Lacazette è diventato grande

La partita di ieri sera ha definitivamente negato al Napoli qualsiasi possibilità di vincere qualcosa in questa stagione, trasformando così il purgatorio azzurro in un vero e proprio inferno. Il malcontento partenopeo è stato però contrapposto ad un Arsenal, portato avanti dal gol di Alexandre Lacazette, che ha saputo gestire al meglio la doppia sfida contro una squadra pari livello. I Gunners sembrano aver trovato la quadratura del cerchio con Emery al comando, ma soprattutto hanno mostrato una maturità notevole nei singoli, testimoniata dalla grande partita proprio del loro numero nove.

Il francese ha siglato la punizione che ha condannato gli azzurri – con la complicità di Meret – ma è stata la completezza della sua partita a colpire particolarmente: ha gestito al meglio la fase offensiva dei suoi dando continuamente appoggio ai centrocampisti e ad Aubameyang, oltre che essere un fastidio continuo per Chiriches e Koulibaly.

Quest’ottima prestazione è solo la conferma del trend positivo che sta attraversando la sua carriera in questa stagione, totalmente opposta rispetto al primo anno con i londinesi. Lacazette sta giocando il miglior calcio della sua carriera e l’Arsenal non può che giovarne.

Fase sperimentale

Per capire al meglio come Alex sia arrivato a questo stato di forma, bisogna comprendere come sia partito il suo percorso. Arriva all’Arsenal dopo aver fatto impazzire le difese di tutta Francia e aver letteralmente trascinato il Lione in campionato e Europa nelle  2 stagioni precedenti, le 129 reti segnate in 275 partite e la capacità di segnare in praticamente qualsiasi maniera sono il migliore dei biglietti da visita.

È uno degli ultimi sussulti sul mercato di Wenger: nella mente dell’alsaziano è un attaccante su cui accentrare l’attacco, un grande finalizzatore di un sistema basato sulla qualità. In partenza infatti Laca è utilizzato come unica punta nello scacchiere dei suoi, spesso alternato con Giroud o Sanchez i primi mesi, con il compito principale di attaccare la profondità e colpire alle spalle la difesa.
Questo nuovo ruolo lo porta indubbiamente a giocare molto vicino alla porta, ma allo stesso tempo isola dal resto della squadra rendendo più sporadico il suo apporto alla manovra e limitandolo da un punto di vista qualitativo.

L’impressione è che qualcosa non funzioni del tutto: i goal arrivano, ma manca quella confidenza che in Francia aveva conquistato tutti. L’arrivo a gennaio di Aubameyang riduce il suo spazio vitale e, almeno per i primi mesi di convivenza, danno l’impressione di non poter giocare in tandem o comunque di non poterlo fare nel 4-2-3-1/4-3-3 di Arséne Wenger. Questa convivenza difficile lo demoralizza e lo porta, nel giro di poche partite, ad essere retrocesso a seconda opzione per il posto di centravanti.

L’esempio più chiaro di questo calo è il clamoroso doppio errore nel North-London Derby, quando nei minuti finali si mangia due reti che in condizioni mentali serene avrebbe siglato ad occhi chiusi.

Errore di Lacazette | Numerosette Magazine

Lacazette contro il Tottenham | Numerosette Magazine

 

Questo rappresenta il periodo peggiore per Lacazette con la maglia dell’Arsenal, quello che lo porta ad essere messo in dubbio poco meno di un anno dopo essere arrivato in pompa magna.
Il momento di maggiore difficoltà corrisponde però anche a quello di rinascita: l’arrivo di Unai Emery cambia faccia alla squadra e soprattutto modo di giocare. In un modo o nell’altro, il manager basco riesce a far funzionale il matrimonio tra il suo numero 9 e Pierre-Emerick Aubameyang. Con il senno di poi questa stagione agrodolce è risultata essere una  lunga fase sperimentale, necessaria a innescare il periodo di crescita arrivato successivamente.

Crescere

Con l’avvento della nuova stagione, i Gunners sono entrati in un nuovo periodo della loro storia. Dopo 22 anni di regno Wenger è arrivato il momento di Emery, che ha attuato la saggia strategia di non cancellare totalmente il passato ma usufruire dei suoi pregi migliori per garantire un futuro solido. Il lavoro fatto con Lacazette rientra in questa ottica: rinunciare al suo talento è apparso a tratti come una soluzione logica, ma l’ex Siviglia e PSG ha deciso di insistere con lui probabilmente intravedendo qualcosa che ad altri stava sfuggendo.

Nel nuovo sistema nel quale è inserito, Laca distoglie l’attenzione primaria dal goal per concentrarsi sulla qualità del gioco suo e della squadra. Passa gradualmente dallo status di centravanti puro all’essere più un 9 e mezzo: mantiene l’istinto per la rete – quello non si può cancellare – ma è sicuramente meno ossessionato dal trovare la porta, dando così l’impressione di giocare con assoluta tranquillità rispetto alla stagione precedente.

Lascia ad Aubameyang il compito di riempire l’area e attaccare in profondità, mentre lui tende più ad aprirsi verso l’esterno e a dare sostegno alla batteria di trequartisti. Non è più assegnato esclusivamente alla parte finale della catena di produzione, ora è uno dei collanti che agisce tra i vari comparti.
Nella gara d’andata contro il Napoli, in occasione del goal di Ramsey, mette in mostra tutti questi nuovi insegnamenti: parte centrale, si defila, riceve palla e serve con i tempi giusti l’inserimento di Maitland-Niles.

Nella partita di ieri sera non ha avuto occasioni così nitide, ma spesso ha avuto questa grande abilità di ritagliarsi lo spazio anche molto lontano dall’area che, soprattutto per una squadra piena di incursori come l’Arsenal, è un fattore assolutamente determinante.

Partendo da lontano contribuisce in maniera sostanziosa alla manovra, dando continuo sostegno a Ramsey o Özil e aiutando la squadra quando il pallone è da mettere in cassaforte. Nonostante questo nuovo modus operandi, Lacazette non ha perso la sua efficienza: è a 16 reti in tutte le competizioni (lo scorso anno si è fermato a 17) condite da ben 11 assist, sintomo di come questo cambiamento stia giovando a lui tanto quanto alla squadra.

Emery è riuscito a spostarlo fisicamente dal ruolo che ne aveva contraddistinto la carriera e mentalmente dal modo che aveva di interpretare le partite. Ora appare davvero una parte integrante della squadra anche in termini di leadership. L’Arsenal ha un andamento altalenante, figlio anche del periodo di transizione che sta vivendo, ma il rendimento di Alex rimane costantemente di alto livello, come se si sentisse il dovere di guidare la squadra fuori dalle difficoltà.

Lacazette dopo il gol | Numerosette Magazine

Pensare continuamente al futuro

Ora diventa sicuramente interessante capire dove può andare Lacazette con questo percorso e, soprattutto, se lui e l’Arsenal sono destinati a percorrere lo stesso sentiero.
Alex deve obbligatoriamente continuare a guardare avanti, ormai l’ipotesi di rallentare non deve essere presa minimamente in considerazione, in quanto sta attraversando il periodo di massimo splendore della sua carriera. L’unico dubbio potrebbe essere rappresentato dalla sua squadra, sicuramente ideale per lui ma che potrebbe non garantire chance di competere ad alti livelli nelle prossime stagioni.
I Gunners hanno quindi il dovere, visto l’enorme talento offensivo del quale dispongono, di imbastire un progetto vincente nell’immediato futuro, per non sprecare il prime del suo 9 e tanti altri compagni.

La prossima stagione, da questo punto di vista, è decisiva: Emery avrà tra le mani una rosa più rodata e maggiormente abituata al suo credo calcistico, i giusti innesti possono davvero portarla nell’élite del calcio inglese ed europeo.

Comunque andranno le cose, non possiamo che attendere e osservare se la crescita di Alex continuerà lungo l’andamento esponenziale che ha intrapreso da qualche mese a questa parte. Ciò di cui possiamo andare sicuri è che ha raggiunto per la prima volta una stabilità costante al di fuori della sua comfort zone, ha imparato a volare con sicurezza anche lontano dal proprio nido. Lacazette è, finalmente, diventato grande.

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