L’idea di Rambo

Ah, l’allenatore: che ruolo complicato.

Con il passare del tempo deve adattarsi come un camaleonte per sopravvivere nella torrida e confusionaria giungla calcistica, deve mantenere la propria identità senza snaturarsi troppo. Insomma, il ruolo dell’allenatore è come un pendolo che oscilla tra il gioco del passato, quello del presente e quello del futuro.

Ronald Koeman rappresenta alla perfezione una particolare categoria di tecnici, in grado di apprendere nozioni fondamentali da un calcio passato ed applicarle a quello moderno. Veri e propri visionari che estrapolano il meglio dalle epoche precedenti, invece di rimpiangersi addosso come i nostalgici più autentici.
La memoria calcistica dell’olandese gli ha permesso di assimilare qualsiasi aspetto del gioco dei suoi allenatori per poi adattarli alle proprie idee, dando vita ad uno stile di gioco innovativo ed assolutamente tra i più interessanti in circolazione.

Per capire al meglio il tipo di gioco di Rambo, dobbiamo prima immergerci nell’universo calcistico in cui sono state partorite le sue idee.

Per la sua epoca si può definire un giocatore futuristico, un difensore in grado di impostare l’azione e di gestire i tempi della squadra, senza dimenticarsi delle 253 reti in carriera: un’immensità. Chi tifa Sampdoria, se ne ricorderà una in particolare.
La scuola olandese ma soprattutto Cruijff plasmeranno a loro immagine e somiglianza le idee calcistiche di Ronald, rendendolo – per forza di cose – una mente superiore, capace di leggere il gioco come pochi. Un futurista, insomma.

Koeman si ispira molto al calcio totale di Cruijff, soprattutto per quanto riguarda la fase di non possesso, ma è comunque riuscito a portare delle modifiche a quello che pareva un modello intoccabile.
Rambo si appropria della fase difensiva del suo maestro, sfruttando una retroguardia molto alta ed aggressiva, cambiando il modus operandi della sua squadra una volta recuperato il pallone: si va in porta con il minor numero di tocchi possibile.

E’ una sorta di calcio totale più verticale, che sfrutta al meglio un centravanti di peso e le sue abilità a smistare il pallone innescando la velocità degli esterni.
L’esempio perfetto del contropiede koemaniano è abbastanza recente: Manchester City – Everton di questa stagione, la rete di Lukaku – tralasciando per un attimo la mostruosa corsa a tutto campo del belga – è la sintesi di cosa vuole Koeman dai suoi giocatori, velocità e verticalizzazione.

E’ interessante anche il modulo utilizzato dall’olandese, una via di mezzo tra un 4-4-2 ed un 4-2-3-1: in entrambi i casi, la squadra ha una colonna spinale ben definita.
I due centrocampisti centrali assumono un ruolo chiave, complementare: uno recupera palloni e si divincola con tanta intensità nelle zone trafficate del campo, l’altro è il vero e proprio regista della squadra.

everton-lineupWanyama-Davis/Ward Prowse lo scorso anno al Southampton e Gueye-Barry/Cleverley in questa stagione, tutte coppie capaci di garantire sostanza e qualità, una sorta di Ying-Yang.

Un altro cardine fondamentale in questo gioco è il reparto offensivo, composto fondamentalmente da quattro giocatori: due esterni rapidissimi, un centravanti molto forte fisicamente ed un trequartista/mezzapunta in grado di mettere in ritmo i primi tre o, se necessario, di sostituirsi ad uno di essi.
Chiaro, dalle interazioni e dagli scambi tra questi quattro dipende l’intero sviluppo della fase offensiva: hanno il compito di sfruttare al meglio il lavoro sporco dei compagni e per riuscirci devono avere delle caratteristiche ben definite. In particolar modo gli esterni, che dovranno di garantire alla squadra un alto numero di occasioni per partita, una buona capacità finalizzativa ma anche spirito di sacrificio: puoi essere un fenomeno baciato dal talento, ma se giochi per finire su Youtube piuttosto che per la squadra puoi accomodarti in panchina.
Soprattutto negli anni inglesi della sua carriera da allenatore, gli esterni di Koeman sono sempre stati il punto di forza delle sue squadre, in grado di prendere il volo grazie alle loro ali. Per questo l’infortunio di Bolasie è una notizia devastante, un po’ come la morte di John Lennon.

La filosofia calcistica di Koeman diviene mutevole e migliora nel tempo, un pensiero adattatosi nel calcio moderno nonostante le antiche origini. Rambo pone tutte le sue speranze di successo su delle idee molto difficile da essere applicate ma che, se messe in pratica nella giusta maniera, possono essere letali per gli avversari.

Tra luci ed ombre, anche il suo nuovo Everton sembra essere riuscito ad assimilare gli automatismi del suo gioco e solo il tempo potrà dirci se le idee di un 53enne olandese basteranno per far tornare a sognare la parte blue di Liverpool.

Se Rambo non spacca più le porte, non è detto che non possa spaccare il calcio a suon di tatticismi.

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