Ministri della tattica

Non sempre le partite che contano di più sono anche le più spettacolari: lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle guardando la sfida tra Napoli ed Inter, prima e seconda forza della Serie A che non sono riuscite ad andare oltre un apparente scialbo ed inutile 0-0. Fra chi si è divertito a sonnecchiare sul divano fra un’azione ed un altra e chi ha vissuto con grande intensità tutta la partita, c’è anche chi ha avuto tempo e modo di cogliere la bellezza di un capolavoro tattico messo in campo con maestria dal primo al 93esimo minuto dai due ministri della tattica Sarri e Luciano Spalletti.

D’altronde c’era da aspettarselo, no? I due conterranei sono invidiabili strateghi, forse poco convenzionali, ma sicuramente capaci di regalare anima e personalità a qualsiasi squadra gli capiti sotto le mani. È così che Napoli ed Inter si sono ricorse ed imbrigliate a vicenda, finendo poi per cedere soltanto dinanzi al perfetto equilibrio tattico che da niente, neanche dalle fiammate dei grandi talenti, poteva essere spezzato.

Lotta "tattica" tra Inter e Napoli | numerosette.eu
Battaglia!

Ministro dell’economia

 “Sarri sarebbe diventato Ministro dell’Economia se avesse continuato la carriera in banca”

Che ci crediate o no, il buon Luciano Spalletti potrebbe aver ragione: se dopo aver lasciato il suo sicuro posto in banca è riuscito a diventare il grande allenatore che è oggi pur partendo praticamente da zero, nulla ci impedisce di immaginare un Sarri a capo del Ministero dell’Economia in giacca e cravatta (sì, forse è questa la parte più dura da immaginare). Scherzi a parte, quella del suo conterraneo nerazzurro non è che una lode tessuta alla sua mai banale maniera: Spalletti è riuscito ad inquadrare con ironia tutta la forza e la bravura di un Sarri capace di regalare al Napoli una grande personalità, fino a farlo diventare una delle squadre più belle e divertenti da guardare di tutto il panorama europeo, come affermato anche da un certo Pep Guardiola in occasione dello scontro avvenuto in Champions League.

E, seppur non abbia trovato la vittoria, anche ieri l’indole degli azzurri è venuta fuori forte e chiara: i partenopei sono nettamente più abili e veloci nel palleggio, al punto da costringere Spalletti a sacrificare la qualità di uno come Borja Valero per dare un ulteriore aiuto alla difesa. In fase di non possesso palla l’originario 4-2-3-1 dell’Inter si tramuta in un più cauto 4-5-1, con gli esterni offensivi costretti ad arretrare lasciando nelle sole mani di Mauro Icardi il compito di spaventare la linea difensiva azzurra il più possibile: nonostante i tanti accorgimenti però il pressing azzurro è efficace, tanto da costringere più volte Handanovic al grande intervento per salvare la sua porta dalle incursioni di Insigne e Callejon, poco aiutati dal compagno di reparto Mertens che più di tutti sembra aver sofferto la disposizione difensiva di Spalletti ed il talento di Skriniar che nell’uno contro uno con il belga è riuscito a dare il meglio di sé.

A centrocampo però tutto sembra essere perfetto, più del solito: Hamsik serve i compagni, Allan ruba palloni, Jorginho sale in cattedra riuscendo a gestire il gioco con maestria ed anche il subentrato Zielinski -finalmente utilizzato in luogo di Hamsik, ruolo più congeniale alle sue caratteristiche- riesce a portare perfettamente a termine il suo compito, spaventando il portiere avversario negli ultimi minuti di gara con una sassata letale da fuori area.

Ministro della difesa

“Spalletti mi ha definito Ministro dell’Economia? Allora lui è il Ministro della Difesa”

Ma, se è vero che il Napoli è riuscito a giocare una partita così bella, perché alla fine non ha vinto? La domanda lecita non potrebbe avere risposta più semplice. Nonostante il grande gioco degli azzurri, la tattica messa in pratica da Spalletti è riuscita ad arginare efficacemente la corazzata azzurra che, sopratutto nella ripresa, ha sofferto e non poco il gioco di un’Inter solida e ben organizzata, capace di domare a meraviglia la squadra di Sarri. La chiave tattica, a mio avviso, è stata la perfetta occupazione degli spazi da parte dei nerazzurri: Icardi &co. si sono sacrificati tanto per ostruire tutte le linee di passaggio agli azzurri, costretti sempre più spesso ad allargarsi per trovare qualche buona occasione. È così che il Napoli, impossibilitato a sfoderare i suoi velenosi attacchi in velocità, ha dovuto ragionare più del dovuto per trovare spazi utili e superare la grande difesa dell’Inter che, oltre ad un’ottima organizzazione tattica, può vantare una grande qualità dei singoli. Soltanto qualche piccola sbavatura dei nerazzurri ha permesso ai partenopei di procurarsi qualche buona occasione, ma in tutto le chance trovate dei ragazzi di Sarri sono state nettamente di meno rispetto alla media delle scorse partite tutte caratterizzate dalla valanga offensiva tinta di azzurro.

Attenzione però: l’aver curato così minuziosamente la difesa non è sinonimo di piazzare il pullman davanti alla porta, come ironizzano alcuni tifosi ed addetti ai lavori. La bravura di Spalletti sta proprio nell’aver coniugato alla perfezione un’efficace fase difensiva con delle pericolose folate offensive, un’impostazione di gioco che fa di lui uno dei grandi allenatori del nostro campionato.

La tattica del terzo tempo

L’Inter è arrivata a Napoli senza paura, gli azzurri invece sono risusciti a gestire bene le forze dopo due partite di alto livello contro Roma e Manchester City: tutto sommato lo 0-0 -atipico per due squadre guidate da due attaccanti con un feeling particolare con il gol- è il risultato più giusto per quanto visto in campo, il giusto metro di giudizio che ci aiuta a dividere equamente i meriti di due squadre impeccabili sotto il punto di vista tattico. L’ago della bilancia non si è mosso dal centro, nonostante gli alti e bassi, nonostante le teorie e le tante parole sprecate –anche in questa sede– nel pre partita. Quello che conta è che la Serie A si è finalmente resa conto di avere a disposizione due veri e propri maestri in tema di tattica che, tra una battuta pungente e l’altra, hanno regalato una lezione di calcio in un fresco sabato sera di ottobre. I ministri si stringono la mano, si scambiano complimenti più che mai veritieri per poi rintanarsi nei propri fortini, già pronti a studiare nuove tattiche e nuovi schemi per continuare nel modo migliore questa bellissima partita  scacchi virtuale.

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