L’anno che verrà

Post-verità

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
Porterà una trasformazione
E tutti quanti stiamo già aspettando

Dal rigore parato da Szczesny e la successiva espulsione alla rete decisiva in Supercoppa Italiana. Era forse destino che fosse proprio Gonzalo Higuain l’uomo decisivo nel match contro la Juventus. Da quell’11 novembre il Pipita ha attraversato il suo personale calvario, la sua lotta contro il mondo: la squalifica, l’infortunio, l’ astinenza dal gol ed i successivi dubbi sulla sua permanenza al Milan come cammino di espiazione per regalare ai rossoneri un successo inaspettato e dimostrare la vulnerabilità della Vecchia Signora. La sua esultanza rabbiosa, la sua corsa senza maglia – lanciata poi verso Cristiano Ronaldo – deve averle immaginate nei giorni antecedenti la partita: nessuno dei suoi movimenti è sembrato infatti casuale, e l’enfasi dimostrata è risultata perfino fuori contesto vista la fredda (in termini di tifo) reazione del pubblico saudita, forse pronto a festeggiare l’ennesimo trofeo del numero sette bianconero.

Di certo il Milan ha giocato al massimo delle sue possibilità, in un contesto tattico ideale per i rossoneri. L’idea di Gattuso di lasciare il controllo del pallone agli avversari si è dimostrata vincente alla luce dei ritmi bassi adottati dalla Juventus. Il grande sconfitto della serata è infatti Allegri ed il suo allontanamento a fine partita non è bastato a dare la scossa ai suoi 11 in campo per tentare il forcing finale. La rete di passaggi con cui i bianconeri hanno provato ad aggirare la resistenza rossonera è stata infatti incredibilmente lenta: la Juventus riusciva sì a far avanzare il pallone fino alla metà campo avversaria, ma la circolazione si limitava ad uno sterile possesso palla, molto spesso limitato ai soli difensori centrali – a fine partita Chiellini sarà il giocatore con più passaggi completati, ben 101, seguito da Bonucci con 96. Dybala e Douglas Costa sono apparsi spesso fuori dal gioco, impegnati in una lotta con se stessi prima che con i diretti avversari, mentre il protagonista più atteso – con il numero 7 sulle spalle – si è mostrato con il passare dei minuti sempre più innervosito e sempre meno efficace, come dimostra il solo dribbling completato su 8 tentativi e le conclusioni da fuori area (ben 6) senza inquadrare lo specchio della porta.

Dal punto di vista del Milan, invece, si tratta di una serata trionfale. Abbandonando per lunghi tratti l’intenzione di costruire il gioco dal basso, i rossoneri sono riusciti ad orientare il pressing portando il possesso palla avversario in zone meno pericolose e riuscendo a limitare al minimo gli errori tecnici. Lo dimostrano i dribbling completati da Castillejo e Calhanoglu, con quest’ultimo bravo a completare l’89% dei passaggi tentati, fornendo ben 2 passaggi chiave per Higuain. Il numero nove rossonero ha poi disputato la sua miglior partita dal suo arrivo a Milano: i palloni difesi spalle alla porta hanno permesso ai compagni di uscire dalle situazioni più complicate, trovando in lui un appoggio sicuro per risalire il campo. I suoi movimenti sul lato di Bonucci hanno messo notevolmente in difficoltà il centrale bianconero, evidenziandone una volta di più i suoi limiti in fase di marcatura. Proprio da un suo errore nasce la decisiva rete dell’uno a zero: un suo errore di posizionamento ha infatti permesso al Pipita di eludere la linea del fuorigioco, presentandosi davanti a Szczesny indisturbato dopo l’ottima imbucata di Calhanoglu. Questa volta l’argentino non ha sbagliato, prendendosi la sua rivincita. Questo è il vero inizio della storia di Higuain al Milan.

 

Vedi caro amico cosa si deve inventare

Per poter riderci sopra
Per continuare a sperare

Same Old Story

I più attenti – ironia – si saranno già accorti che nulla di quanto scritto nel primo paragrafo di questo articolo è realmente successo. Nessun Higuain decisivo, nessun Cristiano Ronaldo sottotono, nessun Allegri espulso a fine partita. Non si tratta di un wishful thinking : semplicemente abbiamo voluto immaginare uno scenario nettamente più interessante di quello accaduto realmente. E non perché comprende una sconfitta della Juventus.

Infatti la partita andata in scena ieri infatti non è certo stata la pubblicità migliore per la Serie A. Premesso che il Milan non è costruito per essere allo stesso livello della Juventus e che, dunque, il dislivello tecnico tra le due squadre rimane elevato, i bianconeri non sono riusciti pienamente ad affermare la propria forza, preferendo una blanda gestione su ritmi da calcio estivo. I rossoneri sono rimasti in partita fino alla fine, nonostante l’inferiorità numerica derivante dall’espulsione di Kessiè, ma senza riuscire davvero ad impensierire Szczesny. Difficile trovare particolari motivi di interesse nei 90 minuti dal punto di vista tecnico e tattico.

Entrambi i tecnici hanno scelto di affidarsi al 4-3-3 dimostrando, però, un atteggiamento tattico nettamente diverso. Come immaginabile, infatti, il Milan ha preferito lasciare il controllo del pallone alla Juventus, mantenendo un baricentro basso e formando, in fase di non possesso, una linea di centrocampo a cinque per fare densità al centro del campo, con gli esterni d’attacco impegnati a fornire supporto ai terzini (Rodriguez e Calabria) per aiutarli in copertura sulle avanzate degli avversari. La Juventus, consapevole di poter – e dover –  dettare il ritmo della partita ha invece scelto di lasciare ai terzini il compito di coprire il campo in ampiezza, mentre Dybala e Douglas Costa hanno provato spesso a cercare spazio tra le linee (con scarso successo). L’assenza di Mandzukic ha portato i bianconeri a non riempire l’area in maniera adeguata sui numerosi cross di Cancelo ed Alex Sandro: Ronaldo, schierato sulla carta come prima punta, preferisce partire dal lato destro per poi arrivare in area ma offre un apporto diverso rispetto a quello del centravanti croato.

Juventus e Milan in Supercoppa | Numerosette Magazine
Posizioni medie tenute dai giocatori di Juventus (a sinistra) e Milan (a destra) elaborato da whoscored.com.

Il grafico delle posizioni medie dimostra innanzitutto l’atteggiamento maggiormente offensivo dei terzini bianconeri, con Cancelo devastante nelle sue discese con e senza palla nonostante fosse di ritorno da un infortunio. Allo stesso modo è possibile notare l’assoluta interscambiabilità di ruoli del tridente offensivo: questa volta però Dybala è apparso in difficoltà nel ritagliarsi il suo spazio in campo, mentre l’intesa tra Douglas Costa e Cancelo sembrerebbe funzionare al meglio come dimostrano alcune combinazioni mostrate nel primo tempo. In generale è stata la catena di destra a funzionare meglio in fase di costruzione grazie alla tecnica del terzino portoghese.

Il Milan è stato costretto a rinunciare al suo giocatore più importante dall’inizio, ma Cutrone non ha certamente fatto rimpiangere Higuain, soprattutto quello visto durante le sue ultime uscite – compreso l’ingresso in campo nel match di ieri. Il centravanti rossonero, lasciato da solo in fase di pressing, è riuscito comunque ad effettuare una buona pressione sui centrali avversari grazie al dinamismo che lo contraddistingue, mentre in fase di possesso la sua crescita tecnica è evidente: il centravanti italiano sta infatti aggiungendo al proprio bagaglio tecnico la capacità di difendere efficacemente il pallone spalle alla porta. Interessante anche l’intesa tra Calhanoglu ed il nuovo arrivato Paquetà: il Brasiliano ha mostrato infatti di sapersi ben adattare al ruolo di mezz’ala sinistra, coordinando i suoi movimenti con l’esterno turco e dimostrando una certa predisposizione all’inserimento negli spazi. Il lato sinistro del Milan è stato infatti più convincente rispetto al lato opposto composto da Calabria, Castillejo e Kessiè. La scelta di abbassare il baricentro ha costretto i rossoneri ad attaccare molto spesso in contropiede, con molto campo da coprire soprattutto nel secondo tempo e non sempre le transizioni si sono dimostrate particolarmente efficaci. L’occasione migliore nasce da un errore grave di Pjanic al limite dell’area, ma la girata di Cutrone viene poi respinta dalla traversa.

Effetto Cristiano

La rete di CR7 ha spezzato l’inerzia della partita. Nel secondo tempo, infatti, gli attacchi della Juventus sembravano infrangersi senza effetto sul muro eretto dagli uomini di Gattuso, bravi a limitare al minimo i pericoli corsi da Donnarumma. Soltanto un movimento letale del Portoghese in area di rigore, servito da una splendida palla di Pjanic, ha permesso agli uomini di Allegri di vincere la partita.

Il match di Gedda ha mostrato una volta di più l’aticipità di Ronaldo nel ruolo di prima punta. Le sue ricezioni avvengono prevalentemente sul lato sinistro del campo per poi provare a convergere verso il centro e liberare il tiro. Oltre al killer istinct mostrato in area di rigore, Ronaldo ha bisogno di un grosso volume di tiri per mettersi in partita. Anche tiri a bassa percentuale di realizzazione, come dimostra la quantità di conclusioni verso la porta provenienti da fuori area: tentativi improbabili per altri giocatori ma che il Portoghese considera normali nell’economia del suo gioco. Anche nella finale di ieri il numero sette bianconero è stato il giocatore ad aver effettuato il maggior numero di tiri verso la porta (6), con due delle conclusioni provenienti da fuori area e respinte dalla difesa. L’impatto del fuoriclasse portoghese sul mondo Juve è evidente: 14 reti su 39 realizzate in campionato (36%). E diventa ancora più evidente utilizzando come parametro gli Expected Goals, modello elaborato sulla quantità e qualità delle occasioni da rete create. Secondo i dati raccolti da Understat, Ronaldo ha prodotto 16,90 Expected Goals, il 46% del totale prodotto dalla Juventus con una media di 0,93 ogni 90 minuti: in base a queste statistiche, si scopre che Ronaldo sta segnando addirittura meno di quanto avrebbe potuto fare. Giusto per avere un altro riferimento, Piatek, autore di una stagione straordinaria, è a quota 0,51 mentre Icardi e Milik si aggirano intorno a 0,65.

Cristiano Ronaldo e la Juventus | Numerosette Magazine

Un’altra grafica, elaborata da Infogol, dimostra come Cristiano Ronaldo crei per sé (tramite il tiro) o per i compagni (tramite assist) i presupposti per realizzare almeno una rete a partita. È forse questo ciò che è mancato alla Juventus in Europa negli scorsi anni?

Grazie moviola

Il campionato italiano vive un momento drammatico per tutte le squadre che non si chiamano Juventus. L’egemonia dei bianconeri dura da sette anni e nelle ultime quattro stagioni nemmeno la Coppa Italia è stata lasciata agli avversari. Il grado di interesse verso il massimo campionato è in calo, considerando che la tifoseria bianconera sarà anche la più numerosa d’Italia, ma non può certamente essere pari ai tifosi delle altre squadre messi insieme. L’arrivo di Cristiano Ronaldo ha forse acceso i riflettori dall’estero sul campionato, ma ha parallelamente fatto morire la domanda interna. A ravvivare una partita altrimenti fin troppo simile a quelle viste in passato ci pensano le polemiche arbitrali, anche in tempo di Var. Quasi a spezzare una monotonia imperante. Una sorta di defibrillatore per l’interesse pubblico. L’anno che verrà è già iniziato, ma somiglia molto da vicino a quelli appena passati. E, probabilmente, a quelli che verranno. La Juventus continua a vincere e agli altri non resta che la moviola.

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