Invisibili: Jonas

Quante volte abbiamo sentito espressioni quali “il giocatore più forte di cui non vi hanno mai parlato“?
Nel giornalismo sportivo, questa locuzione viene spesso usata, soprattutto per raccontare di fantomatici calciatori sperduti in qualche anonima provincia.
Non è nemmeno così corretta, a ben vedere. Del resto, oggigiorno che tutto è condivisibile, qualcuno che narra di qualcun altro lo si trova sempre.
È difficile però pensare che la suddetta definizione non sia adatta all’invisibile di oggi.
Sì, perché fuori dalle nazioni in cui ha giocat0 di Jonas Gonçalves Oliveira nessuno sente mai niente.
Eppure di motivi, per scrivere di lui, ce ne sarebbero anche parecchi, nonostante sia alla soglia dei 34 anni e competa in un campionato con un modesto appeal, come quello portoghese.
Se non altro, perché 31 gol e 6 assist in 27 gare di campionato dovrebbero, come minimo, regalarti almeno un articolo un po’ ovunque.

Strano

L’invisibilità di Jonas, se così può essere chiamata, va ricercata in una serie di stranezze. In primis la sua atipicità come brasiliano, almeno da un punto di vista stereotipico. Un pregiudizio spesso veicolato è infatti quello secondo cui i calciatori verdeoro inizino la loro fase calante prima rispetto ad altri, più o meno intorno ai 28 anni.
Come spesso accade in queste circostanze, è ovvio che stiamo parlando di una generalizzazione banale e Jonas ne è la prova lampante.
Stiamo infatti raccontando di un attaccante che è migliorato con l’età, che fino ai 31 anni solo due volte è riuscito a superare quota 20 gol in un singolo campionato. La prima di queste nel 2010, a 26 anni, quando vestiva la maglia del Grêmio, mentre la seconda appunto a 31, durante la sua prima annata portoghese.
Conseguenza, o se vogliamo premessa, di ciò, il suo tardivo approdo europeo, essendo sbarcato al Valencia a pochi mesi dal compiere 27 anni. Altra incongruenza rispetto alla classica immagine del ragazzo carioca che a 18 anni sembra già un fenomeno. Un po’ come il coetaneo Robinho che, mentre Jonas esordiva, stava già per essere ceduto al Real Madrid per 25 milioni di euro, giusto per fare l’esempio più scontato.

Ed ha raggiunto l’Europa solo dopo questa stagione qui.

Ultima di queste stranezze è il suo particolare rapporto con la nazionale. Dopo essere infatti stato frequentemente chiamato tra il 2011 e il 2012, è stato ignorato del tutto tra il 2012 e il 2016, ovvero negli anni dell’esplosione.
Nel frattempo, veniva convocata anche gente come Fred e Ricardo Goulart. No, per dire che non è che navigassero nell’oro.
A vestire la maglia della Seleçao ci è tornato nei primi mesi del 2016, venendo anche convocato per la Copa América Centenario, anche se solo in sostituzione dell’infortunato Ricardo Oliveira. E sì, forse questa è la cosa più strana.

Duttilità e risultati

Se le stramberie sopracitate possono giustificare l’invisibilità di Jonas al grande pubblico, il discorso cambia radicalmente quando si tirano in mezzo le prestazioni.
Il classe ’84 è un attaccante versatile, capace di svariare con efficacia su tutte le posizioni del fronte offensivo. Durante la sua carriera, ha giocato in tutte le posizioni dell’attacco, arrivando sempre a sfornare gol e assist.
Se escludiamo il ruolo di esterno destro, dove è stato impiegato raramente, in tutti gli altri ha sempre fornito numeri abbastanza incredibili. Si parla della media di quasi un gol o assist a partita, dati che avrebbero giustificato una carriera anche ad un livello più alto.
Oltretutto, bisogna considerare che il ruolo di prima punta lo ha praticato solo nell’ultimo anno e, fino ad allora, ha quasi sempre agito da trequartista o seconda punta.

Tipo, qui giocava seconda punta.

Anche per questo, con gli anni, ha sviluppato una grande capacità di collaborare con i partner d’attacco e, se dal suo arrivo a Lisbona il Benfica ha sempre avuto il miglior attacco, buona parte del merito è sua.
Nemmeno il cambio di modulo, adottato in questa seconda parte di stagione dal coach delle Aquile Rui Vitoria, ha scalfito la media realizzativa del nativo di Bebedouro.
In fondo, l’abbandono del 4-4-2, in favore di un sistema con un’unica punta centrale, poteva pesare, per lui che ha sempre giocato appoggiandosi su un altro attaccante, con enormi risultati.
Invece, nelle 16 partite giocate in Liga NOS da unica punta, solo in 4 non è andato a segno e, a questo dato vanno aggiunti 4 assist distribuiti ai centrocampisti, frutto anche della sua notevole capacità di lettura degli inserimenti dei compagni.
Curioso anche come, finché il Benfica ha giocato con il 4-4-2, tutti i suoi assist fossero stati per la prima punta designata inizialmente, Haris Seferović. Così come nella scorsa stagione, dove il 50% delle assistenze erano per Mitroglou, suo compagno davanti.
Lo stesso Jonas ha spiegato che, a prescindere dal sistema di gioco, l’avere buoni legami con i compagni di squadra faciliti enormemente la capacità di segnare.
Una duttilità che, come si vede, è anche e soprattutto mentale, caratteristica non così come una tra i giocatori.

Jonas e il gol

“Fin da piccolo sono sempre stato ossessionato dal gol”

Un’ossessione, questo è il gol per Jonas, un obiettivo da raggiungere con qualunque mezzo. Se ne sono accorti anche all’Estádio Da Luz, dove, con 119 gol in 149 partite tra tutte le competizioni, è già nella top 3 dei marcatori Benfiquisti del nuovo millennio.
Oltre ai numeri, a colpire è l’arsenale che il brasiliano può mettere a disposizione.
Dei 31 gol segnati fin qui in questa Liga NOS 2017/18 ad esempio, circa un terzo sono stati fatti o con il piede debole, 6, oppure di testa, 4, che considerando il suo scarso metro e ottanta non è un dato insignificante.
Come, del resto, sono notevoli i suoi dati con il piede sinistro. Basti pensare che tra gli attuali capocannonieri degli altri 5 maggiori campionati europei, solo Robert Lewandowski ha una percentuale di realizzazione col piede scarso maggiore rispetto a Jonas.
Statistiche un po’ fredde, che però certificano il potenziale di un ragazzo, che se avesse una decina di anni in meno sarebbe al centro delle trattative di mercato di mezza Europa.

Anche perché la maggior parte di questi gol non sono da tutti.

A onor del vero, è necessario però identificare anche quello che è un punto di debolezza, sempre se può essere degno di considerazione, parlando di chi è in grado di fare 31 gol e 6 assist in 27 gare.
Il tiro da fuori area è sicuramente una situazione su cui potrebbe fare meglio, viste le sole 2 reti su 31 tentativi in stagione. Abbastanza bizzarro, pensando ad un giocatore che ha interpretato il ruolo di trequartista o seconda punta per quasi tutta la carriera.
Non che sia fondamentale, visto il ruolo che occupa nel 4-3-3 di Rui Vitoria, tuttavia, considerando la media di un gol ogni 72 minuti, fa un po’ impressione vedere qualche imprecisione in zona offensiva.
Per il resto, è evidente che stiamo parlando di un attaccante totale, letale su azione e pericoloso su palla inattiva, situazione in cui ha già all’attivo 7 gol in stagione.

Risulta davvero difficile pensare che un attaccante in grado di mettere insieme queste statistiche non abbia mai ottenuto una chance in una big, in fondo potrebbe essere utilissimo anche come punta di riserva.
Se Jonas fosse stato questo giocatore 10 anni fa, avrebbe fatto tutt’altra carriera e oggi non stareste probabilmente pensando a lui come un invisibile.
Invece siamo qui a cercare di ritagliare un po’ di spazio ad un calciatore che ha segnato più di tutti nei campionati europei e che nessuno, al di fuori del Portogallo, sta trattando per quello che è: un grandissimo attaccante.

Eh sì, come direbbe Rui Vitoria, fossimo in Tite un pensierino a Jonas lo faremmo.


	

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *