Invisibili: Milan Badelj

Il volto solcato dalle sofferenze di una gioventù vissuta nei poco tranquilli Balcani degli anni ’90, il passo cadenzato come in una ballata di lado, il ballo folkloristico croato, uniti alla capacità di emergere ed essere decisivo senza dare nell’occhio. Milan Badelj è tutto questo, un centrocampista dal cognome dalla pronuncia simile a Django (anche nel suo caso la J è muta), che agisce nell’ombra lasciando la chiusura da applausi ai difensori e la giocata da far sgranare gli occhi ai trequartisti, rivelandosi comunque decisivo quanto questi ultimi.

Milan Badelj nasce il 25 febbraio 1989 a Zagabria, nella capitale della sua Croazia, città che lo crescerà umanamente e calcisticamente visto che ci trascorre i primi 23 anni della sua vita e ovviamente anche i suoi primi passi da calciatore. Cresce nella Dinamo Zagabria, squadra più titolata di Croazia da quando è nata la nuova repubblica, e dopo un anno giocato nella società satellite Lokomotiv Zagabria nel 2008 torna nella Dinamo; il compito affidato al giovane Milan non è certo tra i più semplici, visto che dovrà prendere le redini di un centrocampo che era stato guidato negli anni precedenti da un certo Luka Modric, appena passato al Tottenham.

Un giovane Badelj che calca il campo del Maksimir di Zagabria con la sua Dinamo
Un giovane Badelj che calca il campo del Maksimir di Zagabria con la sua Dinamo

I risultati sono fin da subito molto convincenti, con Badelj che colleziona tante presenze da titolare e segnando anche diversi gol, addirittura 11 nella stagione 2010/11, anno nel quale riuscirà anche a debuttare con la maglia della nazionale maggiore (in un Croazia 2-0 Galles). Su di lui gli occhi dei top club di mezza Europa, si vocifera dell’interesse di Bayern e Manchester United, ma il croato preferisce rimanere nella sua Zagabria per proseguire il suo percorso di crescita, con l’assenso della società che spera di aumentare ancora il prezzo di un cartellino già di valore. Altri due anni con la maglia della Dinamo, un continuo basculare tra il ruolo di trequartista e quello di interno di centrocampo dove la sua tecnica è sempre presente, come la sua capacità di essere efficace con entrambi i piedi. Nell’anno 2012 arriva finalmente una società capace di convincere sia il centrocampista che l’esigente società croata: l’Amburgo, che tira fuori 4 milioni di euro per portare in Germania Milan Badelj, con la speranza di aver trovato l’ennesimo giovane di prospettiva da aggiungere ad un parco di giocatori già molto promettenti.

Nel 2012 per 4 milioni l'Amburgo anticipa tutti e acquista il promettente 23enne Badelj
Nel 2012 per 4 milioni l’Amburgo anticipa tutti e acquista il promettente 23enne Badelj

Ad Amburgo Badelj si mette in luce in un campionato tra i più importanti d’Europa e con la gloriosa maglia del HSV, l’unica squadra tedesca ad aver disputato tutti i campionati di Bundes dalla sua nascita del 1963. Diviene definitivamente un centrocampista centrale abbandonando praticamente del tutto la posizione di trequartista, dunque il croato mette i suoi muscoli e le sue geometrie a disposizione del reparto difensivo: il coincidente fallimento di Kacar – altro balcanico promettente ma che non ha rispettato le attese – lo ha lanciato verso un posto da titolare fisso sin dal primo anno, nel quale l’Amburgo ha ottenuto un 12° posto abbastanza deludente visto il tasso tecnico della squadra. La seconda – ed ultima stagione – riesce ad essere addirittura della prima a livello di squadra, visto che l’Amburgo arriva 16° e si ritrova costretto a giocare lo spareggio con la terza squadra di Zweite-Liga per evitare la retrocessione (evitata incredibilmente grazie ad un pareggio al 91′ ed al gol decisivo al 115° nel match di ritorno contro il Karlsruhe); per Milan Badelj tutto sommato la stagione è discreta a livello personale, viste le 31 presenze condite da un gol, ma il pessimo campionato ha oscurato molto spesso le qualità del croato.

Estate 2014. Badelj ha già iniziato la stagione con l’Amburgo nonostante un contratto in scadenza giugno 2015, motivo per il quale un direttore sportivo straniero e dall’occhio molto lungo lancia una proposta proprio nell’ultimo giorno di mercato: il signore in questione è Eduardo Macia, uomo mercato della Fiorentina. Con un’offerta di 5 milioni – soltanto un milione in più rispetto a quanto pagarono i tedeschi per strapparlo alla Dinamo Zagabria – Milan Badelj prende un aereo per atterrare all’ombra della maestosa cupola del Brunelleschi.

Milan Badelj è della Fiorentina. Nuovo Pizarro o flop del mercato?
Milan Badelj è della Fiorentina. Nuovo Pizarro o flop del mercato?

L’ambientamento di Badelj a Firenze non è tra i più facili: deve inserirsi in un reparto composto da tre giocatori che da due anni stanno sorprendendo tutto il Franchi e non solo, Borja Valero, Aquilani e Pizarro (giocatore che il croato dovrebbe emulare); inoltre Firenze è una città che con la stessa facilità può innamorarsi come non sopportare un giocatore, e purtroppo per Badelj nei primi mesi in Toscana l’etichetta di “bidone” gli è stata affibbiata da tantissimi tifosi. Una prima svolta arriva però a metà stagione, complici gli acciacchi fisici di Pizarro e Aquilani, quando Milan Badelj comincia a giocare con più continuità e soprattutto nel ruolo di interno di centrocampo anziché di vero playmaker (nel quale non riusciva ad avere la stessa efficacia del piccolo cileno); da ricordare è il lancio di 35 metri in Coppa Italia a Roma per Pasqual, che poi a sua volta servì Mario Gomez per il parziale 0-1 contro i giallorossi allora allenati da Garcia

Il vero cambiamento arriva invece durante l’estate: a Firenze viene esonerato Montella ed in panchina arriva Paulo Sousa, un portoghese deciso ad utilizzare i dettami tattici del suo predecessore ma con un modulo differente che prevede una coppia di centrali di centrocampo anziché un terzetto. Sulla carta sembra praticamente certo l’impiego del rientrante Vecino – tornato da un anno eccezionale con la maglia dell’Empoli – ed il neo arrivato Mario Suarez, mastino del centrocampo del super Atletico Madrid di Simeone; Sousa però sorprende tutti e, a causa di un difficile inserimento negli schemi del centrocampista spagnolo, decide di lanciare Badelj a fianco di Vecino, rilanciando a pieno il centrocampista croato e rendendolo il vero e proprio metronomo ombra della squadra: basti pensare che nelle 12 partite senza di lui la Fiorentina quest’anno ha vinto soltanto 4 volte (media punti di 1,3 contro l’1,75 con lui in campo), mentre con il croato a centrocampo le vittorie sono state addirittura 15 su 29, più della metà.

Grazie a Paulo Sousa il brutto anatroccolo croato è definitivamente diventato cigno
Grazie a Paulo Sousa il brutto anatroccolo croato è definitivamente diventato cigno

Lui stesso ha dichiarato quanto sia stato difficile ambientarsi in un campionato dove “se salti un uomo sei punto e a capo, perché ne hai altri tre addosso”, ma grazie ad un mister che si è affidato completamente alle sue capacità (“lo seguiremmo anche se ci dicesse di schiantarci contro un muro”) e ad un pubblico che si è completamente ricreduto sul suo conto adesso Milan Badelj a Firenze sta bene nonostante le tante richieste – Siviglia, Atletico Madrid e qualche top club tedesco – e vuole trascinare ancora una squadra che è “l’immagine della sua città, fiera e bellissima”.

Il tutto sempre a fari spenti e nell’ombra.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *