Interrail

Posto misterioso, la Russia. Non so voi, ma se penso alla Russia penso sempre ad un luogo abbastanza sinistro, tenebroso, per molti versi abbandonato. Probabilmente, a inculcarmi queste convinzioni è stato soprattutto un film dal nome Stalker, diretto da Andrej Tarkovskij, uno dei più noiosi che abbia mai visto. Anche se a distanza di anni devo ancora capire bene il succo della pellicola, i protagonisti si inoltrano in una cosiddetta Zona, un luogo naturale completamente chiuso dal resto del mondo, abbandonato appunto, dove le leggi fisiche sono stravolte per cause ignote. Così m’immagino la Russia, non tanto le città principali quanto ciò che ne fa da sfondo.

Archiviato l’inizio alla Fabrizio Biasin, giornalista di Libero che nei suoi editoriali su Tuttomercatoweb.com introduce l’argomento del giorno parlando di aria fritta – e che, per questo, mi piace molto – l’occasione è buona per parlare di calcio russo: non il più spettacolare, certo, ma neanche il più terribile in assoluto. A livello europeo, quest’anno, la nazione degli Orsi (così vengono soprannominati i giocatori della Nazionale) si è qualificata alla Champions League con Spartak e CSKA Mosca; allo Zenit San Pietroburgo e alla Lokomotiv Mosca, l’altra squadra della capitale, è toccata invece l’Europa League.

“CIUF CIUF”

Moscow Street Art |numerosette.eu
Moscow Street Art: un fanciullo con la sciarpa dei ferrovieri “urina” sopra il simbolo dellla declassata Torpedo Mosca.

Se facessimo un sondaggio e chiedessimo quale, tra le quattro squadre elencate sopra, conoscete di meno, il Pallone d’Oro lo riceverebbe sicuramente l’ultima, la Lokomotiv. Ma soprattutto, perché Lokomotiv? La società, per un po’ di anni dalla sua fondazione, era composta principalmente da giocatori delle associazioni di lavoratori ferroviari, e per un lasso di tempo abbastanza lungo fu sotto il controllo del Ministero per i Trasporti dell’Unione Sovietica. E’ cambiato relativamente poco, perché oggi la squadra è di proprietà della RŽD (Rossijskie železnye dorogi, letteralmente “strade ferrate della Russia”), le ferrovie di Stato russe. Sarebbe come, per fare un paragone che fa sorridere, se la mal voluta Trenitalia avesse il controllo di una squadra della nostra Serie A. Un’utopia, ovviamente, poiché i ritardi, alle partite di calcio, non sono assolutamente consentiti.

Diciamo che la Lokomotiv Mosca, per quanto abbia il nome più curioso, è sempre stata considerata come la più “scarsa” delle 4 compagini moscovite – oltre alle citate Spartak e CSKA, che sono le più titolate, c’è anche la Dinamo, che negli ultimi anni è salita agli onori delle cronache per gli acquisti di Valbuena, Dzsudzsak, Kuranyi e Pogrebnyak, vincitore della Coppa Uefa diversi anni fa con lo Zenit. Di sicuro è sempre stata, almeno per me, la più odiosa a livello cromatico: i ferrovieri, infatti, vestono rossoverde, un colore per la maglia e uno per i pantaloncini. A livello di moda, i russi non sono proprio “all’ultimo grido”; anzi, per rimanere in tema, all’ultimo “ciuf ciuf”.

INTERRAIL

Dal 2010 in poi, la Lokomotiv ha partecipato per 3 volte alla seconda rassegna continentale, l’Europa League; in altre 2 occasioni, nel 2010 e nel 2014, si è fermata ai playoff prima dei gironi. A fronte di un palmarès relativamente operaio, i ferrovieri si sono qualificati per l’Europa – oggi come due anni fa – grazie alla vittoria in Coppa di Russia contro l’Ural Yekaterinburg (per gli amici, solo Ural).

Lokomotiv Mosca Campione |Numerosette.eu
La Kubok Rossii 2016/2017 alzata dai ferrovieri

Fortunatamente per loro, benché ferrovieri lo sono di nome, altrettanto non lo sono di fatto: sarebbe scomodo dover andare in Danimarca, Moldavia e Repubblica Ceca con il treno. Lì ci sono, infatti, le restanti squadre del girone: Copenaghen, Sheriff Tiraspol e Fastav Zlin. Un girone equilibratissimo sulla carta, che ancora non ha padrone, ad una giornata dalla conclusione. I russi sono riusciti, comunque, a vincere contro i campioni danesi e ad asfaltare la rivelazione ceca entrambe le volte in casa, alla RZD Arena. Lo stadio ri-nasce nel nuovo millennio dalle rovine del precedente Stalinets, vecchia dimora della terza squadra della capitale, dedicata al dittatore che regnò per 30 anni sul suolo allora sovietico. Il mattatore del girone, tra le fila della squadra, è stato senza dubbio Manuel Fernandes, centrocampista portoghese che da qualche anno ha sposato la causa moscovita e che, ormai, è diventato più che un simbolo. Un po’ come Ćorluka, potente pilastro difensivo cercato, durante l’ultima sessione di calciomercato, da Fiorentina, Milan, Valencia e Bayern Monaco. E, inoltre, grande amico di Slaven Bilic, suo tecnico sia nel club russo che nella nazionale croata.

Fernandes – Zlina 3-0: questo il secondo gol della straordinaria tripletta del giocatore portoghese.

BLACK LOKOMOTIV

Siamo ormai prossimi al Black Friday, ma la Lokomotiv Mosca non ha nessuna intenzione di vendere i propri gioielli a prezzo ribassato, come vuole la consuetudine del venerdì successivo al Giorno del Ringraziamento: non si sa mai che possa finire in rissa, come quando i tifosi dei ferrovieri si dettero appuntamento in un bosco con i rivali dello Spartak per darsele di santa ragione.

Rivalità Spartak-Lokomotiv |Numerosette.eu
Un tranquillissimo tifoso della Lokomotiv la bandiera dei rivali dello Spartak, oggi allenati dall’italiano Massimo Carrera.

I talenti più puri della squadra, cresciuti in itinere nella Kazanka – club satellite che raggruppa le giovanili della Lokomotiv – sono Aleksei e Anton Miranchuk, i “gemelli Derrick” del team, nati nel 1995 e ormai in pianta stabile nella rosa oggi allenata da Yuri Semin. Lo stesso destino è toccato a Barinov e Lysov, anch’essi prodotti del vivaio rossoverde. Il giusto compromesso tra gioventù ed esperienza è dato, oltre ai già citati Fernandes e Corluka, da Jefferson Farfan, esterno con un passato in Bundesliga e fresco di approdo ai Mondiali. Ci sono anche Ari, ex di Spartak e Krasnodar, e Vitali Denisov, calciatore uzbeko dell’anno 2013; curiosa la storia del portiere Guillherme, brasiliano di nascita ma russo d’adozione, che a 31 anni riceve la prima convocazione nell’Armata Rossa dell’allora CT Leonid Slutsky, diventando così il primo oriundo a giocare nella nazionale degli Orsi.

Fino ad arrivare, concludendo, a Éder. Non il “nostro”, sia chiaro, ma quello portoghese che proprio due estati fa ha consegnato, di fatto, l’Europeo alla nazionale lusitana, segnando in finale contro la Francia. Niente a che vedere con Cristiano Ronaldo, o con Pauleta e Nuno Gomes: poca tecnica ma tanta fiducia nella provvidenza. La locomotiva potrebbe aver trovato il suo macchinista perfetto, ma perché tutto si avveri il capolinea dovrà essere la stazione di Lione. Sempre in Francia. Sempre per una coppa.

Eder a Euro 2016 |Numerosette.eu
I colori, in fondo, sono gli stessi.

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