Invisibili: Salvatore Sirigu

Trecentosettantasette minuti di imbattibilità equivalgono a circa quattro partite consecutive di campionato. La normalità per chi è in lotta per titoli importanti o per obiettivi dalla Champions League in sù. Un pò meno quando la fascia di riferimento rientra tra la sesta e la decima posizione di Serie A. Nonostante continui a vivere sotto l’aura della gloriosa squadra che fu, il Torino non ha più ambizioni di vertice da molti decenni. Eppure in questa stagione ha trovato nel reparto difensivo e in Salvatore Sirigu, nato a Nuoro il 12 gennaio 1987, i punti di forza grazie ai quali sognare qualcosa di più della solita posizione a metà classifica. In quel limbo d’anonimato in cui non si è né troppo in difficoltà per retrocedere – o rischiare – né troppo intraprendenti per andarsi a prendere una prestigiosa qualificazione europea.

Come Fabrizio Lorieri

Trecentosettantasette minuti rappresentano una quota che sotto alla Mole, sponda granata, non si registravano dal 1988 quando Fabrizio Lorieri, nel campionato 1987/1988, riuscì a chiudere la porta del Torino, allora allenato dal grande Gigi Radice, contro il Verona (2-0), contro il Napoli di Maradona e Careca (0-0), il Pescara (2-0) tra le mura amiche e, infine, contro l’Empoli (0-0). Negli anni successivi nel massimo campionato sia Luca Marchegiani nella stagione 1991/1992, che Christian Abbiati in quella 2006/2007 e Daniele Padelli nel campionato 2013/2014, si erano fermati ad un massimo di tre clean sheet consecutivi.

Replicando questa piccola impresa, Salvatore Sirigu certifica due cose: tutto il potenziale difensivo di una squadra sapientemente organizzata da Walter Mazzarri – tornato a risultati convincenti dopo le opache esperienze di Inter e Watford – e una sua rivincita personale. L’ultima rete subita dal portiere del Torino risale a un mese fa, nel match dello scorso 19 gennaio all’Olimpico contro la Roma: quell’incontro finì 3-2 per i giallorossi con gol decisivo di Stephan El Shaarawy al 73’. Contro il muro Sirigu hanno poi sbattuto gli attacchi di Inter, Spal, Udinese e, ultimo, il Napoli di Lorenzo Insigne e Carlo Ancelotti, incappato al San Paolo in uno 0-0 che potrebbe aver regalato definitivamente l’ottavo scudetto consecutivo alla Juventus. Adesso i bianconeri sono avanti di ben 13 punti sui partenopei.

Sirigu è forte, fortissimo, un portiere di assoluto valore internazionale. Ha una sicurezza trasparente e contagiosa. La trasmette a tutti i compagni di squadra. Credo derivi dalla consapevolezza delle sue grandi qualità tecniche e da una personalità molto equilibrata. (Fabrizio Lorieri)

 

Tra Palermo e Parigi

Sempre al top eppure sempre considerato una seconda scelta. Un elemento di grande affidabilità a cui però mancava sempre qualcosa per fare il salto di qualità definitivo. Un’etichetta che ha accompagnato il portiere nuorese da Palermo fino a Parigi. Nonostante l’investitura, ad appena di 20 anni, di Emiliano Mondonico che lo definì il portiere dei prossimi dieci-quindici anni, questo è il passato che ha caratterizzato la carriera di Salvatore Sirigu.

Se in rosanero le ottime prestazioni venivano spesso sminuite da una difesa tutt’alto che incredibile, a Parigi a oscurare Sirigu, capace di battere il record d’imbattibilità di Bernard Lama (697 minuti), hanno agito altri fattori. I nomi dei colleghi di reparto, per esempio. Gente del calibro di Thiago Silva o Marquinhos che rendevano il reparto – sopratutto in Francia – una roccaforte. Oppure quella incapacità di essere competitivi in Champions League unita all’eccessiva superiorità del Paris Saint Germain nella Ligue 1. Un mix che non permetteva al nome di Sirigu di risplendere come invece avrebbe meritato.

Oltre a questo, un’altro punto che ha contribuito a non rendere giustizia al Sirigu di Parigi, risiede della sensazione di non essere mai stato centrale nel progetto parigino, nonostante due Ligue 1 e due Coppe di Francia. Il Paris Saint Germain infatti, appena ha potuto, lo ha messo da parte in favore del giovane tedesco Trapp. Buon portiere ma certamente niente di più.

Al Toro: un fortino

Giunto a Torino da svincolato nel 2017, Sirigu è stato capace di uscire dal tunnel in cui si era infilato tra Siviglia e Osasuna, prendendosi, partita dopo partita, la squadra granata tra le mani. Più che nelle prestazioni, la crescita del portiere sardo riguarda l’autorevolezza con cui occupa i pali. Nell’immaginario collettivo ormai non è più il numero uno bravo ma… ma rappresenta qualcosa in più: una certezza con la C maiuscola.

Dotato di grandi riflessi e notevoli doti atletiche, ciò che stupisce della strepitosa annata di Sirigu è la sua capacità come para-rigori. Una caratteristica che il portiere sardo ha costruito anno dopo anno, fino a innalzarla a cifra stilistica del suo gioco. Se quest’anno i rigori neutralizzati sono due finora, il dato risulta ancora più emblematica se allarghiamo l’arco temporale. Degli ultimi 7 calci di rigore, Sirigu ne ha parati ben 5. Nemmeno negli anni più importanti della sua carriera – quelli di Parigi con il Paris Saint Germain (5 anni conditi da due titoli nazionali e due coppe di Francia) – Sirigu è stato capace di arrivare a un livello simile.

Quello arrivato contro il Napoli rappresenta il decimo clean sheet della strepitosa annata di Sirigu. Più di quelli ottenuti da Szczesny (9) con la Juventus e da Donnarumma con il Milan (7), e alle spalle del solo Handanovic che nell’intervista ha tenuto la porta inviolata per 12 volte. Dopo 24 giornate sono ventidue reti incassate in totale (le stesse del Milan), meglio hanno fatto soltanto Juventus (15), Inter (17) e Napoli (18). In trasferta, se vogliamo, il dato è ancor più impressionante: 11 gol subiti in 13 gare, appena dietro i 7 dei bianconeri e i 10 dei rossoneri.

Non solo Sirigu

A ricevere tutta la sicurezza che Sirigu trasmette negli ingranaggi granata, nella solida e ormai collaudata difesa a tre, troviamo due tra i migliori centrali della Serie A: Nicolas N’Koulou e Armando Izzo. L’esperto difensore francese ex Marsiglia, ha siglato due gol in 23 partite e messo a referto una serie impressionante di voti sopra la sufficienza (l’ultimo, il 7 a Napoli, tanto per fare un esempio). Stesso trend di reti e apparizioni per lo specialista di Scampia. Nella graduatoria tra i difensori col rendimento più elevato entrambi precedono giocatori del calibro di Florenzi, De Vrij, Alex Sandro, Koulibaly, Manolas, Criscito, Skriniar.

Oltre ai più modesti Emiliano Moretti e Koffi Djidji – quest’ultimo comunque una piacevole scoperta –  che, a turno, chiudono il terzetto difensivo, ci sono altri due interpreti che in questa stagione, più da esterni di centrocampo che di difesa, stanno lasciando un segno nella stagione del Toro: Ola Aina e Cristian Ansaldi. Senza dimenticare l’apporto sempre prezioso che Lorenzo De Silvestri porta, ormai da anni, alla causa dei granata.

Ora la Nazionale?

Vissute sotto l’ombra ingombrante di Buffon le avventure in Nazionale nel 2012 (Europei in Polonia-Ucraina), 2014 (Mondiali in Brasile) e 2016 (Europei in Francia), Salvatore Sirigu sembra pronto a prendersi anche la porta azzurra. A 32 anni l’esperienza, anche internazionale, non gli manca e la specialità di para-rigori è una dote che ai portieri azzurri manca almeno da Francesco Toldo. La sfida a Donnarumma per l’Europeo del 2020 è lanciata.

 

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