Lasagna non sbaglia mai con le big

Il contropiede che ha portato al gol Kevin Lasagna al minuto 65 di Milan-Udinese è un’azione ricca di simboli. Rimpallando una potenziale palla-gol da calcio d’angolo, i friulani hanno ribaltato il fronte coprendo cento metri di campo in poco più di dieci secondi. I difensori del Milan non hanno avuto fisicamente il tempo per riposizionarsi e affrontare la transizione offensiva, esponendo giocoforza la porta difesa da Reina.

Focalizziamoci sull’assist. La palla che Fofana scaglia addosso a Lasagna è tutto fuorché un passaggio comodo. Sembra quasi una fucilata, che costringe l’attaccante a una giocata a metà tra l’impossibile e l’imprevedibile: Kevin smorza il pallone in corsa, lo lascia rimbalzare e con lo stesso piede scarica un collo-pieno imparabile.

Una giocata da leccarsi i baffi.

Lasagna batte Reina e pareggia i conti | Numerosette Magazine

Partire da lontano

Kevin Lasagna è partito da lontano. La storia del bomber di provincia che improvvisamente finisce sotto i riflettori della Serie A è ormai nota a tutti, ma il fatto è che Lasagna è così poco appariscente che spesso non ci rendiamo conto delle armi che ha a disposizione.

Fisicamente, Lasagna pare non abbia le carte in regola per imporsi in un campionato tattico come la Serie A, dove non c’è mai stato spazio per un falso nueve e il centravanti deve essere dotato di enormi mezzi fisici per prevalere  – spesso isolato – contro le difese avversarie. Eppure, ora che Tudor (terzo allenatore stagionale) gli ha affidato le chiavi della salvezza, Lasagna sta dimostrando tutta la sua aggressiva capacità di penetrare gli spazi.

Ieri sera è stato il Milan a farne le spese, ma in carriera Kevin si è tolto parecchie soddisfazioni con le big del nostro campionato.

Lasagna e De Paul | Numerosette Magazine
A Udine, pare che una delle poche note di luce in questa stagione sia la sua bromance calcistica con De Paul.

Il coraggio di Mancini

Il bomber di provincia è il protagonista che piace a tutti. Alzi la mano chi non si è mai immedesimato in Kevin Lasagna, che nel 2012 giocava in promozione e segnava 32 gol con la Governolese. È uno che ha fatto la gavetta, è uno come noi, si allenava nel dopolavoro, non è un talento viziato come ormai se ne vedono troppi in giro per i campi del mondo.

Fin qui tutto bene: al Carpi era una simpatica comparsa, mentre all’Udinese si è dimostrato un giocatore affidabile e abbastanza continuo. Eppure, non appena Lasagna ha tolto la casacca bianconera per mettere quella azzurra, la platea italiana è insorta. Lasagna in Nazionale (convocato il 9 ottobre 2018, per sostituire l’infortunato Zaza) sembrava un oltraggio, un’offesa alla gloriosa tradizione dei numeri 9 nostrani, oppure un atto di carità, un premio di consolazione per uno come noi, che si è fatto il mazzo e ha sudato per guadagnarsi ogni minuto in campo.

Quasi nessuno avrebbe mai immaginato che, una settimana più tardi, un suo assist al 91′ ci avrebbe salvato dalla retrocessione in Nations League.

Lasagna in nazionale, assist in Nations League | Numerosette Magazine
Una delle esultanze più iconiche della storia azzurra (Biraghi che alza al cielo il 13 di Davide Astori) porta la firma di Kevin.

Alle spalle della sua convocazione in Nazionale (per il momento, il vertice di una carriera cominciata tra i semi-professionisti) c’è la nuova gestione di Roberto Mancini. Il nuovo c.t. si è dimostrato diametralmente opposto a Ventura, acquisendo in maniera sorprendentemente veloce la mentalità necessaria ai selezionatori. Mancini, al posto di affidarsi a un gruppo statico di 15/20 giocatori (che ha portato alla caporetto contro la Svezia), sta variando molto, concedendo una chance a giovani e meno giovani.

E Lasagna è uno che nel calcio non si è mai fatto pregare due volte.

Il curioso caso di Lasagna

E non parliamo soltanto della sua carriera, un mix felice di fortuna e perseveranza, una vera e propria favola da “Uno su mille ce la fa”. Parliamo proprio del suo modo di stare in campo, di vivere il calcio. Pur considerando l’annata controversa dell’Udinese, Lasagna ha timbrato contro le prime due della classe (con la Juve di sinistro, col Napoli di destro) e ieri sera ha aggiunto un’altra vittima prestigiosa al suo curriculum. Non male per uno che ha fatto la gavetta e che, a detta di molti, non avrebbe le caratteristiche per rimanere a galla in Serie A.

Lasagna al Carpi | Numerosette Magazine
L’amore per il gol lo porta spesso dentro il campo di San Siro. Quattro anni fa, da debuttante con la maglia del Carpi, segnava il gol del definitivo 1-1 contro l’Inter. Stasera, ha segnato il suo quarto gol a San Siro, sempre nella stessa porta.

Quando Tudor ha accettato di sedersi sulla panchina lasciata da Nicola, trovava un gruppo disunito e incapace di prendersi le responsabilità necessarie a evitare la retrocessione. In poche settimane, il nuovo allenatore ha capito che Lasagna era uno dei pochi senza paura: uno che nella carriera ha saputo adattarsi a livelli sempre più elevati tecnicamente e fisicamente. Per lui non c’è differenza tra giocare di sponda con Okaka o spartirsi i contropiedi con Pussetto. La sua straordinaria duttilità sarà un’arma decisiva per l’Udinese e tornerà molto utile anche in Nazionale, dove la capacità di modificare le partite in corso può fare la differenza tra scrivere la storia e arrivare ad un passo dalla vetta.

Se poi consideriamo la penuria di attaccanti che in questo momento storico affligge l’Italia, la sua presenza all’Europeo 2020 non pare poi così assurda.

L’ultima vittima

Nell’anticipo del turno infrasettimanale, il Milan ha cercato di sopperire ai suoi vecchi problemi cambiando modulo: in panchina Suso e Castillejo, centrocampo a rombo con Paquetà nel suo ruolo naturale, e due punte pesanti per aggredire un Udinese dichiaratamente difensivista.

Il 3-5-2 disegnato da Tudor prevedeva, in realtà, una linea difensiva a cinque che obbligava le punte centrali a faticosi ripiegamenti sulle fasce per coprire l’avanzata dei terzini del Milan. I friulani hanno avuto il merito di non mollare dopo aver subito il gol (cosa che accadeva troppo spesso sotto la gestione di Nicola) rimanendo a galla fino a quando il Milan, direi fisiologicamente, ha dovuto concedere almeno un’occasione.

Musso
Samir
De Maio
Opoku
Zeegelar
De Paul
Behrami
Fofana
Ter Avest
Pussetto
Lasagna

Come abbiamo accennato in apertura, la rete di Lasagna rappresenta la bellezza e la crudeltà del calcio: un salvataggio disperato di Samir su Piatek ha evitato la rete del 2-0, innescando una ripartenza da far studiare a Coverciano. Tre passaggi, tutto perfetto. Con buona pace di Reina che può solo raccogliere il pallone in fondo alla rete. L’ultima vittima del bomber di provincia potrebbe pagare caro questo pareggio, perché ora il Milan vede le inseguitrici sempre più vicine.

Quale futuro per Lasagna?

Sia chiaro, la carriera di Lasagna, per come è partita e per come si è evoluta, è un successo sportivo che conta rarissimi precedenti. Scalare così rapidamente quasi tutti i gradini del calcio italiano richiede fortuna, certo, ma anche talento. Talento che, quando militava nelle giovanili del Chievo Verona, nessuno aveva colto.

Dopo l’ennesima vittima, viene da chiederci che cosa sia lecito aspettarsi da una punta anomala come Lasagna. Abbiamo davanti un classe ’92 che, stando alla biologia del calcio, è alle porte dei due-tre anni migliori della carriera. L’Udinese, allo stato attuale, non sembra una squadra capace di valorizzarne le qualità; magari, però, sarà Mancini a dargli quella finestra che gli permetterebbe di fare un ultimo, spettacolare balzo in avanti.

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