Let it Burnley

Tre mesi: poco tempo è passato da quando il Burnley, squadra proveniente dall’omonima città del Lancashire, è ufficialmente tornato in Premier League.

Lo ha fatto a due stagioni di distanza dall’ultima volta e, di conseguenza, per la seconda volta in tre stagioni. Il fatto curioso è che i Clarets sono stati promossi, da primi in classifica, con lo stesso numero di punti (93) di quel “vicino ma lontano” 2014, anno nel quale la squadra amaranto raggiunse l’obiettivo con lo stesso punteggio arrivando, però, seconda.

Festeggiamenti a promozione ottenuta
“Perché è un bravo ragazzo!”

Che poi, pensandoci bene, è cambiato davvero poco da quel periodo. C’è sempre Sean Dyche in panchina: nessuno è riuscito a spodestare il tecnico inglese dalla panchina del Turf Moor, nemmeno la nazionale inglese che lo ha a lungo inseguito ma che, anche a causa del muro issato dal presidente Mike Garlick, ha dovuto virare su “Big SamAllardyce per il dopo Roy Hodgson. Il capitano, due anni dopo, è sempre Tom Heaton, annoverato fra i migliori numeri uno della passata stagione e, proprio per questo, convocato agli Europei come terzo portiere dall’ex tecnico di Inter e Fulham; in attacco c’è ancora lui, Sam Vokes, gallese autore di 15 gol l’ultima stagione; non mancano Mee, Barnes, Kightly, ed è sempre lì anche Scott Arfield, canadese autore del primo gol stagionale contro il Chelsea. Insomma, la spina dorsale del Burnley è più o meno rimasta la stessa, anche perché, come diceva sempre Vujadin Boskov, “squadra che vince non si cambia”.

Non ci sono grossi cambiamenti, se non si fosse capito, nel Burnley che quest’anno si appresta ad affrontare il massimo campionato inglese. Gli unici ad essere andati via sono stati Michael Duff, che ha appeso le scarpette al chiodo dopo 12 anni nel team Claret & Blue, e Joey Barton, il “delinquente” che ha preferito accasarsi al Rangers di Glasgow, dopo che la squadra dei protestanti scozzesi è riuscita a tornare in Scottish Premiership: non è servito a niente il titolo di Miglior Giocatore della passata stagione per far rimanere il numero 13 sul prato di Turf Moor. Sono arrivati, al loro posto, Jon Flanagan, terzino, in prestito dal Liverpool, e Johann Berg Gudmundsson, ala islandese retrocessa nella passata stagione con il Charlton Athletic. Malgrado possano sembrare “acquisti sottotono”, il primo potrà far vedere a tutti quanto di buono dimostrato tra i Reds nelle poche occasioni avute a disposizione tra i grandi, mentre per il secondo – reduce dagli Europei in Francia con l’Islanda – parla l’ultimo biennio tra gli Addicks: 16 gol, la maggior parte da fuori area e su punizione. Metronomo del centrocampo, uomo ovunque, è stato il fulcro del gioco dei biancorossi.

Il vichingo con la nuova maglia durante un amichevole
Il vichingo con la nuova maglia durante un amichevole

Soprattutto sono rimasti Michael Keane e Andre Gray: sono loro gli uomini in più a disposizione di Sean Dyche, sempre che restino al Burnley prima della fine del mercato estivo, cosa non scontata nonostante il loro prezzo poco accessibile per chiunque.

Keane, classe ’93 con un passato nelle giovanili del Manchester United, è oggi sogno proibito del Leicester di Ranieri, che finora non è riuscito ad acquistarlo nemmeno con un’offerta da 20 milioni: giovane dotato di ottimo temperamento e perfetto nel gioco aereo (5 gol la passata stagione, ed è un difensore), sarà uno dei pilastri della nazionale inglese che verrà.

Capitolo a parte, invece, quello riguardante Gray: due anni più vecchio del compagno, sembra sulla via della permanenza dopo i 23 gol dello scorso anno. Si tratta di un centravanti che può giocare anche da esterno, bravo con i due piedi e nel gioco aereo: insomma, può essere veramente un crac in Premier League. Grazie ad un precampionato oltre la perfezione (8 gol in cinque partite, di cui una doppietta al Bradford e una tripletta al Rangers dell’ex compagno Barton), Sunderland e Arsenal hanno allungato gli le mani su di lui, ottenendo in cambio però risposta negativa; acquistato per 12.5 milioni di sterline dal Brentford, ora chi lo vuole ne deve sborsare almeno 30, non male per un 25enne che ha sempre giocato nelle serie minori.

L’auspicio, per questa squadra, è che non sia tutto soltanto un fuoco di paglia, l’ennesimo: è stato meraviglioso vedere il Burnley giocare in Championship, ora attendiamo solamente di vederlo alle prese con la Premier League che sta per arrivare.

Sperando, il prossimo maggio, di raccontare una storia diversa da quella di due anni fa.

State salendo, l’importante è non scendere troppo presto

 

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