Llorente non ruggisce più

Simba, lascia che ti dica una cosa che mio padre disse a me. Guarda le stelle: i grandi re del passato ci guardano da quelle stelle. Perciò quando ti senti solo ricordati che quei re saranno sempre lì per guidarti. E ci sarò anch’io.

Premessa: quanto è bello il Re Leone?

Il film uscito nel 1994 ci ha fatto ridere, piangere, emozionare: chi non ha visto il Re Leone viene spesso bersagliato da sguardi stupiti, straniti come l’esatto momento in cui Mufasa ci abbandona, per sempre. Non credo sia spoiler, in tal caso ci scusiamo.

Alla sua morte ci siamo sentiti vacui, tristi, forse per la prima volta: mi rivolgo a quella generazione nata tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, cresciuta a pane e Disney. Il Re Leone è una lezione di vita: Simba non era mai solo, doveva saperlo. Anche nelle avversità il film ci vuole far trasmettere la compagnia che avremo attorno a noi nei momenti di solitudine.

Anche un altro Re Leone, quello di Pamplona, ne ha bisogno. Llorente non ruggisce più.

L’attaccante spagnolo tanto osannato nella contea di Swansea è un leone in gabbia, anestetizzato da una situazione non proprio brillante: i gallesi stanno sprofondando in mari tempestosi.
Finora un solo gol, un solo ruggito in quel regno che non sembra mai stato suo. Llorente incontra le stesse difficoltà del piccolo Simba, emotivamente distrutto dalla morte del padre: Fernando un padre ce l’ha, ma lotta contro i suoi fantasmi. I fantasmi di un giocatore rimasto probabilmente a Vinovo, assieme ai campionati vinti con la Juve di Conte e Allegri.

 “Ma cosa dici Pado, non sei scarso…sei il talismano!” 

 

Com’è possibile che un giocatore dalla doppia cifra quasi sempre assicurata possa miseramente cadere in un oblio realizzativo come questo?

Sono le illogiche logiche di uno sport che regala storie come queste, fatte di giocatori forti ma non abbastanza: per dire, Adriano con una forza mentale maggiore sarebbe stato impareggiabile. Citiamo solo uno degli esempi di atleti a cui mancava sempre qualcosa: eppure non si può certo dire che Llorente sia privo di carattere.

Allora non è abbastanza bravo? i dubbi si pongono, per carità, ma vanno affrontati con fermezza. Un attaccante deve segnare e se non soddisfa appieno quest’esigenza viene catalogato come “brocco”, non all’altezza, poco incisivo: per questa ragione Kalinic(spesso criticato) dovrebbe essere etichettato in maniera totalmente negativa. La verità è che Sousa, ad esempio, richiede un lavoro immenso al croato, praticamente su tutto il fronte offensivo: vai di qui, vai di là, proteggi lì, smarcati là. Un movimento ossessionante che limita le qualità realizzative, ma non l’utilità alla squadra.

Llorente partecipa molto alla manovra, creando molta profondità: nel 4-2-3-1 dello Swansea si sente solo, isolato, senza un compagno ideale con cui interloquire calcisticamente. Fernando trovò in Tevez il compagno ideale, proprio come Simba fece con Timon e Pumba: tatticamente e caratterialmente era perfetto per le sue caratteristiche. Opposti che si attraggono, prima e seconda punta che si completavano in un connubio vincente.

Nel 2013/14 raggiunge la doppia cifra: normalità, direte. Si, ma sarà l’ultima stagione ad alto rendimento realizzativo, al momento. I soli 17 gol in tre stagioni accrescono notevolmente questo dubbio esistenziale: che ti succede, Fernando?

A Siviglia viene tormentato dai problemi fisici. Nonostante ciò disputa 38 partite totali: si, ma pochi sanno le fatiche che un calciatore può recarsi alle spalle. Un infortunio muscolare sottovalutato, accompagnato dal solito “Ma si dai, questa volta gioco e passerà”: il guaio di alcuni calciatori sta nell’orgoglio. Il Re Leone non vuole frenare la sua corsa per gli infortuni, ma in cuor suo – nel profondo – sa che lo hanno debilitato.

Fatica tanto, tantissimo, a trovare la migliore condizione: nel frattempo le candeline aumentano, piano piano, arrivando a 31. La Premier bussa alla sua porta in una fase fondamentale della sua carriera: rilanciarsi o mollare. Il Re Leone pregusta l’occasione di un nuovo regno, con i predecessori che lo guardano, là in alto, nel cielo. Tra le altre stelle ne primeggia una: è il fantasma di Llorente con la maglia dell’Athletic Bilbao, ma anche della Juve di Conte. Il miglior Llorente, capace di segnare 52 gol in tre stagioni, ombra del giocatore che ha sinora segnato un gol in Premier League, seppur molto bello.

llorente gol

L’area di rigore non sembra più casa sua, bensì un luogo infestato dagli spiriti passati, come se quello stesso luogo trasmettesse ripetutamente le immagini dei passati gol di Llorente: se poi aggiungiamo uno Swansea in caduta libera, la frittata è servita. Un attaccante come lui necessita di un apparato organizzativo ben collaudato che esprima un gioco fluido e serva una quantità di palloni giusti, precisi: ecco, ci vorrebbe il miglior Gylfi Sigurdsson, un altro fantasma in preda ad un sonnifero calcistico parecchio spinoso. Se non si sveglia lui, è difficile ingranare, specie se pure Jefferson Montero si infortuna e Ayew lascia la baracca: ci si aspettava una migliore gestione societaria, che ha piazzato il doppio colpo “illusorio” Llorente-Baston. Due buoni attaccanti, ma quando perdi esterni offensivi efficaci diviene impresa ardua raggiungere cime realizzative elevate.

llorente stats

La stagione non è finita e Llorente sembra non emettere alcun ruggito. Il Re Leone pare meno feroce: lo Swansea spera che sia un momento di riposo, spera che il suo leone possa tornare a ruggire come una volta.

Simba non ha mollato vendicando suo padre: riuscirà Llorente a sconfiggere definitivamente il suo digiuno?

Solo il tempo stabilirà se il Re Leone potrà ruggire ancora.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *