Sinisa può salvare il Bologna

Quando si pensa a Sinisa Mihajlovic sono due le cose che si affacciano subito alla mente. La prima è il record di reti su punizione in Serie A stabilito da calciatore, la seconda è sicuramente il suo caratteraccio. Mihajlovic è un uomo dal forte temperamento, collerico, sanguigno, uno che non le manda a dire e, meno che mai, porge l’altra guancia. Ma Sinisa è anche un uomo controverso. Spesso, nel corso della sua carriera, è stato al centro di situazioni spiacevoli, tanto per i suoi comportamenti in campo quanto per le opinioni esternate fuori dal campo. Memorabili, nel primo caso, le polemiche per un insulto razzista a Vieira e lo sputo con calcione rifilato a Mutu, episodi sicuramente poco edificanti. Altrettanto degne di nota, nell’altro caso, le parole spese sul regime di Milosevic e la sua amicizia, culminata in un necrologio, con la tigre Arkan Zeljko Raznatovic, capo ultras della Stella Rossa e stragista accusato dall’ONU di crimini contro l’umanità. Posizioni queste, difese da Sinisa ben oltre le logiche del politically correct.

Sputo di Mihajlovic a Mutu | Numerosette Magazine
Lo sputo di Mihajlovic a Mutu durante un Lazio-Chelsea di Champions League

Se penso poi al Mihajlovic allenatore, mi viene spontaneo immaginarlo nei panni degli ufficiali dell’Armata Rossa che si vedono nel film Il nemico alle porte. Negli attimi più drammatici della battaglia di Stalingrado, gli ufficiali sovietici aprono il fuoco sui loro stessi soldati che indietreggiano terrorizzati di fronte ai tedeschi. A mio modo di vedere, Sinisa incarna perfettamente il diktat del “non un passo indietro”. L’identikit di Mihajlovic è dunque quanto di più lontano ci sia dalla figura dell’eroe positivo, dall’uomo della provvidenza in grado di risolvere tutto compiendo miracoli. Il suo ritratto ci offre piuttosto l’immagine dell’antieroe, se non proprio del cattivo. Eppure, la missione che gli è stata affidata ha del miracoloso: salvare un Bologna derelitto e apparso, a metà stagione, inevitabilmente destinato alla retrocessione.

Rivincita

L’impresa ha per Mihajlovic innanzitutto il sapore della rivincita. Rivincita per le sue ultime esperienze da allenatore concluse in modo poco esaltante, e vale la pena ricordare la situazione farsesca in cui Sinisa si è trovato in estate. Chiamato ad allenare lo Sporting Lisbona, è stato infatti esonerato dopo appena nove giorni dal nuovo proprietario del club. Ma per Mihajlovic si tratta di una rivincita anche nei panni di allenatore del Bologna. La panchina dei felsinei è stata infatti, nella stagione 2008/2009, la prima su cui il serbo si è seduto dopo l’esperienza da vice di Mancini all’Inter. Quell’avventura al Bologna si concluse, in modo amaro e anticipato, con un esonero.

Mihajlovic sulla panchina del Bologna | Numerosette Magazine
Mihajlovic ai tempi della prima esperienza al Bologna

Rianimatore

Dall’altra parte, c’è un Bologna disperatamente bisognoso di una svolta. La stagione dei felsinei era iniziata con l’entusiasmo dell’ambiente per l’arrivo in panchina di Inzaghi, tecnico che tanto bene aveva fatto p3arlare di sé per la sua esperienza al Venezia in serie cadetta. Mai i tifosi del Bologna, abituati alle salvezze centrate con largo anticipo della gestione Donadoni, non avrebbero immaginato di trovarsi invischiati fino al collo nella lotta salvezza. Oltre alla classifica, l’aspetto più preoccupante della prima metà di stagione è stato l’atteggiamento complessivo della squadra. Il Bologna è apparso svogliato, senz’anima, privo di qualità e incapace di far male agli avversari.

Una delle poche vittorie del Bologna pre-Mihajlovic | Numerosette Magazine
Il gol di Santander contro la Roma, uno dei pochissimi acuti della gestione Inzaghi

Capiamo dunque meglio perché proprio Mihajlovic può essere il profilo giusto per tentare di raggiungere la salvezza. A questa squadra non serviva un uomo in grado di compiere miracoli, serviva proprio un sergente di ferro, un uomo in grado di fungere da rianimatore di una squadra che, dopo lo 0-4 patito in casa dal Frosinone, mostrava un elettrocardiogramma totalmente piatto.

Intelligenti pauca

Dovremo avere fiducia e coraggio, spetta a me dare questo alla squadra e sono convinto di potercela fare.

Mihajlovic non è uno che ama perdersi in chiacchiere. Da giocatore gli bastava un solo movimento del suo sinistro per condizionare gli eventi di una partita. Da allenatore è simile: gli basta individuare due, tre concetti chiave intorno ai quali far ruotare il lavoro della squadra. Risulta evidente che il problema risanabile dalla cura Mihajlovic fosse strettamente mentale, e su questo Mihajlovic ha impostato il suo lavoro. I concetti chiave sono perciò due: fiducia nei propri mezzi e coraggio nell’utilizzarli. Oltre ovviamente all’aggressività e alla voglia di lottare su ogni pallone. Senza questi aspetti, per Mihajlovic è inutile addentrarsi in discussioni sul modulo e sulla tattica. Il gioco è una conseguenza dell’atteggiamento: non si può giocare la palla se si ha paura di giocarla. Emblematiche in questo senso le sue parole prima della partita contro la Juventus:

Non temo questa gara, mi fa paura solo mia moglie.

L’operazione di Mihajlovic è perciò chiara: imprimere il suo carattere nel gioco della squadra.

Mihajlovic Bologna | Numerosette Magazine

Carattere e punti fermi

L’avventura di Mihajlovic al Bologna, nonostante tutto, iniziata anche all’insegna di una novità tattica. Nonostante la squadra fosse stata costruita per giocare con la difesa a tre, Mihajlovic l’ha abbandonata per lavorare sul 4-3-3 e sul 4-2-3-1. In campo i punti fermi che Sinisa ha individuato sono essenzialmente tre. Il primo è Federico Santander, che meglio di tutti incarna lo spirito del suo allenatore. Soprannominato El Ropero, “l’Armadio”, ben rappresenta la voglia di fare a sportellate, di lottare su ogni palla e di non mollare. Il secondo è Roberto Soriano, giocatore che garantisce qualità e che con la sua duttilità fornisce a Mihajlovic una molteplicità di soluzioni. Il terzo punto fermo è ancora in via di sviluppo e passa dal recupero di Mattia Destro. Fin dal primo giorno Mihajlovic ha sottolineato come per lui Destro sia un attaccante dal grandissimo potenziale, assolutamente fondamentale per la sua squadra.

La prima vittoria di Mihajlovic | Numerosette Magazine
Santander esulta dopo il gol da 3 punti contro l’Inter, primo sintomo della rinascita del Bologna

Ma, come detto, il lavoro di Mihajlovic passa innanzitutto dall’aspetto caratteriale e da questo punto di vista il Bologna è apparso fin da subito trasformato. Ne è un ottimo esempio l’esordio di Mihajlovic in panchina, a San Siro contro l’Inter. Un grandissimo primo tempo del Bologna, giocato tutto all’attacco e all’insegna dell’aggressività e culminato nel gol di Santander su palla inattiva (altro aspetto nodale individuato da Mihajlovic), è bastato a piegare i nerazzurri e a portar via i 3 punti. Non sono state da meno le partite contro Roma e Juventus, che il Bologna ha perso, raccogliendo però molto meno di quanto meritasse. La battuta d’arresto contro l’Udinese sembrava aver fatto ripiombare nell’abisso i rossoblu, ma la fondamentale vittoria contro il Cagliari nell’ultimo turno di campionato ha riaperto definitivamente i giochi per la salvezza.

Già, perché Empoli e SPAL sono lì al varco, sentono il costante fiato sul collo dei felsinei; non sarà facile, Mihajlovic non è un’eroe e mai lo sarà. Però, è grazie alla sua cura rivitalizzante se il Bologna può iniziare un campionato nuovo, un mini campionato di undici partite da giocare, finalmente, ad armi pari con le altre. Del resto, Mihajlovic non ha mai fatto mistero di essere fermamente convinto che il Bologna alla fine riuscirà a salvarsi.

Se lo dice un’antieroe, c’è da fidarsi. Forse.

 

 

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