Miguel Veloso, le briciole di pane ritrovate

Certi amori fanno giri immensi e poi tutto ad un tratto, quando nessuno se lo aspetta, ritornano. Arrivano come un fulmine a ciel sereno che abbaglia le persone attonite ad osservarlo.

È successo così anche a Miguel Veloso, che ha riscoperto la sua passione per il Genoa dopo pochi anni, forse grazie anche alla moglie Paola, figlia del patron Preziosi, che avrà sicuramente giocato un ruolo fondamentale nella decisione del giocatore di ritornare nel capoluogo ligure. È infatti di pochissime ore fa la notizia di un suo imminente tesseramento, già nell’aria dal momento che il portoghese si allenava in Austria con la squadra da qualche settimana.

"Ahhh, adesso si che sto bene"
Ahhh, adesso si che sto bene.

Ma, andiamo con calma, quella stessa che nella prima esperienza nella Superba, Miguel, fece intravedere in mezzo al campo accompagnata da passaggi squisiti verso gli attaccanti. L’amore tra Veloso ed il rossoblù ha inizio nel 2010, quando l’allora “uomo mercato” del club più antico d’Italia, ovvero Stefano Capozzucca, decide di prendere il primo aereo disponibile per Lisbona, e andare a bussare alla porta dello Sporting, con una sola richiesta molto, molto semplice: Miguel Veloso.

E da quel momento, parecchi genovesi rossoblù, si sono calcisticamente – e non solo – innamorati.

Quel giocatore, capelli biondi e piedi fatati, sbarcato al “Cristoforo Colombo” con la sciarpa del Genoa al collo non era infatti più una semplice fantasia, una delle tante fantasticherie di mercato a cui ogni rossoblù è abituato ormai da anni. Sembrava di vivere un sogno, era da anni che un centrocampista di così grande spessore e qualità non indossava la maglia del Grifone.

Le prime impressioni sono fantastiche, così come i primi assist che Miguel sforna al Signorini: tutto sembra rose e fiori, fino però alle prime apparizioni ufficiali, dove il numero 42 non riesce a far emergere la classe che lo aveva fatto notare a mezza Europa anni prima, classe che lo aveva contraddistinto in terra portoghese. Proprio così, perché i primi due anni in maglia genoana sono tutt’altro che esaltanti: qurantanove le presenze e solo due le reti segnate.

Sotto gli occhi vigili e attenti di Gian Piero Gasperini prima e Davide Ballardini poi, non è riuscito a far sbocciare tutto il suo talento come nella precedente esperienza allo Sporting, con cui si era anche conquistato la nazionale. A voler essere sinceri, alcune volte l’accenno di classe non è passato inosservato, anche a chi – fin dall’inizio – era piuttosto scettico sul figlio d’arte.

Il talentuoso centrocampista classe 1986 se ne va prematuramente lasciando a molti l’amaro in bocca oltre che una fidanzata illustre come la figlia del presidente. Dopo appena due anni la decisione di ripartire da zero sembrava la più semplice da prendere e la Dinamo Kiev la strada più facile da percorrere.

In Ucraina trova Andriy Shevchenko, storico numero 7 del Milan che ha incantato gli amanti del calcio nei primi anni del nuovo secolo; laggiù passa quattro lunghi anni, in cui riesce a partecipare alla Champions League, competizione in cui segna anche il primo gol con la nuova casacca, non in una partita qualunque e contro una squadra qualsiasi: il Paris Saint-Germain di Zlatan Ibrahimovic, per di più al Parco dei Principi. Purtroppo anche in questa città ricca e moderna non riesce a tornare ai livelli portoghesi, che lo avevano portato ad instaurare un legame ottimo e di fiducia con un certo CR7, non proprio l’ultimo arrivato.

Adesso è arrivata l’ora di tornare alle proprie origini, è il momento di indossare di nuovo la maglia dei pionieri del calcio: la moglie è d’accordo, il suocero pure. Se poi – come in questo caso – è il presidente, ancora meglio.

Il giocatore ha ritrovato quelle briciole di pane che aveva lasciato sulla strada di casa, con la speranza di poter tornare un giorno: quel giorno è – finalmente – arrivato.

La piazza lo aspetta, i compagni anche, tutti sanno bene che il talento c’è, si spera anche la voglia, perché da lui ci si aspetta molto in virtù della fama internazionale e del passato illustre, anche se non proprio a tinte rossoblù.

Si parla di passato, adesso è arrivata l’ora di pensare al presente, un presente che si chiama – almeno nel cuore del centrocampo – Miguel Luis Pinto Veloso.

Ancora una volta, sperando sia migliore.

 

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