Let us dream again

Lasciateci sognare, alias non svegliateci. Insomma, interpretate il tutto come preferite: quel che è certo è che, alla vigilia del Community Shield, Leicester non è affatto paga del successo in Premier League di tre mesi addietro, e ha tutta l’intenzione di perseverare nel proprio dormiveglia sportivo.

Solo una volta, dal 1908, data di inaugurazione del trofeo (ne abbiamo approfondito qui i cenni storici), le Foxes sono riuscite nell’impresa di metterne in bacheca un’edizione. Correva il 1971, e all’epoca la dicitura ufficiale lo etichettava come Charity Shield. Fu una partecipazione del tutto inaspettata, derivata dalla decisione dell’Arsenal – campione d’Inghilterra in carica – di non prendere parte alla gara: il Leicester, classificatosi primo nella seconda divisione britannica, fu così designato come antagonista del Liverpool (a sua volta vincitore della FA Cup), che sconfisse per 1-0.

Era il Leicester di Steve Whitworth – che si guadagnò la palma di man of the match siglando il gol vittoria -, di Ally Brown e di John Farrington, nonché quello di Jimmy Bloomfield, tecnico subentrato a giugno all’irlandese O’Farrell. Erano altri tempi, ma la sensazione è che lo spirito delle Foxes rispecchiasse in gran parte quello che chi ama il calcio ha vissuto e vive quotidianamente da una decina di mesi a questa parte.

Fermatevi per un momento, fatelo per ricordare quanto a lungo e con quanta intensità si è parlato di Leicester fino a maggio. Fate riaffiorare, nella vostra mente, tutte le emozioni più belle e sincere che avete avuto modo di vivere in quelle interminabili settimane. Accendete quella televisione meravigliosa che è la memoria, riavvolgete il nastro e tornate al pianto di Ranieri, al gol di Hazard, al terremoto causato dai 33mila del King Power. Non male, non vi pare?

Voglio condividere la sensazione che io stesso, da tifoso del calcio, sto provando in questo istante. Una sensazione particolare, che suggerisce di rispolverare tutto ciò che ho avuto la fortuna di vivere, seppur indirettamente, appena tre mesi fa. Io ho provato a seguirla, ed è stato indescrivibilmente bello.

Okay, excursus terminato. Possiamo tornare a noi.

Il dubbio è alla luce del sole: riuscirà il Leicester a ripetere la straordinaria annata appena trascorsa, o quantomeno a non discostarvisi in maniera esagerata? Altamente improbabile la prima, non da escludersi la seconda. Chi ha deluso nel corso della passata stagione (i club di Manchester su tutti) si è degnamente rinforzato, e tutto lascia presagire ad un 2016/17 ben più anonimo, considerato anche che le Foxes dovranno gestire l’impegno europeo, naturale conseguenza del primo posto in Premier.

Se da un lato è vero che è lecito aspettarsi una stagione di profilo minore, è altrettanto logico pensare che Ranieri vorrà puntare tutto sulla gara di domani: il trionfo in Premier League è stato un qualcosa di unico e sensazionale, ma bissarlo con un secondo trofeo nel giro di pochi mesi addolcirebbe ulteriormente il palato più zuccherato d’Europa.

L’organico, che a giugno sembrava sgretolarsi pezzo dopo pezzo, è invece rimasto pressoché intatto: la squadra che scenderà in campo per affrontare il Man United sarà poco meno che identica a quella che ha condotto la città più acclamata e benvoluta del calcio mondiale al primo titolo nazionale della sua storia. Dei tre gioielli il primo – Kanté – è partito, il secondo – Vardy – si è fermato con un piede e mezzo già nel vuoto del precipizio che di nome fa Arsène e di cognome Wenger, mentre il terzo – Mahrez – sta tutt’ora tentando di lasciarsi scivolare addosso la tentazione delle big.

Mahrez Screenshot

Errata corrige: sta venendo obbligato a lasciarsi scivolare addosso la tentazione delle big. Srivaddhanaprabha docet.

Sono inoltre arrivati, piuttosto sottotraccia, alcuni nuovi innesti davvero interessanti. Ron-Robert Zieler è il primo di questi: da ben sei stagioni in Bundesliga nelle vesti di estremo difensore titolare dell’Hannover, il tedesco ha scelto Leicester nel momento migliore della sua carriera. La missione teorica consisterà nello spodestare Schmeichel, quella pratica nel fargli da vice. Non ce ne vorrà Ron-Robert, il cui nome ricorda tanto l’appellativo con cui Hermione Granger sbeffeggiava Ronald Wesley in un episodio della celebre saga di Harry Potter. Un paio di curiosità (legate al pallone, stavolta): Zieler, che agli albori della propria carriera difendeva i pali – nemmeno a farlo apposta – della selezione U18 del Man United, si è laureato campione del mondo con la sua Germania nel 2014 senza scendere in campo neanche per un minuto.

Altro elemento da non perdere di vista e che andrà senza dubbio giudicato tenendo conto del fattore ambientamento è Ahmed Musa. Pagato la bellezza di €20M (forse troppi?), il nigeriano classe ’93 è stato scelto per incrementare l’assortimento di punte a disposizione di Ranieri, e per sopperire ad un’eventuale partenza di Ulloa, il cui nome circolava con una certa insistenza dalle parti di Swansea fino a non molti giorni fa.

Se Zieler e Musa ricopriranno, almeno inizialmente, il ruolo di comparse, lo stesso non si può dire di Nampalys Mendy. Mediano francese da poco 24enne, il sostituto naturale di Kanté viene da Nizza: Ranieri lo conosce dai tempi del Monaco, e ha fatto sborsare €16M al facoltoso Srivaddhanaprabha (sì, quello di prima) per portarlo alla sua corte.

Abbiamo approfondito qui, poche settimane fa, il discorso inerente al mercato delle Foxes. Dedicato ai più curiosi e consigliatissimo a tutti gli altri.

Non vi troverete citato il nome di Bartosz Kapustka, trequartista polacco classe ’96 che ha ben figurato ad Euro 2016 con la selezione di Nawalka. Il suo acquisto, definito appena mercoledì, è la dimostrazione di come il club sia deciso a cavalcare l’onda derivante dal successo in Premier per impostare un ciclo che possa rivelarsi durevole e che non pretenda presuntuosamente risultati eccelsi, bensì che si accontenti di piazzamenti soddisfacenti.

Ranieri lo sa bene, e non perde occasione per ripeterlo già dal day after del titolo: “Mi sono già dimenticato di quello che abbiamo fatto nella scorsa stagione, sono concentrato solo sul presente. Siamo ambiziosi, ma sappiamo che sarà dura ripeterci”, le testuali parole, profuse nel corso della conferenza stampa di ieri.

A 65 anni e con una carriera intensa alle spalle come la sua, è ampiamente comprensibile che The Tinkerman abbia deciso di optare per una politica di basso rilievo anche in fatto di esternazioni. Appunto puramente personale: bene raffreddare gli animi, male congelarli. A buon intenditor, poche parole.

Di fronte, un Man United mai prima d’ora così affamato (e con un Ibra in più, che abbiamo osato mettere a confronto con Vardy) fa innegabilmente paura. Difficile stabilire quale delle due formazioni rappresenti l’incognita più grande: i riassettatissimi Red Devils, orfani di Van Gaal e guidati da Mourinho, o le appagate Foxes, consapevoli di aver già fatto ampiamente il loro dovere ma allo stesso tempo caricate dalla propria coscienza?

Leicester attende sfregandosi le mani, certa che il peso della pressione sia tutto dalla parte della Manchester rossa e probabilmente sottovalutando la tensione dei propri beniamini. Fattore che, oltre ad essere in parte collegabile a quanto appuntato sopra in merito a Ranieri, rischia di tramutarsi in un ostacolo per le Foxes stesse.

Let us dream, hanno cantato innumerevoli artisti nel corso dell’ultimo secolo. Non lo ha fatto per precise ragioni stilistiche Andrea Bocelli al King Power Stadium, quando, invitato da Ranieri in persona, si è esibito in una commovente performance di fronte agli occhi dei neo campioni d’Inghilterra, ma sono convinto che l’inno al sogno non avrebbe affatto stonato.

Con un again in fondo, tra parentesi magari. Perché di tempo per sognare, a Leicester, ne hanno avuto in abbondanza, e domandarne altro al buon Ipno potrebbe suonare come richiesta un po’ sfacciata.

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