Invisibili: Borja Valero

Il calcio, a detta di molti lo sport più bello del mondo, è sicuramente uno dei più completi e che più varia da tantissimi fattori. In uno sport come il calcio serve la grinta, il coraggio, la determinazione, la forza fisica, la resistenza, la voglia, il gioco di squadra e soprattutto l’intelligenza tattica e la tecnica. In un calcio dove sempre più si cerca la vittoria attraverso qualsiasi mezzo, snaturando a volte in maniera definitiva il concetto di questo sport, facendo prendere a calci un pallone da energumeni che lo portano avanti verso la porta e quindi rendendolo sempre più rugby che calcio, esiste ancora qualcuno che sa dargli del tu, al pallone, facendoci emozionare ad ogni tocco o ad ogni movimento senza palla.

Tra gli esponenti rimasti di questa arte sempre più antica e rara, uno su tutti è Borja Valero. Nato il 12 gennaio 1985 a Madrid, il centrocampista passa tutta la sua infanzia nella capitale spagnola e a soli 10 anni entra a far parte delle giovanili del Real Madrid. Da qui, una trafila che dura 9 anni e si conclude prima con il debutto il 25 ottobre 2006 in prima squadra, in una partita di Coppa del Re, e dopo con l’ingresso a partita in corso, durante la stessa stagione, in Champions League contro la Dinamo Kiev. L’esperienza nella cantera di uno dei club più importanti al mondo non lascerà di certo buoni ricordi al giocatore, che in tempi recenti ha addirittura affermato quanto gli abbia dato fastidio il fatto di aver smesso di vivere il calcio come un divertimento, proprio per colpa delle giovanili del Real Madrid.

Appena finita l’esperienza con i galacticos, Borja Valero inizia a girare per l’Europa, con la tratta Spagna – Inghilterra che segna l’inizio di carriera. Nel 2007 approda al Maiorca e il 9 marzo 2008 segna il suo primo gol nella Liga ai danni del Recreativo Huelva. Finisce la stagione a quota 4 gol in 35 presenze e viene venduto in Inghilterra, precisamente al West Bromwich vincitore della Championship.
Nella stagione oltremanica viene inizialmente impiegato sempre titolare dall’allenatore Tony Mowbray in un centrocampo a 5 o a 4 con dei compagni fissi come Koren, Morrison e Greening. Continuando però a non andare benissimo in campionato, Borja Valero risente dell’andamento generale e perde posti importanti nelle gerarchie della squadra, che a fine stagione finirà ultima con 32 punti e sarà condannata alla retrocessione.

La stagione 2009-2010 è quella del ritorno in patria, firmando un’altra volta con il Maiorca. Si presenta di nuovo al pubblico spagnolo con un gol alla prima partita giocata, nel pareggio interno contro il Villarreal. In quella stagione l’allenatore Gregorio Manzano inventò la futura coppia di centrocampo della Fiorentina, composta da Mario Suarez e Borja Valero. Il primo distruggeva ed il secondo creava gioco, Borja faceva gli assist (9 a fine stagione) e Mario i gol (5, record in carriera). Era un Maiorca devastante e sorprendente che arrivò al quinto posto a fine campionato e si vide negare l’Europa solo da parte dei conti in rosso. Fu una stagione d’oro anche per il centrocampista nativo di Madrid, che a fine anno ricevette il riconoscimento come miglior giocatore spagnolo, il premio Don Balón.

Le sue prestazioni valsero l’attenzione da parte di molti club importanti e in estate si trasferì al Villarreal, squadra che era stata ripescata per giocare l’Europa League proprio ai danni del Maiorca. Arriva in una squadra con progetti ambiziosi e una rosa promettente, tra i quali spiccano Giuseppe Rossi, Marcos Senna, Joan Capdevila, Carlos Marchena, Matteo Musacchio, Iago Falque e sopra tutti Santi Cazorla.
Borja Valero, insieme al gioiello spagnolo ora in forza all’Arsenal, formava un duo di centrocampo di tutto rispetto, che veniva completato con Bruno Soriano e Cani.
Le attese però vengono rispettate solo in parte, visto che in Europa League il sottomarino giallo arriva fino in semifinale, mentre in campionato le cose vanno peggio, poichè riescono a salvarsi per un pelo arrivando sedicesimi in campionato.
Il dramma collettivo però viene solo ritardato, perché è nella stagione 2011-2012, nella quale avvengono tre cambi in panchina, che arriverà la retrocessione della squadra.

Le offerte per il campione spagnolo, che nel frattempo riesce pure ad ottenere una convocazione in un’amichevole nella nazionale spagnola di Xavi ed Iniesta, non si fanno attendere e decide di proseguire la sua carriera accettando il progetto della Fiorentina. In poco tempo riesce ad entrare nel cuore dei tifosi viola e il clima di Firenze lo coinvolge in pieno, a tal punto che durante tutti questi anni ha dichiarato più volte la volontà di continuare e terminare la carriera nella città italiana. Montella fin da subito gli dà le chiavi della regia, adattando lo stile di gioco alle sue qualità di palleggio.
La sua crescita costante negli anni diventa definitiva con l’arrivo alla Fiorentina, infatti, se agli inizi nel Real Madrid giocava come trequartista nel 4-4-1-1 o nel 4-2-3-1, grazie alle varie esperienze all’estero e ad una maturazione calcistica sempre in aumento, la sua posizione nel corso degli anni è mutata notevolmente, restando un giocatore estremamente duttile ma nel contempo creando un solco e segnando il territorio davanti alla difesa, gestendo tutte le azioni della sua squadra ma nello stesso tempo migliorando anche in fase d’interdizione.

Paulo Sousa si è dunque trovato uno dei giocatori più determinanti della Serie A e, da buon centrocampista quale era, ha avuto il coraggio e l’intuizione di schierarlo, insieme ad un altro centrocampista (Vecino o Badelj), a supportare quattro giocatori offensivi quando la viola attacca e costringendolo a difendere in situazioni di non possesso, rendendolo inoltre perno di tutto il movimento di squadra in entrambe le situazioni. Il suo carisma e l’impegno ad ogni partita e ad ogni allenamento sono le ciliegine su una torta che possiamo gustarci ogni domenica, ogni volta che tocca il pallone.

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