La ricerca della bellezza

A suon di prestazioni brillanti del suo Sassuolo, ultime delle quali lo 0-0 strappato all’Inter a San Siro – dopo l’uno a zero dell’andata –  e il 3-0 rifilato al Cagliari, Roberto De Zerbi ha attirato sempre più su di sé l’attenzione degli addetti ai lavori. Il tecnico bresciano si è fatto notare per il suo gioco di posizione, offensivo e propositivo, tutto basato sul possesso palla e la costruzione dal basso e sul pressing alto per recuperare palla velocemente nella metà campo avversaria. Tutto ciò gli è valso gli attestati di stima di Pep Guardiola e, a quanto sembra, lo ha fatto finire addirittura sul taccuino del Barcellona, che lo starebbe studiando nel caso in cui Valverde dovesse terminare la sua esperienza in blaugrana. Qual è stato il percorso che, in breve tempo, ha portato De Zerbi dalle serie minori a vedere il suo nome accostato a quello di uno dei migliori club al mondo? Alla base del suo successo c’è una personale visione del calcio profondamente radicata in lui fin dagli esordi, accompagnata dalla coerenza e dalla perseveranza con cui segue le sue idee e che spesso hanno permesso alle idee di avere la meglio sui risultati.

Guardiola cita De Zerbi e il Sassuolo come esempio di calcio propositivo

De Zerbilandia

Dopo una breve esperienza in Serie D, De Zerbi nell’estate del 2014 riceve una chiamata in Lega Pro dal Foggia, squadra di cui ha vestito la maglia fra il 2002 e il 2004. I Satanelli, dopo i fasti di Zemanlandia degli anni ’90, sono reduci da un ventennio di stagioni tribolate e avare di soddisfazioni, tra retrocessioni e il fallimento con conseguente rifondazione del 2012. De Zerbi cerca fin da subito di mettere in pratica la sua idea di calcio, un’idea che sembra cozzare violentemente con il contesto, tecnicamente non eccelso, della Lega Pro.

Dopo tre partite mi dissero: «Roberto, così non va, in Lega Pro non si vince giocando un bel calcio». Risposi che non avrei cambiato una virgola: un successo ottenuto con le barricate non mi appaga.

L’integralismo del tecnico, dopo un periodo di rodaggio, inizia a dare i suoi frutti e, terminata l’annata con un buon settimo posto, il rendimento della squadra esplode letteralmente nella stagione successiva. Il Foggia gioca un calcio divertente e spettacolare, talmente insolito per gli standard della categoria da finire sotto i riflettori nazionali e far guadagnare alla squadra l’appellativo di Barcellona della Lega Pro. Una città delusa e disamorata ritrova la sua passione e lo stadio Zaccheria torna ad essere costantemente pieno: febbre da De Zerbilandia. Il Foggia vince la Coppa Italia Lega Pro, ma in campionato, nonostante il bel gioco e il miglior attacco e dopo aver mantenuto la testa della classifica per diverse giornate, deve alla fine arrendersi al più quotato Benevento. Successivamente la squadra si arrampica fino alla finale play-off, dove viene però sconfitta dal Pisa. Nonostante la cocente delusione per il finale di stagione e il clamoroso esonero che consegue a un inasprimento dei rapporti con la società, De Zerbi, in linea col suo credo, lascia Foggia senza rimpianti.

Penso di aver lasciato qualcosa di più importante dei risultati. Ero arrivato che allo stadio andavano solo duemila persone, l’ho lasciato pieno, in città i bambini mi fermavano vestiti con la maglia del Foggia. Eravamo in Lega Pro ma per la passione che c’era sembravamo in A.

De Zerbi ai tempi del Foggia | Numerosette Magazine

Il grande salto

La stagione del Foggia convince il Palermo a bussare alla porta di De Zerbi, che ottiene così la sua prima panchina in Serie A, in sostituzione di Ballardini. De Zerbi deve però scontrarsi con le difficoltà derivanti dal dover lavorare con una squadra assemblata da altri senza nemmeno aver svolto il ritiro, elementi che rendono più arduo applicare il suo credo calcistico. Inoltre, voler condurre una squadra alla salvezza passando per il bel gioco è quanto di più lontano si possa immaginare dalla filosofia italiana. Travolto da un vortice di critiche e risultati negativi, De Zerbi finisce così ben presto nella lunghissima lista di esonerati dal presidente Zamparini. Per i successivi 12 mesi il tecnico rimane senza squadra, ma sono forse proprio questi i mesi che ci consentono di comprendere meglio l’allenatore e l’uomo De Zerbi.

Studio, guardo partite e assisto agli allenamenti dei grandi tecnici in giro per l’Europa. Si lavora anche quando non si è in panchina.

È il riassunto dell’etica di lavoro di De Zerbi: il calcio viene da lui percepito come una ricerca, un apprendimento continuo, uno studio. Vale la pena ricordare che studium in latino equivale a passione: all’aspetto metodico, scientifico della ricerca dei principi di gioco si fonde così l’humanitas. Recarsi ad assistere agli allenamenti degli altri tecnici gli consente anche di apprezzare da vicino il lavoro dei suoi due modelli Bielsa e Guardiola, ai quali De Zerbi riconosce la stessa fondamentale qualità, quella di essere in grado di spiegare quello che fanno. Ecco un altro punto cardine della mentalità del tecnico bresciano: avere un’idea di calcio non consiste solo nell’apprendere dei principi di gioco, ma soprattutto nel comprendere quello che si ha in mente di fare. Capire, per poi essere in grado di spiegare.

Non è che posso copiare un’esercitazione di Guardiola e la mia squadra va come la sua: devo capire perché la faccio, e saperla spiegare non una, ma cento volte ai giocatori.

Un esempio di un’esercitazione spiegata da De Zerbi

Orgoglio e pregiudizio

A offrire a De Zerbi una nuova opportunità in massima serie è la matricola Benevento, che gli affida la panchina dell’esonerato Baroni. L’impresa di salvare una squadra dotata di una rosa assai modesta per la categoria e reduce da nove sconfitte in altrettante uscite appare subito disperata. In più, l’accoglienza di De Zerbi è all’insegna del pregiudizio sia da parte dei tifosi per i suoi trascorsi al Foggia, sia da parte degli addetti ai lavori per la solita questione: perché affidare una squadra già in cattive acque a un integralista del bel gioco e del possesso palla a ogni costo? Nonostante la striscia di sconfitte consecutive si allunghi a quattordici, De Zerbi va avanti per la sua strada: con il catenaccio si perde comunque, tanto vale giocare e divertirsi. Inoltre, De Zerbi chiarisce subito come, giunti in quella situazione, la missione prioritaria sia non tanto riuscire a salvarsi, quanto riuscire a salvare la dignità e farsi tornare a guardare con rispetto dal resto d’Italia.

De Zerbi al Benevento | Numerosette Magazine
De Zerbi con Gattuso ai tempi del Benevento (e del gol di Brignoli)

Il prosieguo della stagione dà ragione al tecnico e, pur non riuscendo a centrare una salvezza impossibile, il rendimento del Benevento migliora. La squadra viene più volte elogiata per le sue belle prestazioni e riesce a riconquistare i suoi tifosi, che l’avevano pesantemente contestata nella prima parte di stagione. De Zerbi compie così la sua missione di restituire a una piccola cittadina di provincia l’orgoglio di aver recitato sul palcoscenico dei grandi. Ancora una volta dunque, De Zerbi lascia con una sconfitta sul piano dei risultati, ma con una vittoria delle sue idee.

A Benevento difendevamo la dignità e la risposta che, nelle ultime partite in casa, ha dato il pubblico, ha dimostrato che la dignità l’avevamo riconquistata.

Finestre sull’Europa

La bontà del lavoro di De Zerbi viene riconosciuta dal patron del Sassuolo Squinzi, che decide di puntare su di lui per rilanciare il suo progetto, tradizionalmente basato sul gioco propositivo, la valorizzazione dei talenti e il lavoro con i giovani. In poche parole, il laboratorio perfetto per le idee di De Zerbi, oltre che un contesto più tranquillo di quelli in cui ha lavorato in precedenza. Al Sassuolo inoltre, diversamente da quanto gli era capitato a Palermo e a Benevento, De Zerbi può contare su altri due fattori a lui favorevoli: può concordare il mercato con la società e soprattutto lavorare con i giocatori fin dalla preparazione estiva, permettendo loro di assorbire meglio i suoi principi. I frutti si vedono subito: al giro di boa i neroverdi, partiti per fare un campionato tranquillo, si trovano in piena linea con l’obiettivo stagionale e anzi, molto più vicini alla zona Europa che alla zona retrocessione.De Zerbi al Sassuolo | Numerosette Magazine

Per una volta, i risultati sembrano andare di pari passo con le idee. Non c’è dubbio però che nella testa del tecnico queste ultime continuino a contare di più. Dopo lo 0-0 di San Siro, in cui è sembrato che il Sassuolo abbia ritrovato se stesso dopo una piccola crisi di risultati nelle ultime uscite, De Zerbi si è infatti detto soddisfatto, più che per il risultato, per la risposta della squadra.

Ci siamo ritrovati, non tanto nel gioco ma quanto nella voglia di lottare su tutti i palloni da squadra vera e di voler soffrire insieme […] Il calcio è un gioco e quello si fa per divertirsi, devi cercare di divertirti altrimenti c’è qualcosa che non torna. Il divertimento non deve essere frainteso per poca serietà, è una gioia andare in campo.

Da queste dichiarazioni emerge chiaramente l’importanza per De Zerbi di due fattori: il gruppo e il divertimento. Il gruppo, e la sua coesione, sono fondamentali per il calcio di posizione di De Zerbi, in cui i movimenti della squadra devono essere armonici, come in un’orchestra. Il divertimento invece, fa un tutt’uno con la visione del calcio come studium che abbiamo sottolineato in precedenza: dunque, se il calcio è studium, non si può svolgere il proprio compito in modo asettico, occorre il sentimento, occorre, in questo caso, divertirsi. Non ci resta che vedere dove il suo studium condurrà De Zerbi.  

 

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