Magico

Il sinistro di Duff era magico. Non sapremmo come spiegarlo, è una sensazione ineffabile, che solo chi ha provato sa descrivere. Amiamo le sfide impossibili e ci immergiamo in questa, ovvero descrivere Damien Duff.
E vi assicuro che descrivere l’emblema della nostalgia fatta a persona non è facile: muso da duro, che celava un cuore tenero come un orsetto, innata predisposizione al sacrificio. Era pronto a tutto per aiutare la squadra, e in più poteva disporre di un bagaglio tecnico invidiabile. Cosa volete di più?

Ma, come molti campioni passati, incombono nella legge del “un bel gioco dura poco”. La legge più infame, che spezzava la nostra armonia bambinesca mentre stavamo imponendo il nostro gioco al parco: sapevamo che quel gioco non voleva finire, ma dovevamo accettare quella risposta, ovvero “E’ finita, andiamo”. Con il broncio, proprio alla Duff, ci appropinquavamo a casa, sporchi ma in fondo felici, spensierati: la magia di Duff è proprio questa.

Ci faceva sentir spensierati. Quando giocava lui, non contava il mondo circostante: c’era solo il suo sinistro, magico e leggiadro, che lo annovera tra le migliori “wingers” del calcio britannico. C’è chi dice che non abbia usato il destro neanche per salire le scale, e sembrava un’affermazione vera: poi ci smentiva e segnava di destro.

Segnava, faceva assist, allietava i nostri pomeriggi passati sul divano a guardare il Chelsea di Cech, Terry, Lampard, Drogba, Robben, Joe Cole, e Damien Duff: uno spettacolo. “The Show Must go on“, lo show doveva continuare, ma non fu così. Tra Duff e la perfezione si mise in mezzo una zingara di nome Realtà, che maledì la sorte del povero Damien.

“Tu sarai logorato dagli infortuni”

Non ne sappiamo il motivo. Sappiamo che Duff soggiornava più in infermeria che in campo, il suo vero habitat: già nei primi inizi a Blackburn iniziò a vacillare fisicamente, poi tra Londra e Newcastle l’infortunio era una bomba ad orologeria troppo forte per essere contenuta. Potevamo goderci solo il ricordo delle sue discese sulla fascia, immortali, ma con una sensazione amarognola, come il retrogusto dei cioccolatini al rum: forte, deciso, ma talvolta non gradito, specie se hai 10 anni e sbagli accidentalmente la sceltra nei meandri della scatola.
Duff i cioccolatini li serviva ai compagni, e noi li mangiavamo da casa mentre ce lo godevamo. Con Damien siamo cresciuti – almeno molti di quelli che stanno leggendo questo pezzo – e non poche volte lo prendevamo a Pes, partendo palla al piede da destra, accentrandosi e tirando: in realtà non era la sua giocata, preferiva transitare sulla sinistra. Proprio da sinistro segnò un gol storico, emozionante, al Barcellona.

Qui dobbiamo fermare il tempo. Togliete le sveglie, cancellate gli appuntamenti: qui dobbiamo fermarci al 9 marzo 2005. Il Barca di Ronaldinho, la poesia fatta a persona, forte del 2-1 all’andata, sbarca a Londra nel tentativo di conservare e mettere in cascina l’approdo ai quarti: solo un folle può ipotizzare il passaggio del turno contro quei marziani. Eppure la vita è bella perché va vissuta, giocata, come una partita a viso aperto contro le nostre insicurezze, i nostri ostacoli. I Blues, la paura, la scacciano con tre gol in 19 minuti: l’ultimo è proprio di Damien Duff, che impazzisce come se avesse appena passato l’esame di maturità dopo non aver aperto libro per cinque lunghi anni. Il tempo quasi si ferma, con le mani e le corde vocali che fuoriescono impazzite: si ferma ad applaudire quel numero 11, per poi ripartire.
Dovrà fermarsi alla perla di un poetico e romantico Ronaldinho, oltre che fenomenale: quel gol lo conosciamo tutti, quante volte abbiamo provato a farlo in casa? E quanti vasi abbiamo rotto? Dai, secondo me arriviamo in doppia cifra.

La gara prosegue, al 75′ siamo 3-2 e passerebbe il Barcellona per la beffarda regola dei gol fuori casa: ci vorrebbe un lampo. Ci pensa lui, l’irlandese di Ballyboden, una cittadina a 10 km da Dublino, a piazzare l’assist per il 4-2 di John Terry. Il Chelsea è qualificato, Duff uno dei migliori in campo.

Era necessario fermare il tempo, o quantomeno posticipare gli impegni successivi. Perché rivivere le gesta di Damien Duff è un gesto emotivamente difficile, impegnativo, che richiede quasi anima e corpo. Rivivere gli anni al Newcastle, poi, è ancora più doloroso: Damien si pentì del passaggio ai Magpies, e perse la scintilla a causa di molteplici che infortuni hanno iniziato a tempestarlo come un fiume in piena, già da prima. Il corpo cominciava a non reggere, ma non importava. Tutti gli infortuni del mondo non potevano placare l’affetto della gente verso quel ragazzo dai capelli biondi.

Un ragazzo semplice, dalla chioma dorata ma dedito ad un’unica cultura, quella del lavoro: macinava chilometri, sempre e comunque. Lo faceva anche a Craven Cottage, dove abbiamo visto l’ultimo Duff.

Chi se lo scorda quel Fulham in Europa League? Magia. Lui e Zoltan Gera aumentarono sensibilmente la vendita di Aulin in Inghilterra e in EL, e sfiorò un’impresa leggendaria: ricorda molto l’avventura del Middlesbrough in Coppa Uefa, quando i sogni di gloria di Maccarone vennero interrotti dal Siviglia, proprio una squadra spagnola. La disfatta parlò spagnolo anche per il Fulham, e l’Atletico si aggiudica la prima Europa League della storia: Forlan e Aguero erano indemoniati.
Insomma, Duff ha sempre fatto breccia nel cuore dei tifosi, dovunque è andato. Nel 2015 il ritiro divenne fattualità, dopo nove scialbe presenze allo Shamrock Rovers: forse era meglio così. Di lui ammiriamo il ricordo di quelle sgaloppate sulla sinistra, in quei campi inglesi così perfetti e puramente verdi, senza scorie che spesso intravediamo nei campi di Serie A maltenuti.

Ieri Damien Duff ha compiuto 38 anni, e bastano due cifre a farci capire che la vita scorre come le lacrime di un bambino che si sbuccia la gamba al parco: beh, sappiate che quel bambino, forse, sognava di essere Duff, lo agognava a tal punto da farsi male. Ma il dolore dei suoi infortuni faceva più male al bambino, perché non poteva vederlo giocare.
Ancora auguri, Damien. Immaginiamo che tu abbia spento le candeline con il sinistro, quel magico sinistro.

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