle contro l’Arsenal in casa i terzini titolari erano De Laet (ora al Middlesbrough) e Schlupp (rimasto in qualità di ottimo rincalzo) – ed è anche grazie a questa solidità garantita da una roccaforte stabile come quella dei due centrali, coadiuvata dalla corsa e abnegazione dei due terzini, che si è arrivati al miracolo che tanto stiamo decantando in questi giorni. Insomma, le Midlands possono dormire sonni tranquilli grazie alla loro Grande Muraglia. Ma chi sono questi quattro grandi (e grossi) protagonisti?

#17 – DANNY SIMPSON
Ruolo: terzino destro, motorino instancabile.
Data di nascita: 4 gennaio 1987, Manchester.

Una storia strana, quella di Danny Simpson. Cresciuto con il sogno di vestire la maglia rossa della sua città – al pari del compagno Drinkwater – riesce ad accedere al vivaio dei Red Devils nel 2003. La sua incubazione calcistica dura tre anni, poi i vari prestiti nelle società satelliti (Anversa, dove nel 2006 trova anche Ritchie De Laet), al Sunderland, all’Ipswich e al Blackburn. Con la casacca dei Diavoli soltanto tre presenze, non è fra i prescelti di Sir Alex Ferguson che decide di lasciarlo andare benevolmente nel 2009 quando il Newcastle retrocesso in Championship decide di credere in lui: saranno 123 le presenze con la maglia dei Magpies in tre anni e mezzo. Appena arrivato conquista la promozione, poi qualche anno tra alti e bassi prima di finire al QPR e, soltanto successivamente, al Leicester. Ranieri lo fa padrone della fascia destra quando più nessuno avrebbe creduto in lui dopo un passato da eterna promessa incompresa costellato da macchie personali – alcune abbastanza grosse, come la denuncia per violenze domestiche rivoltagli dalla sua ex-compagna nel maggio 2015. Danny ha pagato scontando qualche centinaio di ore di servizi sociali, ma ha continuato a cercare la sua redenzione anche nel pallone: questo campionato vinto con corsa, sudore, grinta e sangue versato è la sua seconda chance, quella per essere un uomo migliore. Siamo certi che non la sprecherà.

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Un giovanissimo Simpson con la maglia dello United: ai tempi ancora non poteva immaginare di che favola sarebbe stato il protagonista.

 

#6 – ROBERT HUTH 
Ruolo: difensore centrale, all’occorrenza anche muro.
Data di nascita: 18 agosto 1984, Berlino.

Lo chiamano Berlin Wall, anche se dal nome lo considereresti forse un inglese come tanti. Invece così non è: Robert Huth nasce proprio nella capitale teutonica e, a soli sedici anni, comincia a mettersi in mostra nelle giovanili dell’Union Berlino. Passa poco tempo però prima che qualcuno si accorga di lui e decida di portarlo in Inghilterra, presso il prestigioso vivaio del Chelsea: quest’uomo è Claudio Ranieri, che intravede in Robert un granitico difensore da formare. E’ proprio il suo attuale allenatore a farlo esordire in Blues nel 2001 quando aveva ancora diciassette anni, ma le cose cambiano anche piuttosto lentamente e per cinque anni il roccioso centrale rimane ad ammuffire in panchinavincendo comunque due Premier con Mourinho al comando e guadagnandosi la chiamata della Nazionale Tedesca per i Mondiali del 2006. Lo acquista allora il Middlesbrough, ma la vera svolta arriva nel 2009 con la chiamata dello Stoke City: Huth e Shawcross formeranno per vario tempo una delle coppie più impenetrabili della Premier, e il tedesco fornirà prestazioni che lo riavvicineranno al giro della Nazionale. Nel mercato invernale del 2015 ecco il nuovo cambio di squadra: lo chiama il Leicester, che ha bisogno di un centrale imponente da affiancare a Wes Morgan per salvarsi. Huth risponde con piacere al nuovo incarico, poi ci pensa l’avvento di Claudio Ranieri a farlo restare – stavolta non più in prestito, ma a titolo definitivo. Forse è il saldo di una promessa fattagli tanto tempo fa, forse ai tempi del Chelsea: “io farò di te un campione”. Robert ci ha creduto, e ora la Premier l’ha vinta davvero… ma da protagonista.

Leicester City's German defender Robert Huth (R) celebrates scoring his team's third goal with Leicester City's Japanese striker Shinji Okazaki (L) and Leicester City's Algerian midfielder Riyad Mahrez during the English Premier League football match between Manchester City and Leicester City at the Etihad Stadium in Manchester, north west England, on February 6, 2016. / AFP / ADRIAN DENNIS / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 75 images, no video emulation. No use in betting, games or single club/league/player publications. / (Photo credit should read ADRIAN DENNIS/AFP/Getty Images)
Huth festeggia dopo la doppietta in casa del City: another brick in the wall…

 

#5 – WES MORGAN
Ruolo: difensore centrale, ma anche armadio a più ante.
Data di nascita: 21 gennaio 1984, Nottingham – è però naturalizzato giamaicano, per le origini dei nonni.

Un capitano ha la tempra del capitano, sempre e comunque. Wes Morgan ne è la dimostrazione: fisico roccioso, poca tecnica e tanto cuore, una voglia incredibile di spaccare il mondo. L’anima del Leicester in campo è forse stata più lui che tutti gli altri – forse anche più di Vardy: era Morgan a tirare su i compagni nei momenti più bui, a suonare la carica, il primo a provarci e l’ultimo a mollare. Dodici anni (compreso il vivaio e uno in prestito al Kidderminster) all’attivo nel Nottingham Forest per lui: c’era quando la Championship si chiamava ancora First Division, c’era quando lo storico club retrocedette in League One e c’era quando due anni dopo ritrovò la promozione. Solo nel 2012 cambiò casacca per accasarsi al Leicester, sempre in Championship: con il club delle Midlands ottenne la sua prima promozione in Premier dopo due anni, e con gli stessi colori addosso visse prima la grande paura e poi il meraviglioso trionfo. Il suo primo gol con la maglia delle Foxes? Indimenticabile, lo proponiamo qui sotto: fu quello al Southampton, decisivo per la vittoria di misura 1-0. Scherzava: << Mi prendevano in giro perché non avevo ancora segnato…>>. Poi ci ha preso gusto: all’Old Trafford ha firmato il gol della speranza, quello dell’1-1 finale contro il Manchester United, quello che ha garantito il punto in più per fermare la galoppata del Tottenham. Pensate: prima di lui – portieri esclusi – soltanto Terry aveva alzato un titolo di Campione d’Inghilterra da capitano giocando tutte le partite. Ne mancano due: il sogno dentro al sogno, insomma.

#28 – CHRISTIAN FUCHS 
Ruolo: terzino sinistro, più precisamente instancabile crossatore.
Data di nascita: 7 aprile 1986, Neunkircher.

Il destino sceglie di farti capitano della Nazionale Austriaca, il destino sceglie di porti davanti una grandissima chance facendoti vestire la maglia di un club ambizioso come lo Schalke 04 quando sei all’apice della tua maturazione… eppure sembra che debba finire così, con un nulla di fatto e tanto amaro in bocca. Christian Fuchs è stato per tanti anni – dal 2010, probabilmente, al 2013 – uno dei più promettenti terzini del panorama calcistico europeo: l’ottima stagione disputata con il Mainz, la continua presenza in nazionale e la chiamata del club bianco-blu di Gelsenkirchen parevano essere il trampolino di lancio per una carriera in qualche top club, ma così non è mai stato. Vuoi un po’ per la sfortuna, vuoi un po’ perché altri arrivarono prima, Fuchs si è arenato in una realtà arida di successi che lo ha trascinato lentamente nell’anonimato, fino a lasciarlo senza un contratto nell’estate del 2015. Un’opzione ghiotta per una squadra decisa a salvarsi con meno patemi dell’anno appena passato e alla ricerca di uomini esperti, con tanta voglia di fare bene: un triennale e una calda accoglienza sono state le carte decisive per far cambiare aria a Christian Fuchs, che è diventato il perno a sinistra di una squadra sempre più miracolosa. Preferito col tempo a Schlupp, l’austriaco si è messo in mostra man mano per il costante rifornimento di cross pericolosi verso il centro e un’attenta fase difensiva, spesso così meticolosa da confondersi con quella di un vero e proprio veterano d’altri tempi. Perché tutti rinascono quando l’atmosfera tira bene, anche quando di mezzo c’è il destino. Perché sai… quando proprio quello ha voluto che il tuo cognome, in tedesco, significasse “volpe” beh… c’è ben poco da fare! 

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Fuchs al suo arrivo in casa Leicester: la volpe nella tana delle volpi!

 

#TheOthers: RITCHIE DE LAET, JEFF SCHLUPP, MARCIN WASILEWSKI, DANIEL AMARTEY
Perché si sa, i gregari sono importanti: il belga, il polacco e i due ghanesi sono sempre stati pronti a intervenire qualora le condizioni lo richiedessero. Probabilmente non penseremo a loro quando ricorderemo la gloriosa ascesa del Leicester, ma è bene ricordare che non hanno mai battuto i piedi né rovinato un ambiente perfetto: De Laet è pure finito in prestito al Middlesbrough, con il quale sta inseguendo una promozione-thrilling che si deciderà all’ultima giornata, abbandonando un posto da titolare che sulle corsie laterali a inizio anno sembrava destinato a lui e a Schlupp… ma nessuno, nessuno ha mai protestato. Forse per questo bisogna applaudire un po’ più a lungo chi ha saputo rimanere nell’ombra lavorando tutti i giorni duramente per guadagnarsi la luce. I veri tifosi delle Foxes, non quelli dell’ultima ora, porteranno anche loro nei propri cuori come mattoni ben saldi di questa Grande Muraglia delle Midlands.

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