Le vie tortuose di Ben Yedder

Il calcio, quello vissuto e praticato in strada, sembra oramai appartenere ad altri tempi, se non addirittura ad atri continenti. Pensare al calcio di strada rimanda il nostro pensiero all’infanzia, momenti di spensieratezza, ma fino ad un certo punto. Tutti i ragazzini che hanno corso dietro ad un pallone sono necessariamente confluiti nelle scuole calcio più vicine, con il benestare dei genitori, certamente più contenti e più sicuri nell’affidare i propri figli ad un centro di formazione, piuttosto che all’espressione non regolamentata e non sorvegliata del calcio da strada. Pochi sono gli esempi di questa street culture in Italia – forse Napoli per il suo respiro mediterraneo fuori dalla norma – ma se dovessimo estendere la nostra indagine non troveremmo molti altri luoghi in Europa che hanno mantenuto nel tempo, come parte integrante della propria cultura popolare, il calcio giocato per strada.
E’ evidente come si stia parlando di un fenomeno che viene dal basso, da quei substrati della popolazione che per ragione socio-politiche sono gli ultimi ad essersi formati.

I flussi migratori, che hanno irrorato le nostre capitali di nuove famiglie provenienti da altri continenti, in cerca di una speranza di lavoro, o nel peggiore dei casi in fuga da una guerra, hanno restituito questa dimensione popolare, che altrimenti sarebbe andata perduta.

Di questo fenomeno sociale ne hanno risentito le espressione culturali delle periferie, in cui il pallone è ritornato a rimbalzare per l’asfalto delle strade e dei campetti. La seconda generazione di immigrati è stata in alcuni casi – vedere il Belgio – un vero e proprio propulsore di talento che ha contribuito in maniera decisiva alla rinascita di una selezione, destinata a sprofondare nell’anonimato del ranking Fifa. In alternativa basti pensare alla Germania, campione del mondo nel 2014, o alla Francia finalista di Euro 2016.

Le federazioni da qualche tempo hanno contribuito alla nascita di scuole calcio e centri di aggregazione attraverso i quali reperire e valorizzare quei ragazzi talentuosi, che altrimenti sarebbero stati abbandonati a se stessi in una condizione di anonimato cronico. Ma tuttora il flusso di talento che sgorga dai quartieri popolari, le incognite, legate allo sviluppo calcistico, sono molte e di vario tipo. E non è un caso che alcuni ragazzi meritevoli di attenzione sfuggano ai radar delle scuole calcio.

Fuoco latente

Wissam Ben Yedder è nato a Parigi nel 1990 da genitori algerini, in una delle tante banlieue presenti nella zona dell’Ile de France. Il modo in cui si è imposto nel calcio professionistico è una delle rappresentazioni più nitide di quanto sia difficile individuare con certezza ragazzi di talento e di quanto il loro sviluppo possa essere influenzato da un’infinità di incognite incalcolabili.

Paul Pogba, anch’egli nato e cresciuto nella periferia parigina, a sedici anni si trasferì a Le Havre, con una bella dose di aspettative sul suo conto, dovute alle sua enormi qualità, tanto che negli anni successive si sarebbe scatenata una battaglia tra il club francese ed il Manchester United per accaparrarsi le sue prestazioni.

Se l’attuale giocatore del Manchester United era fin da ragazzino un crack, capace di attirare su di sé grandissime attenzioni, Ben Yedder se ne restava nell’anonimato, giocando a futsal nel tempo libero, a conferma di quanto sia difficile riuscire a muoversi ed individuare dei potenziali talenti nell’anarchia del calcio giocato per strada.

Proprio il futsal. E’ in un terreno insolito che Ben Yedder muove i suoi primi passi nel mondo del calcio. A 10 anni comincia a giocare in palestra, un luogo tanto atipico quanto adatto alle caratteristiche del giocatore da strada, ed è lì che resterà per qualche altro anno. Le sue prime apparizioni a 11 risalgono al 2007 e il ragazzo dimostra da subito che il passaggio dal parquet all’erba non sarà poi così difficile. Sei mesi all’Uja Alfortville, squadra di quarta divisione, fanno capire subito che lui nei dilettanti è totalmente fuori luogo: 9 gol e 16 assist ne consacrano l’esplosione, mettendone in luce tutte le qualità, tanto che per lui fioccano offerte su offerte dai professionisti.

Ben Yedder sceglie Tolosa, rifiutando offerte ben più attraenti come quelle di Monaco e Lille. Il suo talento è stato un fuoco latente, capace di infiammarsi nel momento giusto, irradiando i campi delle periferie parigine e gli occhi degli osservatori che increduli osservavano le sue giocate. Proprio quel talento fiammante, che aveva stupito gli addetti ai lavori, sembrava essersi sopito, imbattendosi violentemente contro quello scoglio che è il professionismo. Il suo primo allenatore a Tolosa, Alain Casanova, riguardo al suo ambientamento si pronunciò abbastanza drasticamente.

Avevo l’impressione che non avesse alcuna ambizione, che considerasse il contratto firmato con noi un punto di arrivo e si accontentasse

Ciò nonostante Ben Yedder riuscì la stagione successiva a conquistare la fiducia del tecnico, attraverso una preparazione estiva, svolta ad alto livello. La sua considerazione crebbe di pari passo all’aumento di confidenza con i ritmi e la vita del calciatore professionista.

La stagione 2012-13 è la stagione della consacrazione in Ligue 1, con 15 reti in 34 presenze, Ben Yedder si presenta al pubblico francese in grande stile.

Nelle restanti tre stagioni a Tolosa, il franco-algerino diventerà un idolo della tifoseria, mettendo a segno la bellezza di 56 reti e contribuendo in maniera decisiva a salvare la propria squadra nell’ultima parte di stagione.

Futsal e concretezza

I fatti e il pensiero comune ci portano spesso a pensare che i giocatori che provengono dal futsal siano giocatori estremamente tecnici sì, ma anche estremamente inessenziali, accompagnando alle inequivocabili doti tecniche anche una buona dose di superficialità che non tutti, a partire dagli allenatori fino ad arrivare ai tifosi, gradiscono. Questo è certamente vero, la parte inessenziale nei giocatori provenienti dal futsal è in gran parte di loro ben visibile – e di sicuro loro non fanno niente per nasconderla – ma se queste generalizzazioni possono reggere per molti giocatori, per Ben Yedder assolutamente no.

Ben Yedder porta con sé le caratteristiche tipiche di un giocatore di calcio a 5, ma nel tempo ha imparato a renderle compatibili alla perfezione con le caratteristiche del centravanti moderno. La sua velocità d’esecuzione proprio ereditata dal futsal, unita ad un killer instinct niente male, lo hanno portato costantemente a ridosso delle prime posizioni nella classifica marcatori in Ligue 1, dietro solamente alle stelle del Paris Saint Germain.
Il suo bagaglio tecnico mostra, in virtù della sua formazione indoor, una completezza per certi versi assurda. La cosa veramente impressionante è la velocità con cui riesce a prendere le decisioni in campo, che esse siano un movimento in profondità, un’assistenza al compagno meglio posizionato o la conclusione in porta.
Come ogni predatore deve abituarsi alle condizioni di vita del proprio habitat, così Ben Yedder si è abituato immediatamente al calcio a 11, plasmando le caratteristiche del giocatore di futsal sul modello di gioco richiesto al giocatore offensivo che occupa stabilmente gli ultimi 25 metri di campo. Il suo fisico (1.70 m) non lo ha reso adatto a giocare lungo le corsie laterali (ruolo che inizialmente ricopriva spesso) e così lui pian piano è riuscito a rendere compatibili le sue caratteristiche con quelle del centravanti, diventando il punto di riferimento offensivo del Tolosa negli scorsi anni.

Destro, sinistro, persino colpi di testa, Ben Yedder ha un bagaglio tecnico invidiabile, che, unito al suo spietato cinismo, gli ha permesso di attirare su di sé la luce dei riflettori di alcuni top club europei.


Avventura andalusa

L’ultima annata a Tolosa con 17 gol è stata il trampolino di lancio perfetto per il centravanti franco-algerino. Declinando le offerte provenienti dalla Premier, di Arsenal e Tottenham, Ben Yedder è approdato in Agosto a Siviglia, sposando uno dei progetti più ambiziosi d’Europa.
Nel laboratorio tattico di Jorge Sampaoli Ben Yedder si è messo subito in mostra, andando a segno nel pirotecnico 6-4, con cui il Siviglia ha battuto all’esordio l’Espanyol. Da lì in poi per lui un mese fatto di enormi difficoltà, i concetti di gioco applicati da Sampaoli non sono facili da immagazzinare e l’ex Tolosa ha perso diversi posti nelle preferenze del tecnico, tanto da essere escluso, causa scelta tecnica, per la trasferta del San Mamès, due settimane fa.
Nonostante questo esclusione cocente, Ben Yedder ha risposto al proprio tecnico, prendendosi una rivincita personale, appena tre giorni dopo. Il Siviglia ha battuto in una sfida cruciale il Lione – con una vittoria che potrà risultare decisiva per il passaggio del turno – e proprio Ben Yedder è andato a segno, risultando decisivo ai fini del risultato, visto che la partita è finita per 1-0 a favore degli andalusi.

Ben Yedder ha preso il via e non sembra fermarsi più: pochi giorni dopo sarà ancora decisivo, segnando una doppietta importantissima contro l’Alaves.
Le critiche pubbliche che Sampaoli ha perpetrato nei suoi confronti paiono scivolargli addosso, sul suo fisico minuto. Nemmeno il tempo di criticarlo e Ben Yedder ha risposto, certificando la possibile coesistenza con Luciano Vietto.
La mole di gioco che riesce a produrre il Siviglia sembra calzare a pennello sulle sue caratteristiche, lui, un finalizzatore spietato, al servizio di una delle squadre più creative del panorama europeo.
La schiera di trequartisti che Sampaoli decide di schierare, contribuirà sicuramente a comprimere e spingere Ben Yedder verso una posizione di campo ancora più avanzata. I gol segnati per adesso sono stati fatti nell’area di rigore avversari, tutti frutto della sua velocità d’esecuzione e della sua intelligenza nel capire dove potrà finire il pallone prima degli avversari.

Il suo cinismo si può misurare dalle sue statistiche: il centravanti francese ha messo a segno 3 gol in questo inizio di stagione, facendo registrare una media di 1.8 tiri a partita: numeri assurdi che confermano la sua incredibile prolificità sotto porta.

Ben Yedder è partito dal basso, in un ambiente che, per quanto abbia contribuito a svilupparne alcune sue caratteristiche, poteva essere per lui solo di passaggio. Ha fame e voglia di segnare, non fa niente di superfluo, ma fa tutto in funzione del gol. Quale posto è migliore del luna park andaluso per affermarsi?

#goWiss

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