Le sette vite di Evra

Nella spumeggiante Francia tutta estro e fantasia che ieri sera ha raggiunto la finale dell’Europeo di “casa”, i riflettori sono puntati sui capelli biondi del Petit Diable (il piccolo diavolo in Italiano) Antoine Griezmann, che ha trascinato la sua nazionale a suon di gol (ben 6) fino all’ultimo atto della competizione.

E’ bene, però, non concentrarsi esclusivamente sulla classe e sul grande potenziale offensivo dei transalpini, e non tralasciare quindi uno degli uomini di fiducia del CT Deschamps: Patrice Evra. Fu proprio il tecnico francese a cambiargli ruolo definitivamente arretrandolo in posizione di terzino quando entrambi erano alla corte del Monaco, nel 2002, e da allora fra i due è nata una stima reciproca.

L’attuale terzino della Francia, che a inizio carriera era solito giocare in posizione di ala, vive le sue prime esperienze da professionista in Italia, in C1 al Marsala e in Serie B al Monza, dove impara la tattica e i movimenti da svolgere in campo, che lo portano a essere uno dei migliori esterni bassi d’Europa.

Nelle ultime interviste alle televisioni italiane ha a più riprese dichiarato:

“In Serie A si impara di continuo, soprattutto a stare in campo, è il campionato che insegna di più tatticamente”

E se lo dice lui che oltre a quelle del Nizza e del Monaco, ha vestito anche la prestigiosa maglia del Manchester United c’è da crederci.

Per quasi 9 stagioni è stato il titolare inamovibile della fascia sinistra dei Red Devils, diventando uno dei pupilli di Sir Alex Ferguson e vice-capitano della squadra. Nel 2014 è passato alla Juventus e dopo un primo periodo di difficoltà e ambientamento è risultato poi fondamentale sia in campo che nello spogliatoio.

E’ stato proprio lui, insieme a Buffon, a strigliare la squadra dopo la bruttissima sconfitta di Sassuolo dello scorso anno, preludio alla svolta bianconera che avrebbe portato la squadra al secondo double di fila e al quinto scudetto consecutivo.

  Evra con la seconda Coppa Italia vinta in due anni di Juventus.

Non c’è da stupirsi che la Juventus voglia rinnovargli per altri 2 anni il contratto: Evra è un ibrido fra un soldato e un professore, per il suo modo di stare in campo e per la sua capacità di leggere le partite, facendo della concentrazione e della continuità il suo marchio di fabbrica.

Anche per questo nella passata stagione i tifosi Juventini si sono sorpresi quando a tempo ormai scaduto, sul 2-1 per la Juve, nella gara di Monaco valevole l’accesso ai quarti di finale della Champions League, Evra è partito palla al piede dall’area di rigore invece di rinviare nell’iperspazio, consentendo a Vidal di propiziare il goal che sarebbe valso l’uscita bianconera dalla competizione.

Da quel momento Patrice quando cammina per le vie di Torino, ogni tanto si sente urlare dietro: spazzala!. Nonostante l’errore costato così caro, i tifosi lo adorano per la sua leadership, per il suo carisma e per la sua voglia di vincere, che reincarna alla perfezione lo stile Juve.

Il terzino francese nella sua carriera però, oltre ai tantissimi trofei vinti in giro per l’Europa, detiene un record tutt’altro che invidiabile: ha giocato 5 finali di Champions League con Manchester United (3), Monaco e Juventus, vincendone soltanto una con lo United contro il Chelsea nella notte di Mosca, quando Terry scivolò sul dischetto.

  Evra mostra l’unica Champions League vinta su 5 finali disputate

Il rapporto di Evra con la propria nazionale, in passato è stato controverso: nel 2006 Domenech lo lascia misteriosamente a casa dopo averlo convocato per tutte le qualificazioni.

Dopo aver partecipato ai deludenti Europei  del 2008, con la Francia uscita ai gironi per mano di Italia e Olanda, Evra diventa capitano. Durante i Mondiali in Sudafrica del 2010 le ruggini fra il terzino e il tecnico francese Domenech riaffiorano: dopo l’allontanamento di Anelka, Evra e il vice-capitano Gallas si fanno portavoci di una sorta di rivoluzione calcistica. In questo clima da guerra fredda con la squadra da una parte e lo staff tecnico dall’altra, l’eliminazione dei transalpini non poté che essere una normale conseguenza logica.

Colpevole da capitano di non aver fatto gli interessi dell’intero paese, il terzino d’oltralpe viene fortemente criticato in patria e tenuto fuori dal giro della nazionale per più di un anno. Dopo il periodo di “punizione” riesce a ritrovare la nazionale “solo” negli Europei 2012 e nei Mondiali 2014, ma senza la tanto amata fascia da capitano.

L’Europeo in corso, l’ha visto, dopo uno scivolone iniziale contro la Romania, ricominciare a giocare con la solita costanza e compattezza, balzando agli onori della cronaca solo per una strana posa da lui assunta durante la partita contro l’Irlanda che ha scatenato l’ironia del web e una miriade di fotomontaggi, alcuni dei quali esilaranti.

Uno dei fotomontaggi più divertenti è questo, con Evra che tiene in braccio il Re Leone.
Uno dei fotomontaggi più divertenti è questo, con Evra che tiene in braccio il Re Leone.

Nella semifinale contro la Germania, Evra gioca una partita perfetta. È lui a conquistarsi il rigore a pochi secondi dalla fine del primo tempo con un colpo di testa (di cui è uno specialista nonostante la bassa statura) intercettato dalla mano di Schweinsteiger. Il resto della gara è ordinaria amministrazione per uno come lui, che ha ora di fronte a sé l’ultimo atto di Parigi, per far dimenticare una volta per tutte il brutto episodio di 6 anni fa e sfatare il tabù di eterno secondo.

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