La scelta di Oscar

Un siluro nella notte.

Una serata di fine estate, un movimento per liberarsi di Bonucci e Pirlo, un tiro che Buffon cerca inutilmente di togliere dal sette e poi il boato di Stamford Bridge.
È questo il primo, e in fondo l’unico, vero ricordo che abbiamo di Oscar.

Una perla che non ci stancheremo mai di vedere.

Sfido comunque chiunque abbia visto quella partita, juventini compresi, a dire di non essersi affezionato almeno un pochino a quel giovane brasiliano con la faccia da ragazzo del coro, anche perchè quella sensazione di aver assistito alla prima manifestazione di un fenomeno e di poterla un giorno raccontare è merce preziosa da trovare.
Almeno per noi italiani il paragone fu immediato, un brasiliano bianco con i capelli da “secchione“, così lontano dai Bad Boy delle favelas, non poteva che ricordarci quel giocatore che 9 anni prima, con la maglia del Milan, impattava sul nostro calcio con la stessa forza di un meteorite.

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E scusate se a 4 anni di distanza questo accostamento con Kakà può suonare sfrontato ma allora, quantomeno per un fatto di coincidenze, sembrava lampante.
Stesso club di formazione giovanile, il San Paolo (anche se, a onor del vero, prima di arrivare in Europa il nostro pupillo Oscar ha giocato anche nell’Internacional di Porto Alegre), approdo nel vecchio continente a 21 anni e nella squadra campione d’Europa in carica, per gli amanti delle suggestioni c’erano tutti gli elementi per una grande storia.
Aggiungeteci poi che al primo dei due gol segnati in quella sera di Champions esultò indicando il cielo ed ecco che il parallelo ce lo indicava lui stesso.

Palla in rete e braccia al cielo, proprio come il suo predecessore.

Dicono che il Brasile necessiti di questo tipo di campioni nello sport, che rappresentano “l’anima bianca” della nazione verdeoro: sono personaggi fondamentali per il Paese.
Da Ayrton Senna a Guga Kuerten, fino a Kakà: se Oscar avesse mantenuto tutte le promesse, sarebbe diventato il loro erede naturale.

Insomma doveva essere la versione meno esaltante ed esaltata di Neymar, quello con due piedi fatati e, allo stesso tempo, quello che ogni madre vorrebbe come fidanzato per la figlia.

Non tutte le promesse, però, vengono mantenute.

Abbandonando il paragone con Kakà, che a 25 anni aveva già messo in bacheca pallone d’oro e Champions League, il processo di crescita del nativo di Americana sembra essersi arrestato al “potenziale campione“.

Ecco un assaggio delle sue qualità.

Tutte queste considerazioni sul talento e il futuro del brasiliano hanno però perso il loro valore qualche giorno fa, quando è uscita la notizia che proprio Oscar volerà a giocare in Cina, allo Shanghai SIPG, per una cifra vicina ai 60 milioni.

La notizia ha spiazzato un po’ tutto il mondo del pallone: se è pur vero che altri campioni non vicini al ritiro come Jackson Martinez o Hulk avevano già scelto di andare all’ombra della Grande Muraglia, il caso di Oscar rappresenta, finora, un unicum.
Con buona pace di Alex Teixeira, altro talento trasferitosi in Cina ad un’età relativamente giovane, questa situazione è totalmente diversa.

Il calcio sta cambiando ad una velocità supersonica, era prevedibile: d’altra parte, in cuor nostro, speravamo che non accadesse in maniera così repentina, di colpo.
Non eravamo pronti perché fino a qualche anno fa una cosa simile non avremmo potuto nemmeno immaginarla, neanche per scherzo, neanche sotto i fumi dell’alcol.
È vero, potreste dire che un contratto del genere capita una volta nella vita, però, seriamente, è una giustificazione plausibile?
Mezza Europa lo voleva, tutti pronti a scommettere sul rilancio del giovane brasiliano, Inter e Juve in prima fila.
Per esempio: vi immaginate se Sneijder dopo la difficile parentesi al Real Madrid, al posto che andare all’Inter, fosse andato in Qatar?
Pensate a quanto ci avrebbe perso lui e a quanto ci avremmo perso noi.
Pensateci e poi diteci se è meglio tutto questo o la smisurata voglia di giocare con Hulk e Asamoah Gyan allo Shanghai SIPG.

 Ti aspetto, Oscar!

Oscar in Cina guadagnerà quasi 25 milioni di euro all’anno, una cifra assurda, fantascientifica, quasi il doppio di quella che guadagna Ibrahimovic, giusto per citare un giocatore leggermente più decisivo.
Ma, dopotutto, non è anche questo un modo per entrare nella storia dalla parte sbagliata?
Voglio dire, perché? A cosa serviva? Non erano abbastanza i soldi che già guadagnava? Conta più il denaro di una vittoria importante?

Domande forse troppo aspre, ma ripensandoci l’odore dei soldi è stato troppo forte per essere tamponato: alcune offerte non si possono rifiutare, diciamocela tutta, per quanto la Cina non abbia un fascino calcistico stellare.

Oscar si lascia tutto alle spalle: tanti problemi, sopratutto personali, hanno accompagnato la sua avventura al Chelsea. Un talento che aveva bisogno di essere seguito, curato, coltivato a livello tecnico e umano: “nonno” Hiddink l’aveva capito.

Certo, la spinta decisiva nella trattativa arriva dal procuratore. È noto infatti che l’ormai celebre Kia Joorabchian abbia un canale privilegiato con il mercato cinese.
Come se non bastasse la sua controversa collaborazione con Suning nell’affare Inter, ora sta cercando, con probabile successo, di piazzare Tevez ai rivali cittadini del SIPG, lo Shenhua, giusto per farvi capire quanto a tali soggetti importi del calcio e della passione dei tifosi.

 Sai che sfiderai Oscar nel derby di Shanghai?

Oscar, Oscar cosa ci hai combinato?

D’ora in poi ti vedremo illuminare le platee d’Oriente, ti osserveremo invecchiare in Oriente, con le prestigiose coppe che qui avresti potuto conquistare sostituite dai milioni di cui sarai ricoperto. Forse era meglio cambiare, lasciare i suoi fantasmi a Londra e chiuderli a chiave, cambiando Continente.

Noi tuttavia ti ricorderemo sempre come quel ragazzo che in una notte di fine estate nascose la palla a Pirlo e Buffon (mica due qualunque eh), illuminando un cielo e uno stadio che un giorno avrebbero potuto essere ai tuoi magici piedi ma che purtroppo non lo saranno mai.
Chissà, magari un giorno ti rivedremo qua in Europa, può essere: la vita è fatta di cicli, almeno questo in Cina lo sanno bene.

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