Il Sol dell’avvenir

Il match tra Lazio e Napoli arriva in un non troppo caldo sabato sera di agosto a dirci una sola cosa. È tornata la Serie A, finalmente. Gli spalti rifioriscono di spettatori, le televisioni dei bar e dei locali serali tornano a trasmettere calcio nostrano, si rianimano i centri scommesse e le nostre bacheche social pullulano nuovamente di commenti più o meno beceri su questa o quella recriminazione arbitrale, sul mancato gol di Cristiano Ronaldo alla prima, o, più in generale, su quali saranno i pronostici per la stagione. Sabato è stata la giornata del lutto nazionale per il disastro di Genova, ma il campionato ha comunque deciso di ripartire, rendendo così inevitabili i primi dibattiti etico-morali sulla decisione. Resta, in ogni caso, un entusiasmo strozzato, per dirla alla Spalletti.

(Allerta spoiler: per chi avesse seguito la partita su Dazn, sappiate che è finita!)

Costante Immobile

Sabato sera è andata in scena all’Olimpico la prima gara di cartello del nostro campionato: Lazio e Napoli rientrano fra le pretendenti ai quattro posti disponibili per l’ingresso in Champions. Nella scorsa stagione, il club in casa ha sfiorato il sogno di ottenere il quarto posto, l’altra la conquista del tricolore. Ma si riparte da qui, così, con il gol di Ciro Immobile. Per il terzo anno consecutivo, l’attaccante campano è il primo marcatore stagione dei biancocelesti. Inoltre, il gol è una meraviglia: al 25’ minuto del primo tempo, Acerbi lancia Immobile, che, smarcatosi dalla copertura di Koulibaly, Mario Rui e Albiol con un colpo di tacco, sigla con il mancino l’1 a 0.

Il numero 17 della Lazio continua a spingere e lottare per il resto della partita, mostrando di essere già pronto per la stagione sia mentalmente che fisicamente. La sua grinta gli permette talvolta di far reparto da solo, specialmente in una gara in cui il fulcro della trequarti biancoceleste, Luis Alberto e Milinkovic-Savic, non sembra avere ancora ingranato. La dinamicità sul campo di Ciro Immobile, in realtà, risulta essere l’elemento più costante di questa Lazio.

La non-rivoluzione della rivoluzione

Ci si chiedeva se Ancelotti, giunto a Napoli, avesse l’intenzione di stravolgere quel che era stato costruito per 3 stagioni con Sarri. La risposta, per il momento, è certamente negativa. Anzi, la partita del Napoli all’Olimpico è stata tributo all’ex allenatore toscano. Il modulo è lo stesso, così come gli uomini in campo, sebbene alcuni con compiti e ruoli diversi. Ciò dimostra che, anzitutto, non è stata possibile alcuna concreta rivoluzione del gioco e degli undici, anche per via di una campagna acquisti sottotono, e che inoltre Carlo Ancelotti, che da allenatore ha vinto tre Champions League e campionati nazionali ovunque sia andato, abbia voluto rispettare il lavoro di Maurizio Sarri. Certo, qualche cambiamento si è visto, soprattutto nella maggiore mutevolezza della squadra di fronte ai vari momenti della partita. Se, infatti, fino al 25’ abbiamo visto un Napoli ancora troppo acerbo per sfruttare l’asse centrale Hamsik-Zielinski, dopo il gol della Lazio i partenopei hanno ripreso in mano la partita seguendo i concetti importati dalla scuola sarriana. E l’azione che ha portato al pareggio degli azzurri è proprio un omaggio del sarrismo: lancio di Insigne a tagliare verso Callejon, che indirizza immediatamente verso il centro, innescando il tap-in vincente di Milik.

Il gol dell'1-1 del Napoli contro la Lazio | Numerosette Magazine

Così, il Napoli per il resto della partita ha continuato a muoversi su questi binari. Il secondo gol è immancabilmente di Insigne, su assist di un Allan tuttocampo, proprio come lo volle Sarri. Resta però interessante il cambio d’atteggiamento dei Partenopei negli ultimi 20 minuti di gara: è infatti un’iniziativa di Ancelotti quella di far abbassare gli esterni d’attacco, fino a formare quasi un 4-4-2, garantendo così maggiore copertura. Ecco, probabilmente da questa mossa potremmo leggere l’idea di Carletto: non demolire, ma rinsaldare. Il tecnico ex Milan sta infatti tentando di offrire maggiori chiavi di lettura della partita a una squadra abituata a una sostanziale fissità nel ritmo e nelle tattiche di gioco: insomma, la saggezza del vincente.

Elisir di lunga vita

Si temeva potesse salutare Napoli a maggio. L’addio di Sarri e l’ennesimo sogno scudetto sfumato gravavano enormemente sulle spalle di un centrocampista che, a 31 anni, per la prima volta apriva la porta ai dubbi sulla sua permanenza in Campania. Alla fine, però, Hamsik ha deciso di restare, per il bene della maglia azzurra, e per una carriera che ancora può permettere ancora stagioni di alto livello rispetto a un silenzioso epilogo nel campionato cinese. Giunto Ancelotti, lo Slovacco ha subito compreso che bisognava mettersi nuovamente in gioco. Da qui la decisione di arretrare in cabina di regia, volta a sostituire la pesante assenza di Jorginho. Solitamente, in Italia i pochi che sono stati in grado di controllare questo ruolo con l’avanzare dell’età, primo fra tutti Pirlo, ma anche De Rossi, hanno potuto rimandare l’idea della pensione. Adesso tocca a Marek Hamsik, che nella sua lunga carriera napoletana ha sempre brillato per le sue incursioni in area di rigore e una verve realizzativa che gli ha permesso di diventare il miglior marcatore della storia del Napoli, mentre si trova a -6 per raggiungere il primato dei gol in campionato. Da qui si evince che allontanarlo dalla porta avversaria resta comunque una decisione tanto sofferta quanto necessaria.

Durerà l'esperimento di Hamsik regista del Napoli? | Numerosette Magazine

Contro la Lazio, però, lo slovacco non ha brillato affatto nella sua nuova posizione. Anzi, risulta fra i peggiori in campo. Hamsik ha mostrato troppa lentezza nella costruzione della manovra, poche idee e tanta difficoltà in fase di copertura. L’entrata di Diawara è stata un respiro di sollievo per la squadra – bisogna ammetterlo – e, dovesse ancora soffrire la nuova posizione, non si sorprenderebbe nessuno se il giovane guineano si posizionasse in cabina di regia, con un ritorno dello Slovacco al suo ruolo originario. Siamo comunque soltanto all’inizio e Marek Hamsik sa certamente come affrontare ogni tipo di avversità, soprattutto per il bene del suo Napoli.

Nuova Lazio

La Lazio resta in mano alle innovazioni di Simone Inzaghi. La scoperta di Luis Alberto, e conseguente conferma con tanto di numero 10, è stata la scommessa vincente dell’allenatore biancoceleste lo scorso anno. Certo, la Lazio può apparire indebolita dall’addio di Felipe Anderson, ma la mancata cessione di un talento come Milinkovic Savic è stata la prova di forza della società romana. Contro il Napoli, però, le due stelle della trequarti laziale sono state evanescenti. Lo Spagnolo, al di là di qualche guizzo nel primo tempo, non ha mai impensierito la difesa avversaria, non riuscendo nemmeno a dialogare con Immobile, come da consuetudine della scorsa stagione. Il Serbo, invece, con gli occhi del Real puntati addosso come si vocifera, non riesce mai a entrare in partita, dilaniato dalla costante presenza di Allan, risultando totalmente assente nelle fasi d’attacco.

Milinkovic-Savic braccato da tre uomini nel match con il Napoli | Numerosette Magazine

In sostanza, Inzaghi dovrà rivedere la coordinazione fra centrocampo e attacco. Resta comunque positiva la prova dei due centrali di centrocampo, Parolo e Badelj, con quest’ultimo a cui tocca dimostrare di possedere i requisiti adatti per assurgere al grado di pedina fondamentale nello scacchiare di Simone Inzaghi. Il croato è stato infatti uno dei migliori nel primo tempo, gestendo con sapienza e talvolta con qualità alcuni momenti di gioco, anzi supplendo al mancato lavoro di Savic. Nella ripresa, però, anche la mediana laziale soffre la rapidità del Napoli, non riuscendo più a emergere nella costruzione della manovra.

Nuova Napoli

Si sapeva: il recupero di Milik è stato un acquisto aggiunto per la nuova stagione. O meglio, si potrebbe dire che l’attaccante polacco, con tutto quello che rappresenta, sia il primo vero innesto del Napoli di Ancelotti. Dopo un’assenza durata prevalentemente due stagioni, Milik torna a giocare per tutti i 90 minuti e trova anche il gol. La sua prestazione contro la Lazio riscatta tutti quei momenti di sentita necessità a cui il Napoli di Sarri, dopo l’addio di Higuain, ha dovuto soccombere. Per quanto la scoperta di Mertens falso nueve abbia potuto incidere più che positivamente, l’assenza di un numero 9 in grado di imporre la propria presenza in area di rigore, soprattutto sulle palle alte, si è avvertita. Così, il mancato acquisto di un attaccante e la cessione di Inglese al Parma dimostrano che Ancelotti sia estremamente convinto sulle qualità dell’attaccante polacco. Come dimostrato contro la Lazio, Milik, a differenza di Mertens, partecipa meno all’azione sulla trequarti, ma spinge verso l’area avversaria per allungare la squadra negli ultimi metri. Si tratta di un compito fondamentale per permettere ai suoi compagni di reparto, Insigne e Callejon, di sfruttare le proprie qualità. E così è stato nella gara di sabato. Anzi, non ci meraviglieremmo se quest’anno Lorenzo Insigne riuscisse a maturare anche una maggiore confidenza col gol. Contro la Lazio, infatti, il numero 24 ha agito quasi da seconda punta, alle spalle di Milik, piuttosto che da ala con il compito di tagliare sulla trequarti.

Nuovi e vecchi protagonisti del Napoli | Numerosette Magazine

Altri due nomi che dovranno convivere con i nuovi assetti ancelottiani sono sicuramente Dries Mertens e Piotr Zielinski. Il primo, a dire il vero, resta al momento un’incognita. Contro la Lazio è subentrato a Insigne al 76’, riportando alla memoria il primo Mertens sotto Benitez. Il Belga ha sempre dimostrato di poter fare la differenza in ogni momento del match, ma resta comunque da capire quanto, come e dove Ancelotti voglia impiegare un attaccante che negli ultimi due anni ha rappresentato il vero, pur atipico, sostituto del Pipita. Per Zielinski, invece, il discorso è ben diverso. Ancelotti ha intenzione di consegnargli le chiavi della trequarti napoletana e la sua prestazione all’Olimpico ha risposto chiaramente con un sì deciso. Durante la prima difficoltosa mezz’ora di gioco, il Polacco è stata la luce di un annebbiato Napoli, consacrando finalmente quel ruolo che con Sarri aveva finora vissuto soltanto da comprimario, vista la presenza di Hamsik. Certo è che Ancelotti sa come gestire le sue caratteristiche: questa potrebbe essere la maggiore garanzia per la buon riuscita della stagione sua e del Napoli.

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