Mario Suárez: Disordini

Ogni sport contiene implicitamente il concetto di divertimento, in cui convivono libertà d’espressione e limiti nel seguire determinate regole; componenti tanto diverse quanto fondamentali, nessuna delle due potrebbe esistere senza l’altra. Il gioco del calcio, in quanto sport, non fa eccezione: ogni giocatore è libero di muoversi, tentare il tackle, il dribbling, il passaggio filtrante, la conclusione. Come insegnano fin dai pulcini nelle scuole calcio, la componente imprescindibile di un caciatore deve essere il rispetto della posizione in campo: un terzino non va a fare l’esterno d’attacco, una punta non si posiziona al centro del campo, poiché si rischia di risultare controproducenti e creare solo una marea di disordini.

Tuttavia ci sono casi opposti, ci sono casi in cui un mediano si riscopre attaccante – pur senza demeritare nel proprio ruolo d’origine – e segna più di tutti nella sua squadra; ci sono casi in cui quello stesso mediano, arrivato quasi per caso in una nuova società, diventi il nuovo beniamino dei tifosi, per la grinta e il cuore che accompagnano la sua tecnica sul campo; ci sono casi in cui hanno la meglio i disordini, casi come quello di Mario Suárez Mata.

  Stavate parlando di me?

  

Per la verità, Mario non è mai stato un tipo fuori dagli schemi: ordinato, lucido e attento in fase di copertura, tanto da migliorare in modo esponenziale nel ruolo di centrocampista difensivo davanti alla difesa, ancora meglio – come egli stesso afferma – se con un compagno al suo fianco. Originario di Madrid, muove i suoi primi passi con i Colchoneros dell’Atletico, squadra che calcisticamente parlando rappresenta tutta la sua vita.

L’esordio in prima squadra arriva nel 2005, Suárez è ancora acerbo e viene spedito in prestito per due anni, prima dell’approdo al Mallorca: ottime prestazioni condite da 5 gol convincono nel 2010 la dirigenza dell’Atletico Madrid ad esercitare il diritto di recompra su di lui, riportando così a casa un pezzo pregiato della cantera madrilena. Partito come riserva si ritaglia pian piano un posto da titolare, rientrando tra gli intoccabili di Quique Sanchez Flores; con l’arrivo del Cholo Simeone la musica non cambia – Simeone stesso blocca il trasferimento del giocatore all’Inter – e Mario Suarez trova un suo equilibrio in un 4-2-3-1 dove viene affiancato da Tiago o da capitan Gabi: mentre loro sono più adatti all’impostazione della manovra, il n°4 ha il compito di spezzare le offensive avversarie e ripartire con il suo solito ordine.

 Chissà se gli starà chiedendo di far gol o di far legna

Ma ogni equilibrio ha un suo termine, ed ecco che quello di Mario degenera in un disordine: dal 2014 in poi gli vengono preferiti giocatori più raffinati coi piedi, mentre lui si accomoda mestamente in panchina, tuttavia sempre pronto a dare una mano in caso di bisogno. Ecco che però non c’è più posto per lui nemmeno a bordo campo: urgono nuovi innesti in difesa, il primo nome è quello di Stefan Savic della Fiorentina, prossima destinazione dello spagnolo che viene cosi “sacrificato”. Il mediano se ne va con la consapevolezza di aver dato molto e aver vinto altrettanto con la camiseta rojiblanca; uno dei ricordi più belli? Sicuramente il gol nella Champions League 2014/2015 contro il Bayern Leverkusen al Vicente Calderon, che permise il passaggio del turno dopo i calci di rigore.

L’avventura in Serie A con la maglia viola inizia sotto i migliori auspici, poiché un giocatore dalla mentalità vincente come Suárez è proprio quello che vuole il neotecnico Paulo Sousa; il mediano si muove bene in campo e trova anche la gioia della rete, ma purtroppo la mancanza di continuità convince la dirigenza a cedere il giocatore già a Gennaio. Ma nemmeno la Premier costituisce un punto di svolta, cosi dal Watford il madrileno fa ritorno in Spagna: quale squadra migliore del caotico Valencia per un giocatore intriso di ordine e stabilità come Suarez?

Un nuovo giocatore sta rispondendo sul campo a questa domanda: un giocatore che non si limita al ruolo di metronomo e incontrista in mezzo al campo, ma spazia in tutte le zone dalla mediana in avanti, cercando l’inserimento. Come accaduto nelle ultime giornate di Liga, spesso Mario sta trovando il pertugio giusto, scrivendo il suo nome sul tabellino di fianco agli ultimi gol messi a segno dalla squadra di Prandelli. Il tecnico di Orzinuovi ha a disposizione un’arma in più per tentare la resurrecion valenciana e dimostrare di poter riottenere l’ordine dal caos.

Combattendo il disordine con il disordine.

 E con la mitraglia di Mario

 

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