Joe Allen, il peso delle aspettative

Viaggiate mentalmente nel tempo e tornate alla “lontana” estate 2012, quando una quasi commovente Italia di Prandelli sfiorò la vittoria ad Euro 2012 e l’eroico Chelsea di Di Matteo e Drogba aveva appena vinto una delle Champions League più sorprendenti dell’ultimo decennio.
Questa storia però prende luogo in Inghilterra, precisamente nel Merseyside. Siamo a Liverpool, e dopo la deludente conclusione della seconda era Dalglish, i Reds decidono di rifondare e ripartire da due gallesi, entrambi provenienti dallo Swansea: il visionario Brendan Rodgers ed il suo “figlioccio” calcistico Joe Allen, il vero protagonista di questa storia.

Le aspettative sul centrocampista sono veramente alte, forse troppo, e finiscono per tarpare le ali ad uno dei tasselli fondamentali del progetto Rodgers.
Quella di Allen è una carriera che descrive alla perfezione cosa debba subire e fronteggiare un giocatore per riuscire ad imporsi anche nel mondo dei grandi, come proprio questo mondo sia pronto a schiacciarti senza ritegno da un momento all’altro ma anche come bisogni essere pronti a rialzarsi anche quando tutto pare finito.

Il viaggio di Joe parte ovviamente dalla sua terra natale, il Galles, più precisamente da Swansea dove, in poco tempo, riuscirà a far annotare il proprio nome a tanti scout di grandi squadre d’Oltremanica pronte ad accaparrarsi un giocatore quasi inedito nel mondo della Premier League.
Allen è un centrocampista dall’enorme intelletto tattico, capace di leggere in anticipo le coperture da eseguire e molto abile nel gestire la manovra: un allenatore ambizioso per gioco e tattica come Rodgers non può che stravedere per lui.

Su questo dualismo si baserà il sorprendente Swansea 2011-12, squadra neopromossa ma capace di mettere in pratica un gioco solidissimo e molto bello da vedere. Joe Allen è il cervello di questa squadra, che imbecca i tre attaccanti (Sinclair, Graham e Dyer): il Liverpool se ne accorge e spenderà ben 19 milioni per accaparrarsi le sue prestazioni.
L’arrivo tra i rossi della Mersey rappresenta, come già detto prima, il primo punto di caduta nella carriera del nativo di Carmarthen: le dichiarazioni scomode, per usare un eufemismo, di Rodgers – che lo definirà come il Xavi gallese, giusto per non caricare di troppe responsabilità il ragazzo – unite ad un ambiente in totale transizione portano ad una graduale perdita di fiducia nei propri mezzi che sfocerà in un mezzo fallimento, Joe ed il suo talento sembrano totalmente persi.

Come però spesso capita, questo sport sa prendere le sembianze di una madre amorosa e capace di non dimenticarsi mai dei propri talentuosi figli e Joe, per sua fortuna, rientra in questo ristretto gruppo. Il destino gli pone davanti un’occasione d’oro: gli Europei di Francia, competizione dove lui ed il suo Galles saranno assoluti protagonisti.
Farà parte del miglior 11 del torneo, ma soprattutto saprà essere dominante e decisivo finalmente anche ad alti livelli ma con meno pressione addosso: che sia proprio questa leggerezza a far rendere al meglio il classe 1990? i mesi successivi sembrano suggerire questa tesi.

Dopo la straordinaria estate 2016 passa, per 13 milioni di Euro, allo Stoke City, squadra che punta sempre più in alto e che pare specializzata nell’acquistare ex-giovani promesse da grandi squadre – Shaqiri, Arnautovic e Affellay, per citare i più illustri.
L’arrivo a Stoke-On-Trent è una manna dal cielo, in poco tempo diventa fondamentale per i suoi e scopre un inedito fiuto per il goal: 6 reti finora in Premier, un’enormità se consideriamo, tra Swansea e Liverpool, nei 5 anni precedenti nella massima divisione inglese ne aveva segnati solo 8.

Il cambio di maglia ha davvero reso Allen uno dei migliori centrocampisti per rendimento di tutto il campionato, goal a parte sembra essere riuscito finalmente a farsi valere anche sotto un punto di vista atletico e dell’intensità di gioco. Sembrano lontani i giorni in cui veniva etichettato come un semplice regista capace di svolgere un mero lavoro di impostazione della manovra: sotto la guida di Mark Hughes diventa il collante fondamentale tra tutti i suoi compagni, quel giocatore fondamentale in ogni fase del gioco, la chiave di volta necessaria al sorreggersi della struttura.

I miseri 168 centimetri per 62 kilogrammi non hanno impedito ad Allen di farsi fermare dell’inesorabile peso delle aspettative sul proprio conto, il lungo viaggio del gallese è stato lungo e tortuoso ma alla fine sembra essere riuscito a trovare la propria comfort zone dove potersi esprimere al meglio.

Da giovane promessa con lo Swansea a semi-flop con il Liverpool per poi raggiungere l’ascesa in maglia Stoke, la storia di Allen sembra quasi una favola con una ben precisa morale: mai smettere di crederci, pure quando tutto sembra perduto e in tanti smettono di credere in te.

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