Luce iberica

Jesús Joaquín Fernández Sáez de la Torre, conosciuto da tutti come Suso, è luce, o almeno così lo definisce ‘il maestro’ Andrea Scanzi quasi ogni settimana nel suo commento delle giornate di Serie A. Come dargli torto, lo spagnolo con la sua classe sta illuminando il campionato del Milan, un po’ come un faro che da lontano aiuta la navi ad entrare in porto. Un’ala destra imprevedibile, un tocco di palla nobile e veloce, una visione degna di un regista ma sopratutto un piede fatato: se riesce a rientrare sul sinistro per gli avversari sono dolori.

Guardatelo bene, lo rivedrete ancora.

E pensare che quando era arrivato per la prima volta a Milanello, quasi 2 anni fa, in pochi lo avevano considerato. Quasi un oggetto misterioso, sembrava l’ennesimo scarto di una grande squadra, acquistato da Galliani più per il costo modesto del suo cartellino che per le sue qualità. Suso invece è riuscito a sorprendere tutti, a dimostrare in pieno le sue qualità diventando forse l’uomo chiave dei rossoneri.

Suso nasce a Cadice, nel profondo sud della Spagna, antica città fondata dai fenici caratterizzata dalla profonda ospitalità e allegria dei propri cittadini, soprannominati gatidanos. Proprio sulle spiagge dell’oceano Atlantico il rossonero inizia a dare i primi calci al pallone per poi crescere nel club della sua città. Poi su di lui piomba il Liverpool che nel 2010 lo aggrega al suo settore giovanile. Dal clima caldo dell’Andalusìa alla piovosa città del Merseyside, per fortuna che ci sono Anfield e la musica dei Beatles.

Con i Reds esordisce nel 2012 e colleziona 14 presenze tra Premier ed Europa League, nell’estate del 2013 passa in prestito all’Almeria in Liga. Torna così in Andalusìa, a pochi chilometri dalla sua città natale. L’aria di casa lo aiuta ed in Spagna trova continuità diventando un titolare a soli vent’anni; le reti in totale sono 3, ma spicca soprattutto nella classifica assist, che sono ben 9.

Il ritorno in Inghilterra non è dei migliori: tra il poco spazio ed un infortunio all’inguine scende in campo solo una volta, così il Liverpool decide di venderlo a Gennaio al Milan per poco più di un milione.

Una cifra veramente bassa se si pensa a quel che sta facendo in rossonero.

Rimane però poco sotto la Madonnina: non ha nemmeno il tempo per ambientarsi che deve già rifare le valigie destinazione Genova.

L’aria di mare giova al ragazzo spagnolo, che forse si ricorda delle spiagge della sua Cadice e che con il Grifone riesce ad trasformare gran parte delle sue potenzialità in atti concreti: gol, assist, dribbling, fantasia.

I tifosi genoani in poco tempo si accorgono che Suso ha grandi doti e difficilmente rimarrà ancora a lungo, soprattutto visto che si tratta del solito e classico ‘prestito secco’. Nonostante la breve permanenza riesce a lasciare due ricordi indelebili nell’ambiente rossoblù: la tripletta nella gara interna con il Frosinone, dove tutti i 3 gol sono splendidi, ma sopratutto la doppietta segnata nel derby vinto contro la Samp.

Un vizio, quello di segnare due reti nei derby, che sembra non voglia togliersi.

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Torna così al Milan in estate con più consapevolezza e fin dall’inizio Montella ne fa una pedina chiave nella sua scacchiera. Nel buon campionato fatto finora dai rossoneri Suso ha rappresentato l’imprevedibilità, l’uomo in grado di crearti la giocata all’improvviso, una stella cometa nel cielo estivo della notte di San Lorenzo.

Montella ha plasmato una difesa solida, è riuscito a sostituire Montolivo con il giovanissimo Locatelli, per altro con ottimi risultati, ha fatto crescere Lapadula che ultimamente non ha fatto rimpiangere l’infortunato Bacca, ma difficilmente riuscirebbe a trovare una valida alternativa allo spagnolo. Sempre titolare in questa stagione tranne nella trasferta di Genova, 5 gol e 5 assist, numeri importanti ma che non rendono abbastanza l’idea della stagione svolta finora dallo spagnolo.

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Prima di tutto le sue reti sono quasi sempre di pregevole fattura, ma sopratutto i suoi gol e assist, fatta eccezione della partita contro il Napoli, sono stati decisivi in partite fondamentali del campionato: dalla trasferta di Palermo a quella di Empoli fino ad arrivare al derby. Nella stracittadina Suso non si è fatto intimorire dall’ambiente, ha quasi affossato da solo l’Inter; solo Perisic è riuscito a rovinargli l’impresa, ma i suoi due sigilli non verranno comunque dimenticati. Comunque i gol brutti non fanno proprio per lui.

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Aveva promesso che in caso di doppietta sarebbe tornato a casa a piedi: promessa però non rispettata, la scommessa era valida solo in caso di vittoria. Forse avrebbe dovuto dirlo prima, ma poco importa, perchè Suso è luce, luce in grado di schiarire la fitta nebbia milanese. Luce che sotto le feste illumina ancora di più l’albero dei tifosi rossoneri, luce che finalmente torna a far risplendere un ambiente che da anni non vedeva simile giocate a San Siro.

Un tempo vedendo il Milan ci voleva poco per rimanere abbagliati dalla classe dei propri giocatori, poi il buio, un buio inusuale e a cui è difficile abituarsi dopo che hai visto giocare certi campioni. Ora però la luce sembra essere tornata, una luce non più luminosa come un tempo, ma comunque intensa e trascinatrice. Una luce di nome Suso, calda e confortevole come quella del sole di Cadice.

 

 

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