L’anno di Bonucci

Esistono pochi calciatori in grado di provocare sentimenti contrastanti come Leonardo Bonucci. Da un lato, chi lo considera un giocatore sopravvalutato, espressione massima di uno stile Juventus fatto di superbia e arroganza; dall’altro, invece, coloro i quali pensano che si tratti del miglior difensore centrale al mondo, se non della storia del calcio italiano. Le due fazioni possono anche riassumersi in juventini ed anti-juventini, per una differenza ideologica che risale al Medioevo: Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Potrebbe infatti essere stato scritto da Machiavelli in persona.

The Prestige

Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata “la promessa”. L’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario: un mazzo di carte, un uccellino o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale… sì, inalterato, normale. Ma ovviamente… è probabile che non lo sia. […] Il secondo atto è chiamato “la svolta”. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora voi state cercando il segreto… ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati. Ma ancora non applaudite. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo “il prestigio”.

Michael Caine, nel film diretto e scritto da Christopher Nolan, ci aveva visto lungo. La Juventus, a inizio stagione, ha mostrato a tutti la sua volontà di vincere il sesto scudetto. A metà del cammino, però, si è riscoperta fragile: era in realtà solo un trucco. Il prestigio, alla fine, ha fatto riapparire il tricolore sulle maglie bianconere. Leonardo Bonucci può essere l’esempio ideale per raccontare l’annata leggendaria dei bianconeri. Che, un giorno, capiranno anche come riuscire a vincere le finali.

La stagione 2016/17 di Leonardo Bonucci, però, sarà ricordata anche per le vicende che hanno visto coinvolti i suoi figli, per motivi profondamente diversi. Se infatti il piccolo Matteo ha dovuto affrontare una malattia che ne ha messo a rischio la stessa vita (fortunatamente risoltasi nel giro di qualche mese) parlando di cose meno serie non si può non citare la storia di Lorenzo, tifoso del Torino e del suo idolo, il Gallo Belotti. Un granata in casa bianconera non si era ancora visto.

Le immagini del bambino triste alla festa scudetto della Juventus hanno fatto sorridere in molti, regalando anche un’immagine più “umana” dello stesso Bonucci calciatore. Nel frattempo, però, il numero 19 bianconero ha anche giocato, centrando l’ennesimo scudetto da protagonista e disputando la sua migliore stagione in carriera. Stagione che gli ha permesso di entrare nei magnifici 7 scelti dalla nostra redazione.

“La Promessa”

Le ambizioni di vittoria della Juventus non erano certo un segreto. I bianconeri partivano da assoluti favoriti dopo il calciomercato estivo, avendo in un colpo solo rafforzato se stessi e indebolito le avversarie. La promessa dello scudetto della leggenda era dunque nell’aria, ma a metà stagione gli uomini di Allegri si sono ritrovati con 4 sconfitte in trasferta e con un gioco non all’altezza delle rivali Roma e Napoli.

Il punto più basso

Possiamo individuare la trasferta di Genova come punto critico della stagione bianconera: nessuno era riuscito a segnare tre reti in 30 minuti alla capolista negli ultimi anni, con una serie di errori (anche personali) veramente inaspettati. In quel momento si è forse insinuata in Allegri l’idea di cambiare modulo ed impostazione di gioco: nessuno riesce ad imparare qualcosa dalle sconfitte come la Juventus.


Simeone poi siglerà il gol dell’ 1-0

Perché è l’anno di Bonucci

Il ruolo di Bonucci, nonostante qualche errore di troppo, non è però mai stato in dubbio, vista la qualità tecnica di cui dispone il difensore classe 1987.

La ricerca della manovra dal basso è uno dei cardini del calcio moderno. Nella prima Juventus di Antonio Conte, il ritmo era scandito da un certo Andrea Pirlo, con Bonucci secondo incaricato a gestire il primo possesso in caso di marcatura asfissiante sul regista ex Milan. Con l’addio del Maestro, i bianconeri hanno cercato diverse soluzioni prima di approdare al nuovo 4-2-3-1 in cui il baricentro della squadra è stato decisamente spostato in avanti e la trasmissione veloce del pallone verso gli attaccanti (Dybala soprattutto) diventa fondamentale. L’uomo solitamente incaricato di verticalizzare è proprio Bonucci. L’apporto del difensore non è infatti cambiato con l’arrivo del nuovo modulo, garantendo la stessa qualità in fase di impostazione. I passaggi completati in media in 90 minuti sono 65 (precisione dell’87%): numero che lo pone al quinto posto in assoluto in una speciale classifica dominata dal Napoli per ovvie ragioni (dietro a Jorginho, Hamsik, Albiol e Koulibaly). Il difensore bianconero è anche il primo giocatore di movimento per passaggi lunghi riusciti (7,9, statistiche Whoscored.com): i suoi cambi di gioco sono ormai il vero marchio di fabbrica, soprattutto con lo spostamento di Mandzukic sul lato sinistro dell’attacco a dominare fisicamente sui terzini avversari.

Dal punto di vista difensivo Bonucci continua a preferire la lettura e l’anticipo sull’avversario rispetto al contrasto. Il passaggio dalla difesa a tre a quella a quattro ha definitivamente smentito anche coloro i quali credevano che Bonucci fosse capace di giocare solo se “protetto” da Barzagli e Chiellini. I duelli difensivi  vedono il centrale bianconero uscire spesso vittorioso (72% di successo, dati Wyscout.com): percentuale che aumenta man mano che ci si avvicina alla porta, sfatando dunque il mito che vede Bonucci incapace di contrastare efficacemente gli avversari nell’uno contro uno. La sua abilità nel pressare in avanti permette impedisce spesso agli avversari di prendere campo, permettendo dunque ad Allegri di raggiungere un equilibrio tattico altrimenti difficilmente percorribile.

A questo fatturato vanno poi aggiunte ben tre reti (contro Napoli, Udinese e Genoa) che, aggiunte alle due segnate in Coppa Italia e Champions League, portano a cinque il suo nuovo record personale. Sempre con la solita esultanza.


Ruolo: difensore centrale

La considerazione di Bonucci è dunque cresciuta notevolmente anche all’estero, tanto da portare il Telegraph a metterlo al primo posto nella classifica dei migliori difensori in giro per il mondo. Classifica dal valore relativo, visto che non viene fatta distinzione tra terzini e centrali difensivi, ma che rende l’idea di quanto Bonucci sia migliorato durante la sua esperienza in bianconero. Il timido difensore che annaspava nella Juventus del settimo posto targata Delneri è ormai solo un lontano ricordo.

“La svolta”

La partita contro la Lazio, con il cambio di sistema di gioco, può essere considerato il momento di svolta per tutti i giocatori in campo, convinti da Allegri a sacrificarsi per continuare a vincere. Lo stesso Bonucci vedrà il suo rendimento alzarsi considerevolmente, insieme a quello dell’intero reparto difensivo. Quando si dice “cambiare marcia”.

Il punto più alto

Il momento migliore non può che essere la vittoria del sesto scudetto consecutivo. Una storia entrata nella leggenda che Bonucci ha scritto da assoluto protagonista e che gli varrà, nel tempo, l’immortalità calcistica per i tifosi bianconeri.

Qualcuno non sembra essere contentissimo

L’anno di Bonucci in una foto

Modern Family. Matteo, influenzato dai compagni di asilo, conferma la cara vecchia teoria che vede i torinesi tifare spesso per il Toro, piuttosto che per la Vecchia Signora. Bonucci ha preso con filosofia la singolare scelta del suo primogenito, convinto forse di riuscire a fargli cambiare idea un giorno.

“Il Prestigio”

Il mancato Triplete non deve oscurare la splendida stagione disputata dal numero 19, vero e proprio leader e simbolo di una Juventus mai sazia di vittorie. Anche di fronte alle difficoltà che la vita gli ha posto davanti, il difensore classe 1987 è riuscito a reagire dando prova delle sue qualità morali prima che di quelle tecniche.

In questo continuo parallelismo tra vita privata e prestazioni sul campo, Leonardo Bonucci ha fatto breccia anche nel cuore dei suoi detrattori. Forse è questo il suo più grande successo della stagione appena trascorsa. Per tutti gli altri, rimane la sua esultanza tipica: non sarà il gesto più elegante al mondo (anzi) ma è l’unica risposta da dare a chi non riesce a scindere l’aspetto sportivo dalla realtà di tutti i giorni.

 

Sei scudetti consecutivi possono essere considerati magia?

Tratto da The Prestige (2006) di Christopher Nolan

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