Maturo

Negli ultimi anni, la Serie A è stato un campionato pieno di sorprese e con poche certezze: tra queste ormai troviamo stabilmente Lorenzo Insigne, che negli ultimi anni si è imposto tra i leader tecnici del nostro campionato. Sappiamo come non sia facile prendere le redini di squadre posizionate ad alti livelli per ovvi motivi. Il nostro Paese sta attraversando un periodo nero per quanto riguarda la Nazionale e ciò è frutto di un settore giovanile lasciato in secondo piano. I giovani del vivaio vengono visti come alternative o pedine di scambio nel mercato. Siamo anni luce dall’Inghilterra e la Germania, due Nazioni in cui la tendenza è totalmente l’opposta. Insigne è uno di quei pochi che è riuscito a farsi spazio nelle pieghe di un territorio difficile da esplorare come la Serie A.

Insigne e la maglia azzurra sono un'unica pelle | Numerosette Magazine
Insigne si sta prendendo sempre più il suo Napoli da vero leader.

O’ primm ammore

Lo “scugnizzo” napoletano è uno dei talenti più cristallini della nuova generazione italiana in grado di essere uno di quei giocatori capaci di fare la differenza in pochi attimi, con una giocata geniale. Sì, perché nel suo ruolo offensivo naturale, l’esterno nel tridente d’attacco, il 24 azzurro ha sempre dato il meglio di sé. Con la sua piccola stazza, che in quel ruolo può essere un’arma a doppio taglio, è riuscito a capitalizzare tutta la sua intelligenza tattica e incrementare un tasso tecnico già molto elevato. Quello che ora è diventato una sorta di marchio di fabbrica, nelle prime tappe della sua carriera penalizzava Insigne agli occhi di chi non vedeva il talento in quel metro e sessantatré. 

‘Sei troppo piccolo di statura, ripassa se e quando sarai cresciuto’ mi dissero. Feci un tale casino che mi presero subito.

Questo ha sempre spinto Lorenzo a dimostrare di avere qualcosa in più nelle gambe e nel talento donatogli da Madre Natura.

In Italia, i dirigenti addetti alle giovanili tante volte riescono nell’impresa di scoprire delle vere e proprie perle, ma è anche vero che si dà tanto peso alla componente fisica. Giusto, da un lato, perché il contrasto e il contatto è una costante importante nei nostri campionati, ma sbagliata dall’altra perchè si rischia di bruciare una carriera stellare solo per un pensiero opinabile da parte di qualcuno. L’arrivo a 15 anni di Insigne nel Napoli  gli ha permesso di formarsi e acquisire maggiore personalità per competere ad alti livelli, e tra il 2009 e il 2010 inizia ad assaporare i campi della Serie A. La società crede in lui, ma non così tanto da trattenerlo in prima squadra tanto da programmargli un tour di prestiti che partirà dalla Cavese in Lega Pro e arriverà al Pescara nel 2012.  Proprio in Abruzzo e con il Foggia, entrambe sotto la guida esperta di Zdenek Zeman, Insigne esploderà definitivamente e inizierà una scalata vincente a livello personale.

Il Magnifico troverà nell’allenatore boemo il suo padre calcistico e un Maestro dalla geniale follia. Il destino ha voluto mettere a confronto due personalità complementare l’una per l’altra e che hanno costituito un passaggio importante nelle rispettive carriere: per Insigne, l’esperienza con lui gli ha permesso di insistere sulle proprie potenzialità e non limitarsi per la sua altezzaprovando il più possibile ad essere un giocatore completo. Il secondo punto di forza è stato nel diventare un punto fermo nel 4-3-3 super offensivo di Zeman, così da poter modellare quello che sarà il suo cavallo di battaglia in tutta la sua carriera: partire dall’esterno sinistro nel tridente d’attacco, puntare l’avversario e poi concludere l’azione con un destro a giro nell’angolino. In 33 presenze con i pugliesi in una sola stagione, totalizza 19 goal e attira l’attenzione del Pescara in Serie B, dove ritroverà proprio Zeman. Squadra che vince, non si cambia.

Testa bassa e pedalare

Il lavoro duro e l’habitat giusto stavano premiando Insigne. Il dover passare prima dalle serie minori del nostro Paese è stato un passaggio di notevole importanza per la sua crescita totale. A livello psicologico, passare dall’esordio in Serie A con il Napoli e poi essere ceduto in prestito in una squadra sotto di due categorie, può mettere in moto tanti pensieri negativi e di smacco morale come a molto giocatori accade. Invece, è proprio lì che ha trovato lo spazio adatto a lui per poter sperimentare e consolidare il suo status di talento.

Lui credeva davvero in me e probabilmente ci voleva un personaggio come lui per farmi crescere. […] Quando l’anno dopo Zeman è andato ad allenare il Pescara il Napoli mi ha permesso di seguirlo, come avevo richiesto alla società.

Insigne è stato molto bravo a incanalare nella sua figura il gioco di Zeman, cioè il deus ex-machina della sua carriera, e portarlo sempre con lui ovunque andasse. Ovviamente, non ci si può solo far riferimento a stilemi del passato perché gli allenatori e gli ambienti cambiano in continuazione, ma è saggia cosa mixare il vecchio con il nuovo e trovare l’equilibrio perfetto. Il classe ’91 azzurro, senza porsi il problema di paragoni scomodi, ha sempre lavorato su come migliorare se stesso e diventare Lorenzo Insigne, il prossimo re di Napoli.  Prendersi una piazza così calorosa, pronta ad accogliere a braccia aperte chi ama davvero la maglia ed entrare nella storia del club non è stato assolutamente facile per lui. Le incomprensioni ci sono, impossibile negarlo, ma non è la cattiveria a spingere i tifosi a fare ciò. Semplicemente, sanno delle potenzialità del proprio beniamino e vogliono una personalità da leader fuori e dentro dal campo.

La rosa Insigne è sbocciata definitivamente (?)

Insigne nel corso di questi anni si è trasformato nel fantasista, nel numero “10” che tanti stavano aspettando: è un giocatore moderno ed estremamente affine alla manovra di gioco della squadra. Sempre generoso nel voler rendersi utile ad ogni causa, mai egoista e solista. Insigne è uno dei prototipi dell’attaccante moderno in grado di giostrare in tutta la metà campo avversaria, servire assist al bacio, abbassarsi sulla linea dei centrocampisti come esterno aggiunto e dotato di un piede educatissimo. Molti parlano di lui come “il Del Piero napoletano” per le affinità paraboliche con il tiro dell’ex-capitano bianconero, che ha creato un vero e proprio marchio di fabbrica insostituibile.  Non a caso, Insigne ha dichiarato più volte come il Pinturicchio sia il suo idolo indiscusso e in campo si vede. Lorenzinho ama giocare sui fronti esterni del campo per poi svariare e mettere in difficoltà le difese avversarie con filtranti imprendibili o tiri a giro al bacio. Non è un azzardo definire Insigne come il fantasista d’Italia perché, attualmente, è l’unico giocatore in grado di creare la scintilla spacca-partite, colui che si inventa azioni da una palla apparentemente persa o risolve la gara con i suoi goal da punta pura. La gara di campionato contro il Torino, vittoria per 1-3 proprio con una sua doppietta, è il manifesto pubblico del reale valore di questo ragazzo. Entrambe le reti sono nate da errori della difesa granata, ma è importante sottolineare come i suoi movimenti gli abbiano permesso di finire nel tabellino per due volte. Grazie al supporto e l’intesa con Mertens e Verdi, Lorenzo è riuscito a gestire una partita senza problemi, in cui molto spesso si accentrava in area dopo aver smistato palloni sulla trequarti o prendeva posizione sul secondo palo per una possibile ribattuta e cosi è stato. Contro il Toro, i suoi passaggi sono andati a buon fine nel 90% dei casi, media più alta dall’inizio di stagione, ed è stata una delle sue prestazioni migliori in assoluto sotto tutti i punti di vista.

Cambio di rotta

L’arrivo di Ancelotti non ha rivoluzionato nulla in maniera drastica, ma sta solo presentando una “evoluzione” del gioco di Maurizio Sarri, a partire dal modulo. Il 4-2-3-1/4-4-2  è quello che predilige, ma anche il 4-3-3 non è da escludere, cavallo di battaglia per il Napoli negli ultimi tempi. Con la nuova idea tattica, Ancelotti ha messo in chiaro come la flessibilità e l’adattamento dei suoi giocatori sia fondamentale assieme ad un gioco continuamente verticale. Insigne sta lavorando per diventare un finalizzatore spietato, senza dimenticare il ruolo da jolly per i propri compagni: assist, gioco tra linee con i trequartisti (soprattutto con Zielinski) per permettere di lasciare corridoi importanti ai terzini e attaccare con più uomini possibili e puntare l’avversario per accentrarsi e provare il tiro dalla distanza. Importante è stato, da parte di Ancelotti, non eliminare buona parte del lavoro fatto da Sarri per ritoccare soltanto una macchina quasi perfetta. La costruzione del gioco si è concentrata su un approccio più diretto e incentrata sulle verticalizzazioni degli attaccanti, che in un millisecondo possono risolverti la partita. Insigne si trova in un limbo fondamentale per la sua carriera, in cui ci si aspetta che questo sia l’anno della maturazione definitiva soprattutto come leader. In Nazionale, Lorenzo dovrà essere quel giocatore inarrestabile che abbiamo ammirato contro il Torino per confermare il cambiamento e la personalità giusta per poter essere definito “campione”. Dovrà essere la guida per i più giovani alla prima esperienza con la maglia italiana, il modello a cui ispirarsi per ambire a diventare degli attaccanti completi  con grande carisma.

Insigne in maglia azzurra | Numerosette Magazine
In Nazionale, Insigne dovrà confermare l’ottimo stato di forma e che è finalmente pronto al salto di qualità.

Rispetto al passato è cambiato e migliorato. Il rapporto con Sarri e Ancelotti ora lo ha fatto crescere senza ombra di dubbio soprattutto sotto l’aspetto della leadership. Il Napoli è tutto sulle spalle di Insigne, le sue giocate sono il piacere della domenica e fanno felici tanti tifosi. Lorenzo, solo da te dipende confermarti il miglior numero 10 italiano degli ultimi anni o un fiore mai sbocciato del tutto.

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