La straordinaria storia di Mohamed Salah

Risorgere dalle ceneri

In questi anni l’Egitto si è trasformato in una bomba a orologeria pronto a esplodere in qualsiasi momento. Tutto è iniziato nella primavera araba del 2011 che ha portato alla caduta di Hosni Mubarak, a capo dello Stato egiziano da più di 20 anni, portando divisioni ideologiche sempre più forti, rivolte e disordini in tutto il Paese. Questo contesto in fiamme si è riflesso anche nel mondo del calcio e la strage di Port Said nel 2012 ne è la conferma.

I corpi dei morti a Port Said, nel 2012, Mohamed Salah non lo ha dimenticato. | numerosette.eu

Più di 70 persone uccise e 500 feriti per una partita che è stata il pretesto per sfogare una rabbia in modo violento e totalmente estranea al mondo del pallone. La BBC scrisse cosi in merito: the biggest disaster in the country’s football history. Uno sport, spesso via di fuga da una situazione di continuo terrore e guerre politico/religiose, trasformato in tutto ciò da cui si sta cercando di scappare.

Questo è stato uno dei motivi principali che, nel 2012, ha forzato il trasferimento di Mohamed Salah dalla squadra che lo ha lanciato a soli 18 anni, l’El Mokawloon.

L’Egitto non aveva mai visto un talento cosi cristallino, veloce, dinamico e forte tecnicamente. Quando ho allenato la squadra under 16 degli Arab Contractors, avevo cinque terzini a sinistra e Salah era uno di loro, ha spiegato Said El-Shishini, figura fondamentale per lo sviluppo del  giocatore egiziano. Mohamed Salah era appunto un terzino, ma la sua attitudine offensiva era troppo pronunciata e quando giocava contro alcune squadre avversarie più deboli, si disperava e piangeva. Sapeva di possedere delle capacità fuori dal comune e fare goal significava mettere in mostra questo suo talento inespresso.

Quando un gioco salva una Nazione

El-Shishini quel giorno capì le sue potenzialità e lo fece alzare di ruolo, diventando un’ala destra micidiale. Gli ho detto che sarebbe stato il miglior marcatore della squadra in entrambi i campionati, l’U16 Cairo League e la U17 Nationwide League. Le reti segnate alla fine di quella stagione furono 35 in totale. L’inizio di una carriera che lo porterà nelle maggiori competizioni del mondo e a diventare il simbolo di una nazione distrutta. L’Egitto ha, quindi, cercato di ripartire dalle ceneri, mediaticamente con un ragazzo divenuto eroe nazionale. Ma per cosa sostanzialmente? Di solito i grandi personaggi di un Paese in ginocchio non potrebbero essere dei calciatori miliardari e non impegnati nella vita politica, ma la figura di Mohamed Salah va oltre quella di eroe.

La carenza di traghettatori politici per la ricostruzione del presente e di un progetto per il futuro stabile ha portato Mohamed Salah a diventare il collante per l’unità nazionale.

L’adorazione del popolo egiziano per Mohamed Salah è strettamente legato al puro intrattenimento, divertimento senza risvolti politici, ma che ha il compito di risollevare l’immaginario socio-sportivo di un Paese. Ed è proprio Salah che sta portando in tutto il mondo il suo villaggio sconosciuto: ora i grandi tabloid ci fanno dei report. La sua parola è una strada verso un futuro migliore e non c’è quell’invidia verso chi è più ricco di te.

Mohamed Salah rappresenta il proletariato, la gente di periferia e gioca per vera passione.

Un giovane Mohamed Salah, appena diciottenne. | numerosette.eu
Un giovane Mohamed Salah, appena diciottenne.

Umiltà e rispetto

Mohamed Salah è cresciuto in un piccolo villaggio di nome Nagrig nella provincia di Gharbia, che collega Il Cairo con Alessandria. Il suo rapporto con la terra natale è rimasto sempre forte, il successo non ha cambiato niente del Salah-contadino. Ha comprato attrezzature da palestra per il centro della comunità che ora porta il suo nome e ha pagato un campo da calcio per tutte le stagioni da costruire alla scuola Mohamed Ayyad Al-Tantawy, dove ha studiato. Dà soldi per aiutare le coppie a sposarsi e spesso contribuisce alla beneficenza. Più di ogni altra cosa, ha dato speranza. In Egitto, come in tutto il mondo del resto, ritengono che quando una persona riesce a emergere e farsi un nome, cambia. Ma Salah, no: è rimasto un ragazzo umile con la testa sulle spalle e riconosce il valore dei sacrifici nella piccola realtà in cui viveva. Ogni giorno, per andare a allenarsi, il padre percorreva per cinque ore le 200 miglia di strada che lo portavano al centro del club, mentre altre volte era costretto a prendere cinque autobus. La forza di volontà di Salah non era solo la sua, ma di quel villaggio cosi amichevole che sognava di vedere un ragazzo pronto a far carriera. Qualche mese fa, dopo aver trascinato la Nazionale alla storica qualificazione per il prossimo Mondiale, un ricco uomo d’affari, Mamdouh Abbas, ex presidente di Zamalek, gli aveva offerto come premio una villa lussuosa, in segno d’apprezzamento. Salah non ci ha pensato due volte a rifiutare il generoso regalo, chiedendo di fare una donazione al suo villaggio natale.

I bambini del villaggio Nagrig, pieni di sogni nel pallone, come il loro idolo Mohamed Salah. | numerosette.eu

Diaa El Sayed è stato l’allenatore della squadra Under-20 in Egitto nel 2011, soprannominato Il Padrino della generazione che li ha portati avanti. Insieme a Mohamed Salah, Mohamed Elneny, Ahmed Hegazi e Omar Gaber ha letteralmente creato una classe di giovani talenti.  Hanno mostrato il loro potenziale partecipando al CAN – African Youth Championship – e sono arrivati ​​alla Coppa del Mondo Under 20 in Colombia. La presenza di coach esperti ha fatto emergere la personalità di Salah, dentro e fuori dal campo. La sua attività sportiva andava oltre l’allenamento e la partita programmata: voleva sempre di più, ambire al meglio che gli si poteva offrire. Zamalek e Al-Ahly sono i più grandi club dell’Egitto, soprattutto perché investono molto nei giovani di talento e a quest’ultimi era riservata una stanza affacciata sul campo, la 510. Mohamed era soprannominato hadi, tranquillo in arabo, una parola spesso usata per indicare la routine quotidiana di un lavoratore normale: casa, lavoro, cena e letto. Mohamed era disposto a sacrificare tutto, dice Hamdi Nooh, ex nazionale egiziano che è stato il primo allenatore di Salah a El Mokawloon. L’esempio perfetto di rispetto e costanza nel lavoro.

Arrivederci, Egitto

L’arrivo al Basilea è stato il trampolino di lancio per il salto definitivo nei top club europei. Anche in Svizzera ha mantenuto i propri valori e si è messo in mostra per le sue abilità tecniche, tanto che il Chelsea lo ha voluto fortemente e firmò nel 2014. Il capo scout del Liverpool, Barry Hunter, iniziò a monitorarlo nelle partite più importanti di Europa League e cercò fin da subito di svincolare le attenzioni di Fiorentina e Roma, con insuccesso. Il trascorso a Stamford Bridge non fu dei migliori e Salah e a gennaio del 2015 passa alla Fiorentina in prestito, prendendo il numero 74, in onore dei morti nella strage di Port Said. Anche questo è un segno importante per confermare ulteriormente il suo attaccamento alla Nazione, in un rapporto reciproco di intrattenimento. Quella stagione terminerà con 9 goal in 26 partite e una storica doppietta allo Juventus Stadium in Coppa Italia, anche se non basterà per passare il turno. Durante la sessione estiva successiva, si trasferisce alla Roma, dopo una lunga diatriba burocratica con la Viola.

Fra Modesto non fu mai Priore

Chi è umile non farà mai carriera

Con i giallorossi troverà Luciano Spalletti ad allenarlo e segnerà la sua definitiva esplosione nel calcio che conta; nella Capitale è amato da tutti, le sue prestazioni fanno sognare i tifosi e conoscerà al meglio i suoi pregi e difetti.

Mi ha aiutato tantissimo, è veramente intelligente. Parlavo con lui dopo l’allenamento e gli dicevo “Mister, voglio migliorare in questa cosa” o “Voglio fare questo” e non mi ha mai detto di no. Mi ha aiutato come persona, migliorando il mio carattere, e sotto l’aspetto difensivo.

In merito al rapporto con Luciano Spalletti.

L’attacco romanista era diventato micidiale: una macchina da goal inarrestabile e praterie di campo spalancate dalla sua velocità supersonica. Grazie a Salah, abbiamo avuto un Nainggolan straripante e in forma come non mai. Ma qualcosa con la società capitolina non ha funzionato, nonostante i 34 goal registrati in due stagioni e partite da urlo.

La tipica esultanza di Mohamed Salah con le mani al cielo. | numerosette.eu
La tipica esultanza di Mohamed Salah con le mani al cielo.

Cara Inghilterra, non era un addio

Quando lasciò il Chelsea, disse di sentirsi incompiuto – ritornando al discorso della sua forte ambizione – e questo è stato uno dei motivi del suo ritorno in Premier al Liverpool di Jurgen Klopp, suo grande estimatore, per 42 milioni. In questo momento, Salah è capocannoniere della squadra con 24 goal in 30 partite ed è diventato l’incubo di tutte le difese avversarie, sfruttando il gioco iper-verticale del Liverpool come dimostra il match vinto contro il Manchester City: una partita che entrerà tre le migliori del 2018.

Con un lavoro costante Salah è migliorato esponenzialmente: rifinisce il gioco e intende la tattica del suo ruolo in maniera più efficiente, i movimenti sono sempre al momento giusto. A tutto questo, aggiungiamo una dose enorme di grinta, velocità e combattività. Cosa è cambiato da quando giocava in Egitto? La consapevolezza dei propri mezzi e il pesodi una responsabilità morale che racchiude le speranze di un intero Paese in fiamme. Il rigore contro il Congo al 95′ è stato un momento indimenticabile per tutto il popolo, un attimo che ha determinato la sua definitiva consacrazione nel Tempio degli Eroi egiziani.

Il segreto della sua genialità? È la sua modestia, dice Fayez, vice-presidente della Nazionale Egiziana.

Mohamed Salah è l’ispirazione per la generazione futura del suo Paese, l’eroe a cui voler assomigliare.

Mohamed Salah portato in trionfo dalla sua Nazionale, dopo il goal decisivo per la qualificazione al Mondiale russo. | numerosette.eu
Mohamed Salah portato in trionfo dalla sua Nazionale, dopo il goal decisivo per la qualificazione al Mondiale russo.

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