Luca Vido, bomber moderno

Nel 2016 Stefano Nava, allora tecnico della Primavera del Milan, si esprimeva così a riguardo di Luca Vido dopo un finale di stagione poderoso in cui, rientrante da un lungo infortunio, aveva collezionato 4 gol nelle ultime 6 partite prima di essere convocato da Brocchi per l’ultima di campionato, concedendogli la terza panchina in prima squadra.

È  un diamante ancora grezzo, agli allenatori il compito di farlo luccicare sempre più.

Attualmente in forza al Perugia di Alessandro Nesta, sta ampiamente dimostrando che le belle parole spese per lui qualche stagione fa non erano frutto solo di piacevoli contingenze.

Chi è Luca Vido

Luca Vido nasce a Bassano del Grappa (provincia di Vicenza) il 3 Febbraio del 1997. Le prime esperienze calcistiche lo vedono tesserato per il Favaro Veneto, società satellite dell’Udinese. Il talento è già evidente anche in tenera età, tanto che per lui si muove il Treviso, società che all’epoca militava in Serie A. Niente di particolare direte voi, normale trafila nei settori giovanili come tantissimi altri hanno fatto in passato e faranno in futuro. C’è però un aspetto differente che si cela dietro il giovanissimo Vido. I primi passi da calciatore li ha mossi indossando la maglia numero tre, quella del terzino sinistro. In seguito, visto l’ottimo bagaglio tecnico, viene dirottato in mezzo al campo fino al termine della sua esperienza con la casacca biancoceleste dei trevigiani.

Contemporaneamente all’esperienza con il Treviso, Vido partecipò al campionato di calcio a 5 CSI arrivando alle fasi nazionali. Il dribbling nello stretto che sfoggia attualmente ha avuto una notevole influenza notevole derivante proprio da quell’esperienza di futsal.

L’età giovanile

All’età di 11 anni passa al Padova dove il tecnico Piva, intuite le sue qualità, decide di schierarlo in una posizione più avanzata, ritagliandoli il ruolo di ala o seconda punta. L’intuizione si rivelerà più che azzeccata. Vido metterà a segno la bellezza di 50 goal nella prima stagione e 30 nella seconda. Gli osservatori di mezza Serie A gli mettono letteralmente gli occhi addosso, e nell’estate del 2011 il Milan riesce a strappare alla folta concorrenza le prestazioni di Vido, affidandolo, nel suo percorso di crescita, a tecnici come Nava e soprattutto Inzaghi, suo primo vero mentore agli Allievi e in Primavera.

Inzaghi mi ha insegnato molto: i movimenti sulla linea del fuorigioco, per esempio o come si studiano i difensori avversari. Mi spiace per l’inizio del suo Bologna, ma la squadra ha evidenti limiti.

In rossonero farà tutta la trafila del settore giovanile fino ad arrivare, nel 2013 all’età di sedici anni, a giocare in pianta stabile in Primavera. Qui collezionerà 65 presenze e 29 reti, suggellando la sua militanza con la vittoria del Torneo di Viareggio nel 2014 che mancava ai rossoneri da 13 anni e in cui metterà a referto 3 assist.

Nell’estate del 2016 il suo passaggio di rodaggio in Serie B sembrava imminente, invece rimane alla corte di Nava insieme a Patrick Cutrone. I due, insieme, totalizzeranno 18 gol (9 a testa) nel solo girone d’andata, scambiandosi la fascia di capitano, mentre tra i big si affermano Donnarumma, Calabria e Locatelli. Nell’ultimo giorno di calciomercato invernale, le strade si dividono. Patrick rimane al Milan, Luca approda al Cittadella con 6 mesi di ritardo.

Lo conosco bene, pretende moltissimo da se stesso e se non ci riesce si innervosisce. Io sono un tipo più tranquillo e abbiamo caratteristiche tecniche molto diverse.

Vido a proposito di Cutrone

L’azzurro della Nazionale

Dal 2012 veste stabilmente la casacca azzurra. Dall’U15 di Antonio Rocca fino all’U21 di Gigi Di Biagio, con la quale ha già messo a segno 3 goal in 9 partite, candidandosi per una maglia da titolare nell’Europeo che a giugno si giocherà in casa. Intanto Mancini, che fin qui ha mostrato una notevole sensibilità con i più giovani, spesso anticipando il loro exploit con il club (vedi Zaniolo e Kean) osserva.

Il maggiore exploit con gli azzurri, però, risale al Mondiale U20 giocato in Corea del Sud nel 2017, nella quale Vido trova una maglia da titolare grazie alle sue prime apparizioni con il Cittadella, condividendo l’attacco con Favilli. In terra asiatica riesce a sfruttare egregiamente la passerella internazionale con spunti interessanti e segnando il goal decisivo nei Quarti di Finale, ai supplementari, contro lo Zambia. La sua firma sulla partita permise alla selezione allenata da Chicco Evani di giungere alle Semifinali, non riuscendo però a superare i futuri campioni dell’Inghilterra.

Una selezione guidata dagli ispiratissimi Orsolini e Dimarco che, oggi, continuano a fatica a trovare spazio. Tra gli altri, soprattutto Barella e Mandragora.

Cittadella alternata

È un periodo dai due volti per Vido.

Nella prima esperienza con la maglia del Cittadella (gennaio-giugno 2017) riesce ad accumulare esperienza, entrando spesso dalla panchina e accrescendo la propria intelligenza calcistica (offensiva) giocando in più zone del campo, fino a siglare due doppiette consecutive nelle ultime due partite a disposizione, prima dell’avventura mondiale prima citata che non gli consente di partecipare ai playoff di categoria.

Nella seconda esperienza (gennaio-giugno 2018), pur giocando da titolare gran parte delle partite come prima punta, riesce invece a segnare solo 2 reti in 17 partite (utili per raggiungere ancora una volta i playoff poi persi) in una stagione che era iniziata con ottime prospettive visto l’acquisto a luglio da parte dell’Atalanta. A Bergamo, tuttavia, raccoglierà solo 4 spezzoni di partita senza debuttare in Europa League e senza trovare quella costanza che per un giocatore della sua età risulta essere una prerogativa fondamentale. È probabilmente il primo periodo difficile della carriera del ventunenne di Bassano. E, nonostante la tranquillità e la solarità che lo contraddistinguono, si percepisce il malumore e lo sconforto nel non riuscire a mettere radici in un club e dimostrare il proprio valore.

Vido al Cittadella | Numerosette Magazine

Il Perugia nel destino

Si presenta, così, in ritiro con l’Atalanta anche nell’estate del 2018. Preso fin dai primi giorno sotto la grande ala del falco Gasp, inizia a macinare gioco, correre e segnare. L’entusiasmo riaffiora in lui forte della fiducia dell’ambiente e di un tecnico che sembra finalmente puntare su di lui.

Mi ha spiegato movimenti che, per un attaccante, possono fare la differenza negli ultimi 20 metri.

Vido su Gasperini

Sembra, appunto. Perché l’inizio di un grande e proficuo sodalizio, si spegne con l’arrivo di Duvan Zapata e l’affermazione di un altro giovanissimo come Musa Barrow. Così il primo agosto viene ceduto in prestito al Perugia di Alessandro Nesta, intenzionato a proporre un calcio avvincente.

Ma, prima di cadere allo sconforto, fondamentale sarà, ancora una volta, la figura di Gasperini. Con un fare quasi paternalistico e una sagacia da vecchio marpione della Serie A, il tecnico opera una costante catechizzazione sul Vido. Lo coccola, gli fa capire che Perugia potrebbe essere la piazza fondamentale per la definitiva affermazione. Gli confessa di aver visto in lui grandi qualità, ancora grezze, ma evidenti.

Dopo un girone d’andata, Vido gioca titolare. Anzi, titolarissimo. Nesta gli ha affidato le chiavi dell’attacco perugino e il ventunenne sta rispondendo in maniera egregia. Ha collezionato, fino a ora, 21 presenze per un totale di 1521’ minuti di gioco, con 8 marcature (7 in campionato e 1 in Coppa Italia), condite da 3 assist che hanno consentito al Perugia di issarsi all’ottavo posto, in piena zona playoff. Neanche nella Primavera del Milan aveva trovato questa continuità.

Che tipo di attaccante è Luca Vido?

Da ragazzino, ai tempi del Padova, veniva paragonato a Zlatan Ibrahimovic, suo idolo essendo da sempre tifoso dichiaratamente juventino. In tutta sincerità non mi sentirei di reiterare il paragone. Se dovessi descriverlo in una manciata di parole lo definirei senz’altro un attaccante moderno.

Nonostante prediliga il ruolo da punta centrale, ama infatti svariare su tutto il fronte offensivo. Peculiarità che lo rende molto duttile e in grado di occupare il ruolo di seconda punta o esterno a seconda delle necessità tattiche che si presentano durante la partita. Destro naturale, presenta un bagaglio tecnico di assoluta qualità cristallina. Ha, inoltre, perfezionato, e introdotto nel suo ventaglio di giocate, alcune skills proprie del futsal, da lui praticato ai tempi del Treviso: il tiro di punta, l’abilità del dribbling nello stretto, l’eleganza e la rapidità con la quale riesce a dare del tu al pallone pressato da molteplici avversari.

Attaccante estremamente prolifico in zona goal, si sta dimostrando sempre più un ottimo interprete del gioco corale e assist man. Nel ruolo di suggeritore è abilissimo a dettare l’ultimo passaggio, mandando in porta i propri compagni di squadra, grazie a un fisico non di certo statuario – 1.82 metri per 75 kg – ma che sa sfruttare molto bene, con un senso della posizione e una capacità di copertura della palla da centravanti puro. Riesce in questo modo a far salire i compagni e a dare respiro alla manovra.

L’uso del mancino e il gioco aereo sono, invece, aspetti che può sicuramente migliorare. C’è da dire, tuttavia, che non ha indubbiamente paura di impattare la palla di testa e che va spesso a disturbare il difensore avversario sulle palle alte. Detto questo, però, non si può certo affermare che Vido sia un animale da aerea di rigore. Predilige piuttosto la progressione palla al piede, anche se non è velocissimo, e il tiro da fuori area.

Un’altra caratteristiche che balza subito all’occhio è la generosità: Vido non molla mai. Pressa tutta la partita il portatore di palla avversario (anche il portiere, a volte con esiti positivi), diventando il primo difensore in fase di non possesso. E, pur essendo un giocatore estremamente dispendioso in grado di correre su tutto il fronte d’attacco, riusce a mantenere la lucidità necessaria per la giocata decisiva. Da questo punto di vista – per continuare in alcuni paragoni – ricorda Zaza o Mandzukic per la volontà con cui cerca sempre di recuperare il pallone a discapito, anche, della tenuta fisica.

Alcune curiosità

Il suo procuratore è Andrea Lucci. Lo stesso procuratore di Florenzi, Suso, Bonucci e Cuadrado. Non significa molto, ma forse, può essere indicativo di quello che potremo aspettarci da Vido negli anni a venire. Non è, infine, un animale da social come molti suoi colleghi. Possiede un profilo instagram seguito da circa 26000 follower che, a essere sincero, non ho idea se siano tanti o pochi. Rimetto il giudizio a voi lettori.

Nonostante questo, neanche Luca Vido è riuscito a fare a meno di passare a salutare Nusret Gökçe, in arte Salt Bea.

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