Memorie: il derby della Lanterna

Genova è blucerchiata. Al Ferraris la Sampdoria si aggiudica il terzo derby consecutivo contro un Genoa “tenero”: Ramirez torna a segnare dopo cinque anni, Quagliarella punisce e può esultare (questo è il vero miracolo).

Si, anche noi abbiamo seguito la partita dell’anno in quel di Genova. E, si, ci siamo divertiti.

Ah, se avete Lapadula al fantacalcio, preparatevi psicologicamente.

Perchè è stato interessante vederlo?

– Perchè la Samp, reduce da 3 vittorie nelle precedenti quattro sfide, doveva confermarsi ad alto livello, per tenere sempre nel mirino il quarto posto. Che per ora è un sogno, ma mai dire mai, visto che i blucerchiati hanno perso solo due partite e ne hanno vinte quattro delle ultime cinque.
– Per capire se Juric, già esonerato una volta l’anno scorso da Preziosi, potesse mantenere la panchina del Genoa. Possibilità già svanita dato che, anche se il Genoa non ha fatto una prestazione orribile, il tecnico croato è stato allontanato. La posizione in classifica del Grifone in effetti non è idilliaca (18° posto con soli sei punti in dodici partite) e seppure le prestazioni avessero lasciato qualche spiraglio aperto, Preziosi ha pensato di cambiare.
– Perchè il derby della Lanterna è una delle sfide più suggestive del nostro Campionato, anche se le due squadre liguri non sono proprio nell’elitè della Serie A. Il bello del calcio italiano, come del resto di tutta l’Italia, è che trovi prodotti interessanti e bellissimi anche in luoghi meno centrali rispetto a Roma o a Milano.
La splendida coreografia che i tifosi del Genoa avevano preparato per la sfida di sabato sera.

Momenti da ricordare nel futuro

Genoa

– Armando Izzo è tornato da inizio ottobre a disposizione della squadra, dopo la squalifica per calcioscommesse per fatti risalenti ai tempi di Avellino. La sua presenza nella retroguardia rossoblù però è e sarà fondamentale per la salvezza del Genoa. Anche ieri sera è parso il più concentrato, attento negli anticipi e aggressivo al punto giusto tra i tre centrali.

Sampdoria

– Il primo gol in Serie A con la maglia blucerchiata di Gastòn Ramirez. L’uruguaiano non gonfiava una rete in Italia dal 2012, e pur avendo disputato undici partite, di cui otto da titolare, non aveva trovato ancora segnato. Ramirez sta disputando un ottimo campionato, grazie alla sua capacità di inserimento e le sue doti tecniche. Inoltre, dopo essersi sbloccato non potrà che contribuire ulteriormente alla pericolosità offensiva doriana.

Punti di forza

Genoa

– Pur in una partita difficile, il Grifone aveva dimostrato qualcosa di positivo. In fase di non possesso la squadra di Juric si chiudeva, e non permetteva alla Sampdoria di verticalizzare. Quando il Genoa è riuscito ad essere aggressivo con i giusti tempi, ha intercettato i tentativi di passaggi spezza-linee della Samp, ripartendo poi grazie alla rapidità e alle capacita di dribbling (2.4 a partita) di Taarabt, che ha creato situazioni pericolose. Ballardini (che è ufficialmente il nuovo tecnico del Genoa) potrà ripartire anche da questo.

Sampdoria

– La capacità più sorprendente della Sampdoria è stata quella di poter costruire il proprio gioco in diversi modi. Giampaolo infatti ha pensato sia al lancio lungo per Zapata, che pur avendo vinto solo il 27% dei duelli aerei ha confezionato l’assist per il gol di Ramirez, sia a una prima fase di possesso palla a terra. Possesso e pressing alto per mettere in crisi il Genoa, creando grande densità e riconquistando il possesso a pochi metri dalla porta di Perin. Così facendo i rissoblù avevano pochi spazi da sfruttare, senza linee di passaggio sicure da sfruttare. Una varietà di alternative che dà modo ai blucerchiati di rendersi sempre pericolosi.

Dove possono migliorare

Genoa

– Nella tranquillità, nella sicurezza dei propri mezzi e nella confidenza che, con una classifica così deprimente, sono venute meno. L’arrivo di un nuovo allenatore in questo senso potrebbe aiutare. A tal proposito offriamo il paragone di uno dei nostri caporedattori, che sfida la sua fede genoana in maniera imparziale nonostante il suo desiderio di cavarsi gli occhi dopo la copertura di Zukanovic su Ramirez.
Juric si è dimostrato inadatto al burrascoso contesto rossoblù, che metterebbe in difficoltà qualsiasi allenatore: già, perché il costante smantellamento della rosa – soprattutto nella sessione invernale – risulta deleterio ai fini della costruzione di un progetto solido. Ma i problemi andrebbero risolti alla base.
Deleteria, invece, la smisurata convinzione e predilezione di Juric per un 3-4-3 poco calzante per le caratteristiche della squadra: Taarabt si esalta maggiormente tra le linee (3-5-2 o 4-3-1-2, per esempio), Rigoni calza a pennello come centrocampista d’inserimento in un 3-5-2, o comunque in una mediana a 3, sfruttando la sua abilità di riempire gli spazi vuoti.
Parliamoci chiaro: il 3-4-3 è un modulo ideale per esaltare la qualità degli esterni. Tantissimi giocatori sono rinati grazie a questo sistema tattico adottato nell’era di Gasperini: i vari Perotti, Iago Falque, Suso, Palladino, Sculli (si, Sculli).
Chiudo con quello che considero un grande limite del croato nell’esperienza al Genoa, ovvero l’interpretazione delle partite: scelte spesso errate e azzardate, la lettura è una grande pecca.
Andrà rivalutato in un altro contesto, sicuramente più agevole: Juric è passato, Ballardini il presente. E chissà cosa preserverà il futuro per il Genoa.
– Nel cinismo. Anche sabato sera sui dieci tiri scagliati verso la porta avversaria, solo due hanno mirato la porta, e ben otto sono finiti sul fondo. L’occasione di Lapadula è stata la più clamorosa: se l’ex-attaccante del Milan avesse segnato a pochi passi dalla linea di gesso di Viviano, forse la partita sarebbe andata diversamente. Il Genoa ha segnato dieci gol in campionato, peggio solo di Benevento, Sassuolo, Verona e Spal, pur tirando più di sei volte a partita dall’interno dell’area avversaria.
Lapadula qui poteva fare di meglio.

Sampdoria

– La squadra di Giampaolo potrebbe sfruttare più spesso le abilità tecniche sopra alla media dei suoi centrocampisti. Quando la Samp ha provato a muovere la palla a pochi tocchi e con scambi rapidi, ha fatto venire il mal di testa alle linee di centrocampo e di difesa rossoblù. Non tanto per una questione di efficienza: è giusto che si sfruttino le abilità aeree di Zapata, un fattore determinante. Più per una motivazione estetica: quando Torreira, Praet, Linetty e Ramirez hanno ingaggiato una serie di passaggi di prima, è stata una goduria per gli occhi.
Giampaolo ha dato sempre l’impressione di tenere in pugno la situazione, anche quando il Genoa si riversava con impegno e confusione nell’area doriana: li ha lasciati sbollire, per poi colpirli. Ma soprattutto limitava le varianti offensive dei rossoblù. Potevano solo sfruttare i cross sulle corsie esterne o provare la conclusione da fuori, come Veloso alla fine.
D’altronde si sa, Giampaolo è un perfezionista. Oltre che un estimatore della scuola sarriana.
E da buon perfezionista, poi, non ha apprezzato appieno la gestione della palla: forse è la gara più difficile per riuscire nell’intento. Una gara nervosa, combattuta, fisica, che conta vincere più che giocare.
Il Genoa ripartirà da Ballardini: una scelta probabilmente votata al pragmatismo, abbandonando il progetto tattico di Juric. La Sampdoria guarda avanti, e viaggia a vele spiegate verso un futuro roseo, almeno finché non ci sarà una finestra di mercato in cui uno dei suoi talenti possa essere reclamato da qualche squadra più importante. Per ora però, Giampaolo si gode il momento.
E chi vive a Genova lo sa: se vinci il derby, godi parecchio.

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