Killer Instict

Se siete appassionati di Premier League o la state seguendo solo nelle ultime settimane, non potete che essere rimasti colpiti dall’impatto devastante che un brasiliano appena diciottenne è stato capace di avere sulla massima serie inglese.
Se ancora non avete capito di chi stiamo parlando, il protagonista di questa storia si chiama Gabriel Fernando De Jesus, per gli amici solo Gabriel Jesus: il “baby-faced killer” che sta terrorizzando le difese d’oltremanica, una sorta di Jack The Ripper applicato al calcio.
Il Classe ’97 sta impressionando sotto qualsiasi punto di vista ma l’aspetto che più colpisce è la sua attitudine, il suo comportamento sul campo di gioco, una sicurezza fuori dal comune per un ragazzo così giovane: nella giungla del calcio moderno Gabriel Jesus riesce a sopravvivere grazie al suo Killer Instinct, alle sue doti da predatore.

Quella del nativo di San Paolo è, finora, una carriera breve ma estremamente intensa, un continuo salire sempre più in alto attraverso prestazioni da giocatore già affermato e, soprattutto, goal su goal.
Il Palmeiras lo lancia a 17 anni nel 2015, consapevole di avere tra le mani uno dei talenti più cristallini della sua generazione e non solo, Gabriel entra nel mondo del calcio buttando giù la porta e confermandosi totalmente all’altezza delle aspettative che si erano create.

Anche i numeri sono dalla sua parte: già prima di arrivare in Inghilterra, mette a referto 21 reti e 6 assist in 47 presenze con il Palmeiras ma soprattutto 5 reti in 6 presenze con il Brasile, che si rivelerà il banco di prova più veritiero per le qualità del ragazzino.

Tecnicamente parlando, esistono pochi termini in grado di descriverlo che non siano “Killer Instinct” o affini. Jesus vive per il goal, non ha scopi secondari e, una volta sceso in campo, ogni movimento, giocata o quant’altro è finalizzato al veder la palla in porta.
Sotto questo punto di vista sembra essere riuscito ad assimilare la grande tradizione dei centravanti brasiliani ma anche ad averci aggiunto una sorta di componente più europea, il suo è un calcio meno spettacolare e più solido, raramente lo vedrete esibirsi in finte da fermo alla Neymar o Ronaldinho che non siano strettamente utili al suo obiettivo.

Proprio con “O’Ney”, Gabriel sembra aver trovato un’intesa di un certo livello, come se parlasse già la lingua calcistica dei campioni: in tutte e 6 le presenze con la Seleçao non ha mai sfigurato nè è parso come il classico ragazzino spaesato, mostrando spavaldo la sua innaturale sicurezza.
Le 5 reti con i verdeoro riassumo alla perfezione che razza di giocatore sia, e anche che clamoroso potenziale abbia un giovane capace già di certe giocate.

Arrivato a Manchester, tutti gli esperti del mestiere si chiedevano se fosse capace di ripetersi anche in un mondo incredibilmente più fisico rispetto a quello sudamericano: la risposta del giocatore si è manifestata sul campo, ammutolendo qualsiasi critico o miscredente.
4 partite, 3 reti e 2 assist sono cifre decisamente accattivanti, ma ciò che ha più fatto strabuzzare gli occhi è stato il suo esordio: gli 8 minuti giocati nel pareggio casalingo del suo Manchester City contro il Tottenham di Pochettino.
In pochissimo tempo, Jesus si prende l’attenzione di tutti: prima discesa sulla fascia e assist sfiorato, poi gran colpo di testa a largo di pochissimo e per finire una rete annullata per fuorigioco.
Un inizio non da sogno – per quanto riguarda lo score personale ed i risultato della squadra – ma che ha messo in chiaro la voglia del giocatore di prendersi il mondo a suon di goal segnati. E crediamo che nemmeno l’infortunio patito contro il Bournemouth non placherà la sua sete di successo.

Quella di Gabriel Jesus è una carriera agli inizi: passo dopo passo – gol dopo gol – il brasiliano vorrà decollare verso cime altissime. Magari in cima a Rio de Janeiro, accanto alla statua di Cristo Redentore, con le mani al cielo ad ammirare il popolo verdeoro impazzire per le sue giocate ai Mondiali.
Non possiamo sapere dove arriverà o quali obiettivi riuscirà a raggiungere, ma quella faccia spavalda che ignora le difficoltà unita a questa innata natura per uccidere le difese avversarie può portare alla strada del successo.
Tocca a Gabriel riuscire nel tener testa alle altissime aspettative sul suo conto: un po’ come ha tenuto testa al ritorno delle sue, attratte dalla nuova fama.

Starà chiamando le sue ex fiamme oppure il 118 dopo l’infortunio? Forse non lo sapremo mai.

 

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