Corri Michail Antonio, corri!

Da Morden all’Olympic Stadium il passo è più corto di quanto si possa immaginare. Se poi viene fatto correndo, il tempo si dimezza, e la durata risulta ancora più corta. E’ sempre stata questa la vita di Michail Gregory Antonio, classe ’90 nato e tornato a Londra, prima nel sud della città metropolitana ed ora nell’ovest, nel cosiddetto West, in quel presente che ora si chiama West Ham.

Già da tempi immemori si era capito che Michail Antonio aveva tutte le carte per sfondare. La sua storia ricorda un po’ quella del prode Jamie Vardy, salito sul tetto d’Inghilterra dopo essere passato per i bassifondi del sistema calcistico inglese. Non fu l’Halifax Town, come per la punta del Leicester, a formarlo, bensì lo sconosciutissimo Tooting & Mitcham United, squadra di Ishtmian League (che per intenderci, gioca nel settimo livello della “piramide” calcistica inglese, equivalente alla “Promozione” italiana). Da lì, prima il trasferimento al Reading, poi i prestiti a team storici come Southampton e Sheffield Wednesday e la definitiva consacrazione con il Nottingham Forest. Proprio nei Reds, alla prima stagione mette a segno 14 gol e 14 assist, score incredibile per un giocatore costato appena 1 milione e mezzo e, di sicuro, arrivato come uno “in più”, uno da utilizzare quando i titolari si infortunano, quando cioè i più esperti David Vaughan e Gary Gardner avevano bisogno di riposarsi a causa della fitta ragnatela di partite propria del campionato di Championship. Ebbene, Michail Antonio riuscì a stregare Stuart Pearce e ad inserirsi a meraviglia nei tempi di gioco e negli schemi della gloriosa squadra che fu di Brian Clough (proprio in questi giorni ricorre il dodicesimo anniversario della sua morte): grazie al “regolarmente perfetto” tempismo negli inserimenti, alla velocità, all’eccessiva prontezza di riflessi nei colpi di testa venne eletto miglior giocatore dell’anno del Forest, e successivamente gli procurarono un biglietto di sola andata (per ora) al West Ham, gli Hammers, sotto la guida di Slaven Bilic, hammer nel cuore, di vecchio stampo, fissato con la tattica, con la musica pre-partita e con la visione di DVD utili, in vista dei match importanti, a carpire ogni minima debolezza dagli avversari. E chissà che proprio in uno di questi non abbia potuto visionare, per la prima volta, Michail Antonio.

Se proprio vogliamo parlarne, molti inglesi si sono lamentati della mancata convocazione dell’ala amaranto agli Europei, in quella che per l’ennesima volta si è rivelata un’esperienza da dimenticare per la nazionale dei Three Lions (e guarda caso, la prima chiamata è arrivata con il passaggio del testimone in panchina, da Roy Hodgson a “BigSam Allardyce, che conosce molto bene l’ambiente – che fu – di Upton Park). Una stagione, comunque, meravigliosa, quella che si è conclusa da poco per l’esterno di origine giamaicana, culminata con gli 8 gol totali, dietro soltanto a Dimitri Payet e al redivivo Andy Carroll; per di più, dopo appena 5 partite nella nuova stagione, sono già 5 le reti segnate. Si vede, insomma, che tutte le credenziali messe in mostra nella comunque “corta” carriera sono servite, con il tempo, a farlo sfondare nel calcio che conta: straordinaria rimane la proficuità con cui va, più o meno regolarmente, a segno, o fa andare a segno i compagni di squadra. La differenza, che risalta più agli occhi, è la costanza del suo prodotto: sono tanti i giocatori propri di quel ruolo che alternano annate prolifiche ad annate storte, una caratteristica che, nel 25enne del West Ham, non è ancora stata riscontrata. Per questo, Slaven Bilic e i numerosissimi tifosi vedono in lui qualcuno che potrà far fare il salto di qualità agli Hammers: pur non essendo arrivato in pompa magna, ci ha messo poco ad entrare nel cuore dei supporters che dal Boleyn Ground si sono trasferiti all’Olympic Stadium.

Proprio il nuovo stadio ha bisogno di un nuovo re, di un nuovo top scorer, di un nuovo beniamino che i ragazzi possano vedere nei poster ed attaccare in cameretta insieme a Di Canio e Bobby Moore. Michail Antonio sa che dovrà correre senza mai fermarsi, dovrà bruciare l’erba del campo, dovrà galoppare sulla fascia proprio come come faceva Forrest Gump nel film di Zemeckis, con la differenza che Tom Hanks corse per tre anni consecutivi e Michail Antonio ne ha almeno altri dieci davanti. E’ ancora troppo presto per fermarsi.

Corri Michail Antonio, corri!

 

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