Meglio Cholo che mal accompagnato

“La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi.”

Parole di Albert Einstein, uomo che ha dato alla fisica un contributo superiore rispetto a quello di ogni altra legge pensante. Una crisi è la tempesta dopo la quiete, è il temporale dopo l’arcobaleno. Una crisi è quanto di più inevitabile si possa trovare nell’imprevedibilità che alimenta le nostre giornate. Serve anche a rafforzare un rapporto, a cambiarlo, o forse farlo finire quando vi è un comune desiderio di novità, ma la reciproca paura di dirsi addio. Ogni rapporto, anche il più coriaceo ne affronta una.

Anche quello tra Simeone e l’Atletico Madrid.

Un rapporto che è iniziato, cosa che forse non tutti sanno, nel lontano 1994, quando da 24enne centrocampista tutto cuore e muscoli, il cholo, diventa un colchonero dopo aver vestito in precedenza la casacca del Siviglia. A  Madrid Simeone riceve la sua definitiva consacrazione a livello europeo, vincendo da protagonista Liga e Coppa di Spagna nel 1996. Vi fa tappa ancora nel 2003, per 1 anno e mezzo, prima di fare ritorno in patria, al Racing Avellaneda, dove conclude la carriera.

Come se, prima di appendere gli scarpini al chiodo, dovesse ancora una volta calcare il manto del Vicente Calderon.

Anche se poi quello stadio non ha mai saputo abbandonarlo davvero, e il 23 dicembre 2011 vi ha fatto ritorno. Nuovo abito, ma stesso monaco. Via maglia e pantaloncini, un più elegante completo con camicia e giacca si addice meglio al nuovo ruolo di generale delle truppe in panchina. La grinta però, è sempre quella di un tempo, la voglia di vincere è sempre la compagna più fidata. Questo dice il ‘cholismo’, che non avrà entusiasmato chi è amante della tecnica e del bel gioco, ma che ha fatto tanto bene all’Atletico.

Con Simeone in panchina infatti l’Atletico è uscito da quella sindrome da metà classifica che stava per travolgerlo sotto la guida di Quique Flores, capace di ottenere solo un 9° e un 5° posto. Il Cholo è subentrato in corsa, bissando al primo anno il risultato del predecessore, in più vincendo subito l’Europa League. È l’inizio di Colchonerocrazia in patria e nel continente.

La squadra meno nobile di Madrid è tornata a fare la voce grossa in Spagna, stazionando per 4 anni consecutivi tra le prime 3, con fiore all’occhiello quel  titolo nazionale conquistato nel 2013-14 e che mancava da 37 anni. Ed è tornata a farsi valere anche in Europa, arrivando per 2 volte nel giro di 3 anni (nel 2013-14 e nel 2015-16) all’atto conclusivo del trofeo continentale più ambito, quella Champions League puntualmente alzata davanti ai loro occhi dai cugini del Real, in entrambe le occasioni avversari vincenti. Ed è vero che le sconfitte non fanno altro che renderti più forte, ma le due debacle hanno aperto tante crepe, invisibili ma implacabili, nel rapporto all’apparenza indissolubile tra il condottiero di ferro Simeone e il mondo Atletico.

Un mondo che, dentro e fuori dal campo, è in continua evoluzione. Dentro perché nei 5 anni di ‘Cholo’ sono cambiati gli interpreti, a parte qualche fedelissimo (come Gabi, Griezmann e Juanfran) cui il condottiero di Buenos Aires non ha saputo rinunciare, ma i risultati sono arrivati inesorabilmente, come una formula matematica, come una forza fisica. Sono cambiate, anzi cambieranno a breve, anche molte cose fuori dal terreno di gioco. Anzi, cambierà proprio quest’ultimo: il Vicente Calderon palcoscenico degli spettacoli casalinghi dei Rojiblancos dal 1966, verrà abbandonato per il moderno Wanda Metropolitano. Occasione buona per cambiare anche lo stemma. Aria di grandi cambiamenti, insomma.

Travolgerà anche l’allenatore?

Già, perché eravamo partiti parlando di crisi. Quella che sembra esserci tra Simeone e l’Atletico, quella che di sicuro c’è in termini di risultati. In questo inizio di stagione l’Atletico non è partito nei migliore dei modi, per poi tornare a farsi sentire, come in occasione del 7-1 rifilato al Granada. Ma non è mai arrivata una continuità di risultati, sempre altalenanti e mai favorevoli negli scontri diretti: sconfitti in Andalusia dal Siviglia per 1-0, i Colchoneros sono crollati in casa nel derby di Madrid sotto 3 colpi di CR7; 3-0 che è lo stesso risultato con cui gli uomini di Simeone sono crollati contro il Villareal, scivolando al 6° posto in classifica.

Quello che più preoccupa, è la mancanza di empatia che sembra manifestarsi tra l’ex tecnico del Catania e l’ambiente, come se entrambe le parti fossero ormai consapevoli che il rapporto debba finire, ma non hanno il coraggio di dirsi addio.

Le voci sull’Inter di “Simeone and son” sono squillate forti alle orecchie della Madrid dei materassai, realtà che ha trovato nel Cholo la figura perfetta che li rappresentasse. E purtroppo per il tecnico argentino, non sarà una vittoria striminzita contro il Las Palmas a sistemare le cose.

Ma il cambiamento non deve far paura. È l’unico modo per superare una crisi.

E a volte, magari, il primo per giurarsi amore eterno.

 

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