Farebbe la differenza oggi?

Maradona cosa farebbe oggi?

Ci sono situazioni che nella vita apprezzo particolarmente.
Ad esempio vedere persone che, pur appartenendo a un determinato contesto, fanno in quel contesto cose differenti.
Si usa solitamente il termine straordinario, ma in questo caso vorrei usare il verbo danzare.

Danzare

Bode Miller non scia, danza sul legno che sdrucciola sulla neve.
Juan Pablo Montoya non sorpassa, danza sul volante e squaglia l’asfalto.
Marco Pantani non scala, danza sul manubrio e divide le montagne.
Evgenij Pljuščenko non pattina, danza sulle lamine che sfiorano il ghiaccio e accarezzano il cielo.
Igor Cassina non volteggia, danza sulla sbarra e atterra come un punto esclamativo!
Vincent Van Gogh non dipinge, danza sul pennello che turba l’io.
Diego Armando Maradona non scarta, danza sui tacchetti che bruciano l’erba, e piegano il fango.

Ecco. In una serata di festa, il padre di un mio recente amico del sud che abita a Milano, mi chiede: ma tu, oggi, cosa scriveresti su Maradona? Da napoletano, appassionato del Napoli, di un sentimento che si rafforza quando più cresci e stai lontano da un luogo che in qualche modo senti tuo e reinterpreti, abbozzo una risposta – che non ricordo, di certo non mi soddisfa.
Quella risposta che forse non mi soddisfa ancora – avrei voluto vivere quegli anni – ma di certo rappresenta il mio pensiero più sincero, arriva oggi dopo aver ascoltato le parole di Adani a Radio Deejay, che poi riprenderò.

Ci sono veramente poche cose che potrei dire sul Maradona-giocatore e non cadere nella banalità (del male delle parole), senza neanche star qui a disquisire sul Maradona-uomo. Lì potrei dire solo cazzate. Perché, io, con Maradona non ci ho mai mangiato il pane e non capisco su quali basi umane potrei valutarlo, se non per quello che traspare mediaticamente. Appunto, una mediazione, di certo non uno specchio.
Rimane, quindi, solo il gesto atletico e il mio sguardo a-posteriori abituato ad altri ritmi.

Di Maradona mi ha sempre colpito la sua danza che non prevede monologhi, bensì duetti che diventano duelli. Maradona conduce la palla al piede sinistro come un bambino argentovivo, e il manto erboso diventa un contesto differente. Lo stadio si fa spartito, e il pubblico cantante: wooooh, recita il ritornello.

C’è un momento che si ripete almeno una volta in ogni partita del Maradona-ballerino, e che mi entusiasma più degli altri. Quel momento in cui l’avversario entra in contatto con il corpo compatto di Maradona in fuga.
Ci sono due tipologie principali di contatto: quello più amorevole che prevede l’abbraccio, e quello più sessuale che prevede la scivolata. Maradona accetta sempre il contatto – perché è un amante – e lo vince.
Ci sono due modalità principali per Maradona di vincere il contatto: sfiorarlo e poi schivarlo; prenderlo in pieno, cadere, e rialzarsi. La palla, in ogni modalità, rimane ancorata al piede sinistro.

Quello che raramente viene sottolineato di Maradona è la sua superiorità muscolare rispetto alla media della sua epoca che, relativizzata ai canoni del 12 febbraio 2019, gli permetterebbe di vivere in questa. Non ha gli addominali, è vero. E il fisico non è sempre asciutto. Ma le gambe erano e sarebbero state marmitte dotate d’armonia. A tal punto che, un giocatore dalla tecnica sublime come lui, si esalta ancor di più su un terreno morbido e fangoso che dovrebbe favorire i giocatori muscolari, a discapito dell’estro.
Maradona nel fango non si perde, anzi si diverte, reagisce e ne esce vincitore. La melma diventa per el Diego il luogo dove mostrare a tutti le sue intuizioni di musica. È come affidare ad Anthony West una motocicletta in un giorno di pioggia. Mentre gli altri vivacchiano, l’australiano danza. Mentre gli avversari affondano, l’argentino emerge rimbalzando.

Di Maradona, infatti, mi ha sempre stupito la sua capacità neuromuscolare, proiettata in avanti, a far male. Maradona riesce a creare da ogni contesto sfavorevole, l’occasione per trarne un palese vantaggio offensivo. Non si accontenta di prendere un fallo o archiviare il possesso, pensa piuttosto verticale con sguardo al futuro prossimo. In molte cose Maradona può essere stato eguagliato o superato, ma questo talento neuromuscolare, io, non l’ho rivisto in nessuno dopo di lui, mai.
È questione di rapidità intellettiva che comunica con i muscoli. È astuzia, cattiveria, reattività. È danza.

La differenza

Quindi caro Lele, no.
Non sono d’accordo con quello che hai lasciato intendere.
Non si limiterebbe semplicemente a prendersi la scena con una giocata spettacolare o con il gol.
Anche in un contesto come quello di oggi, Maradona farebbe la differenza.
Farebbe la differenza anche quando starebbe così e così, e dopo una nottata d’altre danze.
Farebbe la differenza anche quando con la testa non è sempre dentro la partita, ammesso che Maradona sia rimasto qualche volta fuori.
Forse si accontenterebbe del fallo, e non potremmo più vedere quella capriola perfetta da judoka, con la quale trasforma il danno procurato in un’occasione per creare superiorità numerica.
Forse non lo ammireremmo geniale a tutto campo, ma più cinico negli ultimi metri come Messi.
Perché il talento nel campo si è spostato ed è mutato, ma quando nasci differente danzi infinito.
E Maradona non gioca a calcio, danza con i criminali.

1 risposta a Farebbe la differenza oggi?

  1. Ho letto con interesse, l’articolo sul grande Armando Maradona,e condivido in toto,tutte le discipline degli atleti da te citati,erano e sono armonie,nello sport.Concludo dicendo, che lo sport, è proprio indispensabile, per poter Vivere meglio.

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