Le due facce del muro giallo

Si continua a indagare in Germania sull’attacco che ha colpito il pullman della squadra del Borussia Dortmund. Gli inquirenti, al momento, stanno seguendo due piste principali: quella islamica e quella antifascista. Una lettera di rivendicazione è stata ritrovata accanto al luogo delle esplosioni e fa riferimento ai Tornado in Siria e alla strage del mercatino di Natale a Berlino. La polizia federale tedesca ha rilevato le indagini. Ma ci sono dubbi: non è esclusa l’ipotesi depistaggio. Una seconda ipotesi segue la pista di una rivendicazione apparsa su un sito di estrema sinistra, in cui si accusa la squadra di fare troppo poco contro le famigerate tifoserie neonazi del Borussia.

Una terza pista invece punterebbe il dito proprio contro i gruppi nazisti presenti all’interno del “Muro giallo”. Non è ufficialmente oggetto di indagini, tuttavia questa mattina il quotidiano Sueddeutsche Zeitung ha ricordato che fra il patron del Borussia Dortmund, Hans-Joachim Watzke e gli hooligan neonazisti, in particolare con i gruppi “0231 Riot” e “Northside”, non corre affatto buon sangue. Poco tempo fa Watzke li ha buttati fuori dallo stadio e ha impedito che assistessero a una partita. Giorni dopo, sui muri della città della Ruhr è apparsa una scritta contro di lui: “finirai in un bagagliaio”. Il Borussia è da sempre una squadra impegnata per il sociale, di recente ha fatto molto per i profughi e spesso si è schierata contro questi gruppi neonazisti in diversi modi: dai sottobicchieri con scritto “Niente birra ai nazisti”, fino al video per deriderli. Abbiamo provato a capire quali sono i rapporti tra le frange più estreme della curva del Borussia.

Le macchie nere del muro giallo. Dortmund, città situata nel cuore dell’area industriale della Germania, è stata ed è ancora oggi una calamita per gli immigrati di tutto il mondo. Questi immigrati, molto spesso, hanno dovuto ad avere a che fare con un problema di tipo politico: la presenza di numerosissimi gruppi neo-nazisti della Nord Reno-Westfalia. Un fenomeno, quello del proliferare di realtà riconducibili agli ambienti dell’estrema destra, che non poteva non riversarsi anche nel mondo del calcio, da sempre bacino d’aggregazione e diffusione di contenuti per gruppi politici di destra e sinistra.
Non a caso alcune statistiche riportano che circa 100 neo-nazisti assistono regolarmente alle partite nella curva sud (la più grande d’Europa con i suoi 24.500 posti a sedere) del Signal Iduna Park, stadio del Borussia Dortmund. Un numero che è aumentato in maniera vertiginosa da quando il ministro degli interni Ralf Jaeger ha proibito l’NWDO, gruppo di resistenza nazionale di Dortmund, scatenando così le reazioni di tutti gli altri gruppi di tifosi di destra che hanno manifestato la propria solidarietà, attraverso una serie di striscioni calati in occasione di alcune partite dei campionati nazionali tedeschi. L’incremento della presenza neo-nazista allo stadio è parallela all’aumento delle aggressioni a sfondo politico o razziale che ha provocato nella zona del Nord Reno-Westfalia il maggior numero di aggressioni da parte di gruppi organizzati di estrema destra nell’intera Germania. Fra questi attacchi, uno dei più noti è quello avvenuto nel 2013 nei confronti Jens Volke e Thilo Danielsmeyer, due rappresentanti del Fan-projekt del Borussia Dortmund, gruppo fondato nel 1988 proprio per combattere xenofobia e razzismo.
Un’aggressione che non è passata inosservata. Dopo un apparente silenzio, i tifosi del Borussia Dortmund reagiranno con cori e striscioni a quest’azione meschina facendo riaffiorare lo spirito anti-nazista che aveva caratterizzato la loro squadra fin dalla fondazione. Già durante l’ascesa del Terzo Reich, il presidente del club di allora fu destituito per aver rifiutato di aderire al partito nazista, mentre alcuni dirigenti del club utilizzavano gli uffici della società per stampare volantini di propaganda anti nazista.

Gli striscioni pro Speziale. Nelle curve di tutto il mondo si parla la stessa lingua e, colori a parte, sembra che anche le correnti di pensiero siano più o meno le stesse. Non solo negli stadi italiani, ma anche in quelli europei. Già da qualche tempo il nome di Antonino Speziale è presente nelle curve degli stadi di Bundesliga ed è tornato a circolare sugli striscioni dei tifosi del Bayern Monaco sabato 4 febbraio, in occasione della gara tra gli uomini di Ancelotti contro lo Schalke 04. Nella Kurve Sud bavarese, sono comparsi messaggi a sostegno del ragazzo catanese, condannato per aver ucciso l’ispettore Filippo Raciti durante gli scontri che hanno preceduto il derby tra Catania e Palermo del 2 febbraio 2007. A dieci anni dall’accaduto, i tifosi tedeschi hanno voluto ricordare quell’episodio con dei messaggi eloquenti: «Speziale Libero», si leggeva sugli spalti dell’Allianz Arena. Dietro questi slogan la profonda convinzione che Raciti sia stato ucciso da un collega e non da Speziale che avrebbe pagato ingiustamente.

La stessa cosa accadde nel maggio 2014, sull’onda degli scontri che hanno preceduto la Finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli e in cui Ciro Esposito fu ucciso in una sparatoria. Il mondo ultras europeo, tra cui i tifosi di Bayern e Borussia Dortmund, decise di seguire le orme di Genny “a Carogna”, il capo ultrà della tifoseoria napoletana, salito agli onori della cronaca per aver trattato con la Polizia allo Stadio Olimpico dopo il conflitto a fuoco. Genny, al secolo Gennaro de Tommaso, vestiva una maglietta con la scritta «Speziale Libero». Le immagini di quella serata fecero il giro del mondo e quelle parole scritte in arancione sulla t-shirt di Genny furono nuovamente riprese in Germania. Nel fine settimana successivo, durante Bayern Monaco-Stoccarda fu esposto lo striscione «Speziale libero», riproposto dai rivali del Dortmund nella partita con l’Hertha Berlino. Non solo sui campi delle big, ma anche in quinta divisione: sugli spalti dello stadio del Rot-Weiss Essen, in occasione del match contro la seconda squadra del Borussia Mönchengladbach, si sono visti striscioni dello stesso genere. Un tifoso dei gialloneri di Dortmund ha inoltre indossato una t-shirt con la scritta «Speziale innocente». E non finisce qui. Sempre in quel weekend, l’iniziativa di esporre striscioni inneggianti a Speziale non si limitò alla Germania. Scritte dello stesso tipo furono esposti anche dalla curva del Porto e dai supporters di Cluj e Brasov, club della prima divisione romena.

Terzo tempo anticipato. Il bello del calcio è che il terzo tempo può avvenire prima della partita stessa. È successo ieri a Dortmund. Quasi un’anomalia vedere calciatori spaventati da un ordigno. Uno di loro, Marc Bartra, è rimasto anche ferito dalle schegge di vetro che gli sono arrivate addosso dopo l’esplosione. A qualche kilometro dal pullman, ignari di tutto, la tifoseria del Borussia Dortmund si preparava ad accogliere i propri beniamini. Ad un certo punto lo speaker dello stadio racconta quello che è successo al pubblico: la partita non si giocherà. Ed ecco, che nel mare giallonero, attonito da quanto accaduto, si alza un coro dall’unica sezione degli spalti con le maglie biancorosse. Sono i tifosi del Monaco, che intonano un “Dortmund, Dortmund” che rompe il silenzio causato dallo choc. E la risposta non si è fatta attendere. I sostenitori del Dortmund hanno deciso di aprire le porte delle loro case ai tifosi del Monaco e poter permettere loro di vedere la partita rinviata a oggi pomeriggio. Allo stadio, i tifosi del Borussia hanno incitato il coro: “Unser Haus ist Ihr Zuhause” ovvero, “La nostra casa è la vostra casa”. Successivamente su Twitter hanno fatto partire l’hashtag #bedforawayfans.

Un calcio alla paura. Un muro (giallo, ma anche biancorosso) davanti alla violenza. Di ogni tipo.

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