Le Colonne d’Ercole

Il futuro da sempre viene rappresentato nel cinema e nell’arte più in generale come un momento nel quale potrebbe succedere di tutto, in cui l’irrazionale diventa in qualche modo possibile – o, addirittura, probabile.

In un film un po’ trash, una specie di commedia all’italiana a tema sportivo, allora, si potrebbe immaginare che la follia di una mente criminale porti al più grosso furto di sempre: quello del calcio. Qualcuno, insomma, che rubi l’essenza del mondo del pallone e la custodisca in un disperso angolo del globo, magari in Estonia, nei pressi della città di Tallinn, assieme al Sacro Graal e altri affascinanti tesori segreti. Ecco, in questo caso l’umanità avrebbe bisogno di un viaggiatore, un coraggioso esploratore che decida di imbarcarsi per riottenere quel bene così prezioso, che altrimenti la domenica pomeriggio diventa lunga da passare senza partite. In questo ulissiaco processo di scoperta e riconquista del calcio il primo step fondamentale, una sorta di colonne d’Ercole del nostro racconto, sarebbe quello relativo a ciò che dà inizio alla stagione del calcio europeo. Il primo mattone tramite il quale si entra in contatto con la reale competizione, dopo i tanti finti indizi lasciati sul tragitto dalle amichevoli estive. Questo passaggio è quello della Supercoppa Europea: il nostro ipotetico viaggiatore è ancora lontano dal concludere il suo itinerario di ritrovamento, ma può già godersi un assaggio di quel gioco che gli era stato sottratto.

Colonne d'Ercole | Numero sette Magazine
Sì, la strada è quella giusta.

Eroi mancanti

La portata epica della partita che ieri sera ha messo di fronte Real e Atletico Madrid, in effetti, è in linea col nostro breve aneddoto iniziale. Il match è stato letteralmente dominato da un gigante, Diego Costa (che ha anche la faccia giusta per rappresentare un personaggio così duro), un attaccante che “rende meglio quando cerca la rissa” e che ha sbattuto contro ogni giocatore in maglia bianca gli capitasse davanti. Al Real Madrid mancava il suo eroe, il leader che affrontava senza paura le impervie vicissitudini con cui interfacciarsi sul rettangolo verde: Cristiano Ronaldo non è più in Spagna, e la squadra di Lopetegui non ha ancora rimarginato una ferita inevitabilmente sanguinante.

Tra villains, eroi e mostri mitologici, la partita si è srotolata lungo binari che hanno lasciato diversi spunti interessanti per il prossimo inizio della stagione. Una delle questioni più coinvolgenti legate a questa Supercoppa era quella relativa al gioco che Lopetegui avrebbe proposto col Real, dopo le fortune di cui Zidane aveva goduto tramite un’impostazione tattica anarchica, che lasciava una certa libertà agli interpreti offensivi. I Blancos hanno fatto intravedere la volontà di palleggiare per risalire il campo, intramezzata da fulminei cambi di campo per cogliere impreparati sul lato debole gli avversari. Uno sforzo che ha portato il Real a sfondare soprattutto sui corridoi esterni (da cui è arrivato ad esempio il cross di Bale per il gol del pareggio di Benzema nel primo tempo), con la fascia sinistra di Marcelo e Asensio che è stata arata su e giù innumerevoli volte. Questo tentativo di avanzare tramite uno sviluppo associativo ha evidenziato la tendenza del Real a sbilanciarsi parecchio, similmente a ciò che accadeva con Zidane, lasciando isolati i centrali con forti rischi relativi alle transizioni avversarie.

La grossa differenza, in questo caso, l’hanno fatta le prestazioni individuali di Ramos e Varane: impenetrabili nella maggior parte dei casi con il tecnico francese, in netta difficoltà nella serata di Tallinn. Entrambi sono andati in crisi già a partire dal primo gol di Diego Costa e si sono portati dietro questa condizione per tutta la partita, segnata ancora dai loro buchi sul secondo gol dell’attaccante spagnolo e su quello di Saùl. In un sistema che tende così tanto a responsabilizzare i centrali contro gli attaccanti avversari, una serata così storta per entrambi non poteva che portare dividendi pesanti per l’andamento della partita. In fase offensiva, invece, la mancanza di Ronaldo si è fatta sentire maggiormente sul piano del cinismo. se provassimo a pensare di prelevare dallo spogliatoio della Juventus CR7, tramite una di quelle leve metalliche che si trovano nelle sale giochi per pescare i pupazzi, e lo mettessimo sul campo di Tallinn, magari potrebbe venirci il dubbio su certe azioni finite in un nulla di fatto, ma che col portoghese davanti, magari, chissà.

Io sono Diego Costa

Eppure, fino al terzo finale del secondo tempo, il Real aveva controllato gli spazi senza concedere all’Atletico quei corridoi di cui necessita per attaccare nel modo in cui ama, ciò rapidamente e cercando subito la palla in verticale. I Colchoneros hanno lottato comunque per crearli, e hanno trovato porzioni di campo soprattutto grazie a Diego Costa, il vero hombre del partido. Il primo gol potrebbe essere tradotto al cinema da una scena di “Io sono leggenda”, il film con Will Smith in cui il protagonista si trova a dover combattere praticamente da solo contro orde di androidi incazzati. Ecco, l’ex-attaccante del Chelsea dopo qualche manciata di secondi era già pronto a fare mazzate con Ramos, a bruciare Varane e a calciare con tutta la forza del mondo da un’angolazione impossibile, giusto per far capire con che livello di carica agonistica scende in campo.

Per il resto l’Atletico ha faticato, come sempre, quando c’era da muovere la palla a metà campo, con la difesa avversaria schierata, pur mostrando anche momenti esteticamente appaganti con il palleggio. Il trademark di questa squadra è la verticalità, la palla alta, lo scontro fisico e la lotta, come fosse un team di taekwondoki che però si trovano a compiere le proprie prestazioni contemporaneamente su uno stesso campo da gioco. La tecnica abbinata alla fisicità, all’atletismo e alla dominazione fisica della partita: una serie di caratteristiche che hanno accompagnato diverse formazioni nazionali a svolgere un buon percorso ai Mondiali, ma anche alcuni club ad avanzare parecchio in Champions League. Il calcio internazionale dà l’impressione di muoversi in quella direzione, e la vittoria dell’Atletico ne è un’ulteriore dimostrazione.

Real-Atletico è stata una partita spezzettata: a tratti apprezzabilissima, come nei tempi supplementari e nel primo tempo, in altri momenti statica, stanca come i giocatori che hanno ancora un piede in estate (anche se pure la Liga parte domani, come la Serie A). Speriamo che il nostro Ulisse moderno non si faccia spaventare dalla noia provata in certi momenti del match, e prosegua nella riconquista del mondo del pallone.

Dai, che i campionati stanno per iniziare.

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