Bernardeschi non ha paura

Federico Bernardeschi si è conquistato la maglia numero 10 della Nazionale Italiana. Sono stati i compagni ad indicare proprio il giovane attaccante azzurro come possibile erede della grande tradizione dei “10” italiani dopo che lo stesso Roberto Mancini l’aveva indicata come una maglia “più uguale delle altre”.

La numero 10 pesa un po’, chi se la sente, la prenderà

Sarà lui ad indossarlo nelle qualificazioni per Euro 2020 – e, si spera, durante il primo Europeo itinerante della storia. Gli ultimi ad indossare questa iconica maglia sono stati, nell’ordine, Grifo, Insigne, Verratti, Thiago Motta e Vazquez: noi, che di un numero abbiamo fatto il nostro nome, non potevamo che partire da qui per raccontare l’ascesa del nativo di Carrara, pronto a diventare protagonista anche con la maglia azzurra.

Segnali incoraggianti

È passato oltre un anno e mezzo da quella notte, ma la frustrazione provata in quei 90 minuti è rimasta come una cicatrice sulla pelle dei tifosi italiani. Ci sono state Nazionali più amate o più odiate, ma da quella partita contro la Svezia gli azzurri hanno dovuto fare i conti con un nuovo sentimento: l’indifferenza. Da questo punto di vista l’operato di Roberto Mancini si può già definire estremamente positivo. Il dibattito riguardante il nuovo corso della Nazionale, infatti, ha fatto appassionare nuovamente i tifosi, anche grazie ad una serie di prestazioni sul campo estremamente convincenti.

Le vittorie contro Finlandia e Liechtenstein hanno infatti confermato la sensazione di fiducia che si respirava intorno agli uomini di Mancini. Al netto delle carenze degli avversari – la Finlandia occupa il 59° posto nel Ranking FIFA, il Liechtenstein il 181° – le prestazioni offerte dalla squadra sono incoraggianti e, soprattutto, coerenti con l’idea di gioco che l’allenatore ha inteso sin dal primo momento portare in Nazionale. Difficile trarre particolari indicazioni tattiche dal match andato in scena ieri al Tardini: troppo ampio il divario tra le due squadre, agevolato dall’espulsione di Kaufmann nel recupero del primo tempo; molto più interessante è stato invece il confronto contro la Finlandia in cui si è rivista un’Italia aggressiva, propositiva e proattiva, capace di imporre la propria superiorità tecnica in maniera autorevole e di esprimere un gioco gradevole e ad alta intensità. Qualità rare nella storia della nostra Nazionale, da sempre legata ad una tradizione che lega i successi alla capacità di difendersi e di soffrire seguendo, dunque, un’impostazione conservativa.

La formazione scelta da Mancini è sulla carta un 4-3-3 con Bernardeschi e Kean a supporto di Immobile ed un centrocampo composto da Jorginho, Verratti e Barella: l’obiettivo è quello di dominare il possesso palla senza farsi intimidire dalla maggiore capacità fisica degli avversari. Sin dai primi minuti è evidente che in fase di possesso il numero 10 azzurro è deputato ad occupare il mezzo spazio di destra, lasciando a Piccini il compito di offrire soluzioni sull’esterno. Il terzino del Valencia si è dimostrato particolarmente abile nelle sue discese sulla fascia ed è riuscito ad alternarsi in maniera efficace con i movimenti di Bernardeschi. Dall’altro lato è stato invece Barella ad inserirsi tra le linee con costanza mentre Jorginho e Verratti si sono affiancati in regia formando una sorta di doble pivote: una doppia soluzione per risalire il campo ed eludere il (timido) pressing avversario.

La posizione di Bernardeschi contro la Finlandia | numerosette.eu

È evidente la scelta di un 4-2-3-1 in fase di impostazione, con Bernardeschi sempre pronto a farsi trovare tra le linee per ricevere spalle alla porta e provare a girarsi per puntare l’area avversaria – con una conduzione palla al piede o con un passaggio filtrante – oppure coinvolto in una veloce circolazione del pallone per disordinare la difesa della Finlandia e creare dunque spazi.

In fase di non possesso, invece, è stato possibile osservare una baricentro alto e, come conseguenza, una pressione sin dalle prime fasi di manovra avversaria, costretti – anche per via dei propri limiti tecnici – al lancio lungo in diverse occasioni. Una volta perso il controllo della palla, gli azzurri sono stati bravi ad accorciare in avanti per provare a riconquistare subito il pallone: i meccanismi di riaggressione studiati da Mancini sembrano molto efficaci, soprattutto contro squadre incapaci di far girare velocemente il pallone per eludere la pressione. Il risultato è stato un match dominato nel possesso palla (58%), nel numero di passaggi (656 con una precisione dell’89%) e nel numero di contrasti vinti (13 contro i 7 della Finlandia). Il controllo sulla gara è stato costante: soltanto in pochissime fasi l’Italia ha lasciato il controllo della palla agli avversari abbassando il proprio baricentro (e permettendo agli interpreti in campo di rifiatare per qualche minuto), senza però concedere occasioni pericolose. L’unico rischio per Donnarumma è arrivato nel secondo tempo al minuto 64, quando Bonucci prima non riesce ad ostacolare Pukki nella sponda aerea a centrocampo e poi si fa bruciare dallo stesso attaccante finlandese che, da pochi passi, va vicino alla rete del pareggio.  In generale l’Italia ha subito qualche ripartenza ma è probabilmente il fisiologico prezzo da pagare per tenere i ritmi alti.

Bernardeschi Finlandia | Numerosette Magazine

La passmap elaborata da Between The Posts mostra le posizioni medie tenute in campo dagli azzurri. La posizione estremamente centrale di Bernardeschi è influenzata dal cambio di fascia avvenuto nel secondo tempo – in cui si è comunque trovato con più frequenza nella posizione di trequartista puro con il compito di effettuare l’ultimo passaggio.

MVB – Most Valuable Bernardeschi

Credo che qui ci siano tantissimi talenti, che vanno aspettati e fatti crescere. Quando un ragazzo è giovane gli si deve anche dare il tempo di poter sbagliare. Spero e sogno di diventare uno dei simboli di questa Nazionale come sono stati in passato i Rossi e i Baggio. La mentalità e l’abnegazione al lavoro sono fondamentali. Ci ho sempre puntato e ci punterò sempre più forte. Vivo questo momento come un punto di partenza

Le parole di Bernardeschi dal ritiro della Nazionale sono le dichiarazioni di un giocatore ancora giovane – soprattutto per gli standard italiani – che sembra aver raggiunto la definitiva maturità calcistica. Dopo un anno di apprendistato, con un infortunio arrivato proprio nel momento di migliore forma, la seconda stagione del nuovo numero 10 azzurro assomiglia sempre più ad una consacrazione ai massimi livelli, resa evidente nel ritorno di Champions League contro l’Atletico Madrid. Una partita in cui Bernardeschi è stato essenziale, non solo per l’assist o per il rigore procurato, ma soprattutto per l’intelligenza dei suoi movimenti tra le linee e l’intensità delle sue giocate. Caratteristiche presenti anche nel match contro la Finlandia.

Incasellare il talento del giocatore toscano in un singolo ruolo è praticamente impossibile – e vorrebbe probabilmente dire tarparne l’estro creativo. Nel corso della sua carriera l’attaccante classe 1994 si è ritrovato a coprire diverse zone di campo: esterno in un centrocampo a 5, trequartista, seconda punta, falso nueve. Ma soprattutto si è dovuto adattare al passaggio da stella della squadra a Firenze a panchinaro di lusso a Torino: adesso in Nazionale, con il numero 10 sulle spalle, è chiamato a ricoprire una posizione centrale rimanendo allo stesso tempo essenziale nelle giocate. La sua duttilità tattica può anche essere letta come sensibilità innata nel ricercare il posto giusto sul terreno di gioco in maniera autonoma, trovando di volta in volta il modo di far male alle difese avversarie. Citando Antonio Gagliardi, Match Analyst della Nazionale, “Nel calcio moderno il ruolo non è più una posizione ma una funzione”: difficile trovare un esempio migliore di Bernardeschi per dimostrare questo assunto.

Come detto, infatti, sulla carta il suo ruolo sarebbe quello di esterno d’attacco e di certo la caratteristiche fisiche e tecniche non gli mancano: bravo nell’uno contro uno e dotato di una impressionante forza nelle gambe (per informazioni chiedere a Correa). La sua funzione all’interno del sistema di gioco pensato da Mancini è però quella di trequartista e nessuno – al momento – interpreta il ruolo con il giusto mix di tecnica ed atletismo come l’attaccante bianconero. Le sue ricezioni avvengono spesso spalle alla porta ma riesce spesso con un controllo orientato a girarsi rapidamente e prendere il tempo al diretto avversario. Come già detto in precedenza, in fase di possesso Bernardeschi ha occupato il mezzo spazio di destra, alternando appoggi sicuri per favorire la risalita del campo ad imbucate improvvise: la percentuale di passaggi riusciti (71%) è influenzata proprio dal compito di rifinitore affidatogli, con diversi passaggi tentati di difficile realizzazione per provare la verticalizzazione immediata.

Nei 90 minuti sul campo il trequartista italiano ha completato due dei tre dribbling tentati, offrendo il suo contributo anche in fase difensiva. La parola d’ordine è intensità: Bernardeschi riesce a tenere il ritmo alto per l’intera durata della partita, rendendosi utile anche in fase di ripiegamento formando una linea di centrocampo a cinque e aiutando Piccini sulla fascia destra. Nel secondo tempo Mancini decide di dirottarlo sulla fascia sinistra e la sua posizione diviene, in fase di possesso, ancora più centrale: a lui viene affidato il compito dell’ultimo passaggio, dimostrando una buona intesa soprattutto con l’ingresso di Fabio Quagliarella al posto di Immobile.

Intesa BernardeschI-Quagliarella | Numerosette Magazine

La migliore azione del fantasista italiano è però un’altra e, non casualmente, arriva al minuto 80: quando gli avversari sono ormai sfiniti, Bernardeschi è ancora pronto ad accelerare.

Bernardeschi accelera | Numerosette Magazine

Sembra la riproposizione delle sue migliori azioni contro l’Atletico Madrid. In dieci secondi possiamo trovare il cambio di passo inaspettato che lascia sul posto il centrocampista finlandese – erroneamente convinto averlo ormai raggiunto – la forza per resistere alla carica dell’avversario, la precisione del cross per il proprio compagno. Soltanto un miracolo di Hradecky impedisce che l’azione personale si traduca in un assist per Quagliarella.

Dopo tanto girovagare, la maglia numero 10 ha finalmente trovato il suo proprietario degno del suo nome.

È la bacchetta a scegliere il mago, signor Potter. Non è sempre chiaro il perchè, ma credo che sia chiaro che possiamo aspettarci grandi cose da lei.

 

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