Medel exul

No, nessuno ha ucciso i propri figli per poi fuggire a Corinto. E no, la tragedia in questione non l’ha scritta Ennio.

Per chi ha studiato il latino il titolo può esser suonato familiare, visto il gioco di parole per richiamare la Medea exul: non che ci aspettassimo che il nostro pubblico fosse composto da secchioni, ma abbiamo provato a rendere l’idea con la “lingua morta”: a che serve, sennò?

Non vogliamo ricordarvi i tempi dei banchi di scuola, dunque andremo subito al sodo: Medel si è infortunato al menisco e l’esilio dal prato di San Siro durerà almeno fino a febbraio.

E come farà l’Inter senza il suo Pitbull preferito?

Premessa: è ormai la terza stagione che Medel risulta imprescindibile per qualsiasi allenatore (da Mazzarri a Mancini, passando per De Boer), e lo sarebbe stato pure per Pioli, che aveva avuto una sola settimana per conoscerlo – quanto è bastato per schierarlo da difensore centrale nel derby.

Il cileno nasce mediano e il suo soprannome non è casuale: è come se venisse sguinzagliato un segugio famelico, con l’unico obiettivo di mordere le caviglie degli avversari e strappargli via il pallone. Il cuoio, fortunatamente, lo ammansisce come fosse un croccantino, così che Medel ha pian piano imparato a gestire la sfera e a riportarla al padrone.

Questa caratteristica lo rende perfetto sia per dominare il centrocampo nerazzurro, sia in eventualità ad affiancare Miranda al centro della retroguardia, componendo una coppia tecnica e allo stesso tempo complementare (il brasiliano a lottare sui lanci lunghi, Medel staccato dietro a conquistare le “seconde palle”).

Il verbo che più gli si addice è “lottare”, ma nel vero senso della parola: su YouTube non si trovano Skills and goals, al massimo le 5 migliori lotte che ha scaturito (e vinto). È riuscito a provocare pure uno come Xavi, immaginate voi di cosa può essere capace.

La sua assenza si è sentita come non mai nei due terzi del match contro il Milan e in tutta la partita contro la Fiorentina.

Nel derby Medel aveva iniziato benissimo la gara, di fianco a Miranda appunto, annichilendo ogni tentativo di Bacca di essere pericoloso: un solo tiro per lui con il cileno in campo. Il Pitbull aveva da subito preso le misure al colombiano, instaurando un regolamento di conti alla sudamericana senza possibilità di replica per il povero Bacca, continuamente anticipato (anche nella trequarti avversaria) e tagliato fuori dalla manovra rossonera.

Il crack del ginocchio ha fatto poi il resto. Murillo, in discutibile stato di forma, ha iniziato a subire i movimenti del suo connazionale, sbagliando in occasione del raddoppio di Suso: Medel non sarebbe uscito di petto sul lancio verso Bacca, l’avrebbe letto prima o magari avrebbe temporeggiato e affrontato l’avversario nell’uno contro uno.

Contro la viola, invece, l’Inter ha sofferto in entrambe le posizioni che Medel avrebbe potuto ricoprire.

In mediana si è visto un Kondogbia ancora disordinato, che Pioli ha fatto uscire dopo 45′; nel secondo tempo il centrocampo tutto tecnica, zero filtro e proiezione offensiva Mario-Brozovic-Banega ha fatto acqua, esaltando l’abilità tra le linee di Ilicic e mettendo in imbarazzo continuo la linea difensiva.

Proprio lì, dov’era e doveva essere Medel, Pioli ha dato fiducia a the revenant Ranocchia, lasciando Murillo in panchina. Il duello con Kalinic non è andato a buon fine, vedasi la rete a difesa schierata e la miriade di falli commessi ai danni del croato: in altre circostanze forse il giallo sarebbe arrivato, condizionando l’operato del difensore. Ranocchia ha così mostrato mancanza di temperamento e difficoltà nell’anticipo, caratteristiche che invece fanno di Gary Medel un calciatore intelligente e decisivo.

 La slideshow della discordia

Il segnale dell’importanza di Medel lo ha dato anche la società, che nonostante l’infortunio vuole quanto prima discutere del rinnovo del contratto. 

Arrivato come “il classico centrocampista di rottura”, “tutto foga e niente piedi”, Medel ha dimostrato di essere un giocatore di livello elevato, eclettico e sorprendentemente tecnico. Si è guadagnato la fiducia incondizionata di tutti gli allenatori che ha incontrato, e adesso che è in esilio forzato la città lo acclama a gran voce perché torni al più presto tra le mura amiche.

In tempi così duri per l’Inter, costretta a difendersi dagli attacchi avversari e dalle critiche dell’opinione pubblica, un Pitbull a fare da guardia ai torrioni di San Siro farebbe davvero comodo.

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