Come una finale

Doveva essere uno snodo fondamentale per la corsa Champions e così è stato, ma non nell’accezione sperata dai tifosi della Lazio: la sconfitta interna per tre a uno subita dall’Atalanta allontana ormai definitivamente i biancocelesti dall’obiettivo quarto posto. I nerazzurri, invece, complice il pareggio della Roma a Genova, consolidano la propria posizione e vedono il traguardo sempre più vicino, puntando con decisione verso il terzo posto occupato da un Inter apparsa stanca e senza idee nella trasferta di Udine.

Al contrario delle dirette concorrenti, gli uomini di Gasperini hanno ancora una volta legittimato le proprie ambizioni, dimostrandosi squadra matura in grado di reagire alle difficoltà ed imporre il proprio ritmo anche negli scontri diretti. Aspetto su cui la Lazio si trova in difficoltà ormai da anni e che dimostra, forse, come il processo di crescita abbia subito un brusco rallentamento durante questa stagione.

I meriti dell’Atalanta

Gasperini sceglie il solito 3-4-1-2 con Gomez a supporto della coppia d’attacco Zapata-Ilicic e sugli esterni Hateboer e Castagne, mentre Simone Inzaghi, vista l’assenza forzata di Milinkovic-Savic, si affida all’attacco pesante composto da Immobile e Caicedo, con Luis Alberto nel ruolo di mezz’ala sinistra e Correa pronto ad entrare dalla panchina. Sin dai primi minuti è evidente l’intenzione della Lazio di appoggiarsi molto sulle sue prime prime punte: a turno Immobile e Caicedo si abbassano giocando quasi in verticale e favorendo la risalita del campo, al tempo stesso liberando spazio alle loro spalle per gli inserimenti di Parolo visto che i difensori avversari tentano spesso l’anticipo sulle loro sponde.

L’Atalanta sarà anche la squadra ad aver guadagnato più punti da situazioni di svantaggio, ma spesso i nerazzurri sono vittime di un cattivo approccio alla partita: il 26% delle reti subite infatti arrivano nel primo quarto d’ora di gioco (11 su 43), il peggior dato sui 90 minuti. L’impressione è che i primi minuti servano ai bergamaschi per prendere le misure sul campo e che non sempre i meccanismi di aggressione funzionino sin dal momento del fischio dell’arbitro. La rete del momentaneo svantaggio firmata da Parolo viene da una rimessa laterale e un’incertezza della retroguardia nerazzurra in area di rigore nell’aggredire Caicedo, ma in precedenza la Lazio era riuscita facilmente a superare il pressing avversario con un passaggio lungo di Wallace per Immobile.

Il pressing dell'Atalanta contro la Lazio | Numerosette Magazine

In questo caso la pressione di Freuler sul centrale brasiliano arriva in ritardo e permette agli avversari di appoggiarsi con facilità al movimento incontro di Immobile: alzare la pressione su Wallace – con i tempi giusti – porterà grossi dividendi nello sviluppo della partita, complice una giornata storta del difensore. Così come successo contro la Fiorentina, l’Atalanta si trova sin da subito ad inseguire.

Il tema tattico sembra dunque quello più congeniale alla Lazio: possibilità di tenere un baricentro basso e tentare le transizioni negli spazi grazie alla velocità di Immobile in campo aperto e la qualità di Luis Alberto. L’Atalanta appare inizialmente in difficoltà anche nelle sporadiche fase di pressione alta dei biancocelesti: l’arma tattica di Gasperini è la posizione del Papu Gomez. L’argentino è diventato ancor più centrale nella costruzione della manovra nerazzurra: è lui ad abbassarsi fino a diventare il regista della squadra per cucire il gioco tra le linee. Da trequartista diviene il primo regista all’altezza della linea di centrocampo, mentre ad Ilicic viene affidato il compito di regista offensivo. L’apporto del Papu a centrocampo aumenta notevolmente la qualità del palleggio dal basso: il suo contributo in termini realizzativi è certamente in calo rispetto alle scorse stagioni, ma – giusto per portare un esempio – è lui a toccare il maggior numero di palloni tra i suoi compagni (ben 86) in diverse zone del campo.

Gomez dell'Atalanta mette in crisi la Lazio | Numerosette Magazine
I tocchi del Papu avvengono anche in zone inaspettate come la propria trequarti di difesa. Mappa elaborata da Whoscored.com

A fine partita l’argentino sarà il giocatore con più dribbling completati (4 su 4 tentativi) e più passaggi chiave portati a termine (4). La sua capacità di avanzare palla al piede resistendo ai contrasti è fondamentale: partire da dietro rappresenta paradossalmente un vantaggio, riuscendo a trovare spazi tra le linee avversarie. La sua grande prestazione ha parzialmente sopperito alla giornata anonima vissuta da Ilicic – sostituito da Pasalic nel secondo tempo. La rete del pareggio nasce proprio da un’iniziativa di Gomez al limite dell’area con la Lazio fin troppo schiacciata a protezione della porta: il suo tiro respinto da Wallace porta Freuler a tentare la conclusione da fuori area che finisce sui piedi di Zapata – tenuto colpevolmente in gioco dallo stesso Wallace.

In fase di non possesso la pressione dell’Atalanta non è stata ultra aggressiva, come dimostra il dato sul baricentro tenuto in fase di possesso avversario (44,88m): la scelta di lasciare maggiore libertà – e responsabilità – a Bastos e Wallace in fase di impostazione e schermare con Gomez il primo passaggio su Lucas Leiva si è rivelata vincente. In diverse fasi, soprattutto a risultato ormai acquisito, i bergamaschi hanno scelto di difendere bassi e provare a ripartire in contropiede.

I limiti della Lazio

Dopo un primo tempo sostanzialmente in equilibrio, nella ripresa gli errori dei singoli della Lazio hanno inciso inesorabilmente sul punteggio finale. Il tema tattico studiato da Inzaghi era chiaro: come detto in precedenza, gli inserimenti di Parolo hanno messo in difficoltà i centrali avversari in diverse occasioni, mentre Luis Alberto ha agito da mezz’ala di possesso e rifinitore con il compito di verticalizzare. La manovra offensiva passava essenzialmente dai suoi piedi (primo per numero di passaggi completati, 55) mentre Immobile e Caicedo provavano a far uscire alti i centrali avversari, bravi però spesso nell’anticipo. I movimenti coordinati delle due punte hanno creato pochi problemi ai difensori nerazzurri, complice qualche errore tecnico di troppo che ne ha inficiato il rendimento in spazi stretti – troppi i controlli orientati sbagliati, soprattutto per l’attaccante italiano. L’ingresso di Correa al minuto 54 voleva probabilmente essere una soluzione pensata da Inzaghi per portare imprevedibilità grazie alla tecnica e alla velocità dell’argentino che ha però inciso poco.
Sulle fasce Marusic e Romulo raramente sono riusciti a creare superiorità e a mettere palloni pericolosi in mezzo: le loro ricezioni avvenivano spesso spalle alla porta con il pressing di Hateboer e Castagne che li costringeva a scaricare all’indietro.

L'uscita della Lazio dal pressing dell'Atalanta | Numerosette Magazine

Una delle rare occasioni in cui la Lazio è riuscita ad aggirare facilmente e con qualità la pressione dell’Atalanta e a creare i presupposti per un’azione potenzialmente pericolosa.

I veri errori da matita rossa riguardano però la prestazione di Wallace. Il centrale biancoceleste ha infatti vissuto un pomeriggio da incubo, iniziato con la continua sensazione di insicurezza nel suo gioco palla al piede – sottolineata anche dai commentatori – e concluso, se possibile, ancora peggio con l’autogoal del definitivo tre a uno. L’errore sulla rete del due a uno è arrivato proprio nel momento in cui la Lazio sembrava aver preso le misure al pressing avversario e riusciva a risalire più velocemente il campo, con l’Atalanta costretta a puntare sulla velocità di Zapata per provare a colpire in transizione.

Il col di Castagne dell'Atalanta | Numerosette Magazine

La pressione di Gomez è certamente portata con i tempi giusti – e coordinata con i compagni – ma il difensore brasiliano, invece di appoggiare al proprio portiere, sceglie un improbabile passaggio di prima verso il centro, dando il via all’azione del raddoppio nerazzurro. Curiosamente, l’Atalanta soffre gli inizi di partita ma è letale nel primo quarto d’ora del secondo tempo, periodo in cui segna la percentuale più elevata delle sue reti (18 goal, 25%). Da questo momento in poi arriveranno solo fischi dai propri tifosi per Wallace.

La reazione della Lazio, nonostante Inzaghi invitasse alla calma dalla panchina, è stata nervosa ed affidata esclusivamente alle iniziative dei singoli, risolvendosi quasi esclusivamente in tiri dalla distanza per nulla pericolosi. Il diluvio abbattutosi sull’Olimpico è stato solo il preludio alla rete del tre a uno firmata Wallace, sfortunato nel deviare nella propria porta il calcio d’angolo battuto da Gomez.

Il bilancio di fine anno

Con il quarto posto distante sette punti a tre giornate dalla fine, l’obiettivo Champions League – sfumato nella scorsa stagione all’ultima giornata contro l’Inter – può considerarsi definitivamente tramontato. La stagione della Lazio è stata caratterizzata da alti e bassi e solo la finale di Coppa Italia contro l’Atalanta potrà cambiare il volto di un’annata altrimenti anonima (per usare un eufemismo).

I tiri in porta di Lazio e Atalanta | Numerosette Magazine

La grafica sugli Expected Goals (o,32 per i biancocelesti, 2,2 per i nerazzurri) prodotta da Infogol dimostra come la Lazio abbia avuto parecchie difficoltà nel costruire occasioni da rete: una tendenza ormai chiara lungo il corso della stagione, soprattutto paragonandola alla scorsa. Secondo i dati raccolti da Understat.com infatti la Lazio ha complessivamente prodotto 56,65 xG in 35 giornate a fronte delle 50 reti effettivamente realizzate: soltanto Torino e Milan, tra le squadre che la precedono, riportano un dato peggiore (38,86 per i granata, 46,48 per i rossoneri). Per quanto riguarda il numero di tiri in porta, sono necessari circa 8,12 tiri per realizzare una rete (peggior media tra le prime 10 in classifica). È evidente come gli uomini di Inzaghi creino poche occasioni nitide e non siano particolarmente lucidi sotto porta.

I numeri diventano poi impietosi se paragonati a quella della scorsa stagione: il numero di tiri necessari per trovare la via del gol era quasi dimezzato (4,89) mentre il dato sugli Expexted Goals recitava 60,94 con 84 (!) reti realizzate. Per la scorsa stagione si può certamente parlare di over performance del reparto avanzato dei biancocelesti: quest’anno non si è vista quell’organizzazione delle transizioni che tanti frutti avevano portato durante l’ultimo campionato, nonostante l’efficienza difensiva sia rimasta sostanzialmente immutata (39 reti subite quest’anno, 43 nella stagione 17/18). Quel delicato equilibrio che permetteva agli interpreti di mettere in mostra al massimo le proprie qualità sembra ormai smarrito. Alla Lazio, rimane solo una finale per cambiare il senso di una stagione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *