Invisibili: Jordan Henderson

O Capitano! Mio Capitano!, scriveva in versi un allora 46enne Wal Withman per commemorare il defunto Abraham Lincoln con un testo atto a glorificarne l’immagine del ricordo. Un testo che, nel corso degli anni, è stato reso ancor più celebre di quanto già non fosse grazie ad un Film, L’attimo Fuggente, in grado di interpretare ai limiti della perfezione il significato morale.

Nel Film, John Keating (alias Robbin Williams) è un docente di letteratura dai modi tanto bizzarri quanto efficaci al college maschile Welton, che viene caldamente invitato a congedarsi in seguito ad alcune vicissitudini interne all’istituto. Mentre Keating è sul punto di uscire per l’ultima volta dalla porta dell’aula in cui i suoi ormai ex studenti stanno diligentemente seguendo la lezione del Preside, sente intonare dietro di sé proprio le parole di Withman. O Capitano! Mio Capitano!, recitano in coro uno dopo l’altro i ragazzi, visibilmente emozionati, salendo in piedi sui banchi per manifestare il loro appoggio nei confronti dell’adorato professore.

Robbin Williams è sempre stato indubbiamente un tipo convincente, uno di quelli che con le parole ci sanno fare, ed è forse per questa ragione che ha sempre riscosso tanto consenso. Un po’ come Jordan Henderson, a proposito di Capitani. Mi immagino così naturalmente i suoi Reds esibirsi in una simile dimostrazione di fiducia nei confronti del loro Capitano che quasi mi sembra di averli davanti. Philippe Coutinho, Clyne, Mignolet, Firmino. Ma anche Milner, uno che ha ben poco da lasciarsi insegnare. Così come Sturridge, dall’alto della sua (lecita) spavalderia tecnica. Siamo d’accordo, Henderson non è il miglior giocatore in senso assoluto di questo Liverpool. Non lo è e difficilmente lo sarà in futuro. Ma caspita se è sottovalutato!

Non che gliene possa poi importare più di tanto, sia chiaro: dove è arrivato lo ha fatto per meriti, senza spintarelle  mediatiche da una parte o aiutini dall’altra.

Ed in effetti, per uno che a diciotto anni esordiva in Premier League, e che tra i diciannove e i venti in Premier League ci giocava la prima stagione da titolare, la personalità deve necessariamente essere una virtù non da poco. Udite, udite: a giugno del 2011, pochi giorni prima del ventunesimo compleanno, Jordan Henderson registrava già settanta presenze nella massima divisione inglese.

E quattro reti segnate (tra cui questa qua sopra), tutte con la maglia del Sunderland, la squadra della sua città. Mai come in questo caso, chi ben comincia è a metà dell’opera. Ce ne accorgeremo più avanti.

Si trattava di un Jordan Henderson ben diverso da quello che conosciamo: la zona di competenza era la fascia destra e non il centro del campo, ed era di conseguenza molto più propenso alla fase offensiva di quanto non sia adesso. L’adattamento a centrale iniziò, infatti, nel periodo di indisponibilità di Lee Cattermole, al quale fu “costretto” a subentrare. Nell’ultimo anno ai Black Cats, Henderson vinse addirittura il premio di Giovane dell’Anno, riconoscimento stabilito in base alle votazioni degli stessi tifosi. Giusto per ricordare che, all’inizio della propria carriera, era considerato un potenziale crack.

Dopodichè, finalmente, il Liverpool: Anfield, i Reds, le ambizioni stravolte, la maglia da titolare da sudare, i sedici milioni di sterline nelle casse del Sunderland. E soprattutto Steven Gerrard, colui che quattro anni più tardi gli incollerà all’avambraccio la fascia con la C. Quella del Capitano, o mio Capitano!

Il tempo è passato velocemente, forse più di quanto lo stesso Henderson avrebbe potuto immaginare.

Adesso, con 26 anni e il titolo di vice-recordman di presenze con la maglia dei Reds sulle spalle, Jordan Henderson ha in custodia le chiavi del centrocampo del Liverpool di Jürgen Klopp. Che, fino ad ora, non ha potuto farne a meno che per una manciata di minuti durante la gara di Coppa contro il modesto Derby Country. Il motivo? Semplicissimo.

Jordan Henderson è un centrocampista particolare: ha la stazza del mediano di contenimento, e si destreggia in maniera disinvolta nell’interpretazione del ruolo, ma allo stesso tempo vanta un raffinatissimo tocco di palla. Non stiamo parlando del classico numero 4 davanti alla difesa, tutto muscoli, stazza e cattiveria: no, Jordan Henderson è molto di più. È abilità nel dettare i tempi di gioco, è intelligenza nel verticalizzare, è coordinazione nel calciare. Ed è anche leadership, fattore tutt’altro che trascurabile se il prato su cui sei solito correre una volta ogni due settimane è lo stesso sul quale correva, appena due anni fa, uno Steven Gerrard che speriamo vivamente non si offenda ad essere richiamato in causa tanto spesso tra queste righe.

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Un fattore a dir poco fondamentale dell’essere centrocampista di Henderson consiste, come velatamente accennato qualche riga sopra, nella duttilità. Mezz’ala, mediano basso, trequartista, addirittura esterno talvolta: per Jordy, come lo chiamano in casa tutt’ora, non fa differenza. La HeatMap sopra raffigurata rende chiara la sua capacità di interpretare più ruoli (e dunque di occupare zone di campo diverse fra loro).

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Attraverso questa grafica, invece, introduciamo una dovuta precisazione: Henderson è un destro e soprattutto un ex esterno destro, pertanto è naturalmente portato ad agire verso quella zona del campo a prescindere dal ruolo che gli viene affidato. Di conseguenza, anche se impiegato davanti alla difesa come unico centrocampista nel 4-1-4-1 spesso e volentieri schierato da Klopp, Henderson tende spesso ad aggirarsi sul centro-destra.

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Infine, il grafico a torta ci consegna una percezione ancor più chiara di quali siano le sue peculiarità. Impostazione (29%) e Ultimo Passaggio (27%) sono leggermente superiori all’attitudine alla Fase Difensiva (21%), che si mantiene comunque su ottimi livelli. Fa specie, se vogliamo, il 10% appena sfiorato in quanto ad Abilità Aerea: i centottanta e passa centimetri di Henderson sono, in tal senso, un po’ sprecati.

Che poi vabbè, se piazzasse questi colpi un po’ più spesso forse farebbe il Capitano da qualche altra parte.

In un certo senso (non prendeteci per dissacranti) la figura statuaria di Jordy ricorda quella di SG8. È più slanciato, è vero, ed ha anche un pizzico di classe in meno. Ma un’esultanza sincera come quella che vi ha appena fatto percepire poche righe sopra il brivido del Football Addicted non si trova dappertutto. Non c’e n’è traccia sul volto di Firmino, né su quello di Coutinho. Non si trova in quello di Origi, così come in quello di Can. Gli unici che gli vanno vicino sono Lallana e Milner, due inglesi. (Soltanto un caso?)

Spesso, troppo spesso Jordan Henderson passa per faticatore il cui solo compito consiste nel coprire le spalle ai fantasisti, ed è, calcisticamente parlando, una enorme mancanza di rispetto. Perché sì, il Liverpool è divertente, piacevole e tutto quello che volete, ma senza il suo Capitano il ridimensionamento sarebbe cosa immediata.

PS: e se vi dicessi che il ragazzo che sale in cattedra qua sopra (il primo a farlo, tra i compagni) si chiama Henderson, ci credereste?

O Capitano, mio Capitano!

1 risposta a Invisibili: Jordan Henderson

  1. Che bel pezzo. Davvero ben articolato e documentato.

    Complimenti sinceri!! E complimenti al grande Jordy, centrocampista eccellente e ragazzo adorabile.

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