Invisibili: Diego Perotti

Tyche. Fate. Sort. O più semplicemente destino. Non ci crediamo, quando lo incontriamo gli mettiamo addosso il mantello del caso, al massimo quando perdiamo lo chiamiamo sfortuna. Però sappiamo che c’è, nei ritorni, negli incroci fortuiti, nelle storie. In alcune un po’ di più, come in quella di Diego Perotti.

Il nostro percorso inizia, come tante storie di calcio, in Sudamerica, alla foce del Rio de la Plata, ma ha un elemento ricorrente che ritorna tre volte, per quel destino di cui parlavamo prima, che ci porta proprio in Italia. È Genova.

Il figlio del Mono

Già alla nascita Diego sembrerebbe avere la strada scritta e spianata. È figlio di Hugo Perotti, detto El Mono, “la scimmia”, un attaccante che tra gli anni ’70 e ’80 aveva vinto un campionato e una Libertadores con il Boca. Idolo dei tifosi, molto più a suo agio in situazioni di vita mondana che durante gli allenamenti, gioca solo pochi anni. Alla fine dei suoi giorni con gli Xeneizes, però, fa in tempo ad avere un compagno di squadra particolare. È quel ragazzo di poco più di vent’anni che poco tempo prima proprio il portiere del Boca Hugo Gatti aveva chiamato “barilotto grassottello” prima di farsi fare da lui 4 gol: è Diego Armando Maradona. Di qui la scelta del nome per il figlio.

Hugo Perotti, padre di Diego, compagno di Maradona al Boca | numerosette.eu
“El Mono” Perotti con Maradona

Partenze

Se ti chiami così per quel Diego e tuo padre è stato una mezza leggenda della Bombonera allora quantomeno le porte del settore giovanile gialloblù dovrebbero spalancarsi per te. Tutto vero, forse anche troppo. Perché come le porte del Boca si aprono per accoglierlo, così fanno anche per mandarlo via ancora quattordicenne, scartato dopo essere stato considerato nient’altro che “il figlio di”.

Si riparte da zero. Perché a volte a volte determinazione e destino confluiscono l’una nell’altro fino a non essere più distinguibili, come le acque del Riachuelo in quelle del Rio de la Plata, proprio lì nel quartiere de La Boca. Si ricomincia dal Deportivo Morón, terza serie argentina, dove viene notato da Monchi, il ben noto direttore sportivo della Roma, allora al Siviglia.

Fili e destino

Nella mitologia greca, oltre all’entità della Tyche, ci sono tre divinità che presiedono al destino di ogni uomo: le Moire. Queste tre figure non fanno altro che avvolgere su di un fuso il filo del destino che tocca ad ogni individuo per poi reciderlo quando giunge alla sua fine. È evidente come il periodo passato in Spagna da Perotti corrisponda alla parte più intricata del filo, che non appena sembra procedere dritto, repentinamente, si riavvolge su se stesso.

Perotti passa dal debutto in Champions, dall’essere una pedina fondamentale del Siviglia, dalle prime convocazioni con l’Argentina, al diventare in poco tempo quasi un ex-giocatore. Continui guai muscolari lo affliggono, l’argentino riesce a giocare ogni volta solo poche partite di fila prima di farsi male di nuovo. All’ennesimo nodo sul fuso l’ennesimo stop.

Il destino di Diego Perotti, tra cadute e kinstugi | numerosette.eu
Perotti, al Siviglia, contro un Argentino a caso

Caduta

Nel 2014 ottiene di andare in prestito al Boca, la squadra fondata a Buenos Aires da immigrati della città del destino di Perotti, Genova che spunta, anche se in maniera velata, per la prima volta nella nostra storia. La sorte inizia a tracciare il percorso di Diego e lo fa passare da dove tutto era cominciato. Anche dopo il ritorno a casa, però, i guai fisici non finiscono e a fine anno sono solo due le presenze. Ce n’è abbastanza per buttare giù chiunque.

Perotti pensa al ritiro, che a questo punto diventa una suggestione concreta, sebbene non sostenuta dalla famiglia. La sua sarebbe una delle tante storie che hanno il talento come protagonista, ma la mala suerte come antagonista principale, contro la quale vincere senza un piccolo aiuto è impossibile.

L’aiuto, però, arriva.

 

La costante

Alcune delle opere di Tucidide, tragediografo greco del V secolo, vengono definite “tragedie della tyche” per il ruolo fondamentale che ha la sorte. Il percorso di Perotti segue la stessa dinamica. La costante della sua storia, l’arma ricorrente del destino, ritorna per la seconda volta e lo fa in maniera più netta. È Genova che chiama a sé il ragazzo ripudiato da La Boca e lo fa dalla sua sponda calcistica più antica, il Genoa, la squadra per la quale probabilmente tifavano i migranti trapiantatisi a Buenos Aires che fondarono gli Xeneizes nel 1905.

La cifra con la quale il Grifone se lo aggiudica è ridicola, ma le condizioni fisiche dell’ex-Siviglia non permettono di azzardare di più. Durante l’anno e mezzo nella città del suo destino (di cui abbiamo anche parlato qui), Perotti mostra il giocatore che quella stessa tyche non gli aveva permesso di diventare. Finalmente riesce a giocare con continuità e allora la classe e l’intelligenza calcistica non possono non venire fuori. Dribbling, tagli, letture e quei rigori mai sbagliati.

Il destino di Diego Perotti, tra cadute e kinstugi | numerosette.eu

Deus ex machina

È evidente che gli competono altri palcoscenici, così già a gennaio se lo aggiudica la Roma. È l’esplosione definitiva. Ora Perotti sta bene, i guai fisici sono alle spalle, lì sulla sinistra diventa fondamentale per Spalletti. È proprio nella capitale che il destino gli apparecchia la tavola per la terza volta. Siamo all’ultima giornata della stagione scorsa, la Roma si gioca il secondo posto in un duello a distanza con il Napoli di Sarri. È la partita dell’addio di Francesco Totti, il proscenio è tutto suo. Il clima però è surreale, perché i giallorossi vanno addirittura sotto contro una squadra che non sembra voler fare la comparsa nello spettacolo di quel giorno. A pochi minuti dalla fine è 2-2 tra la Roma e – guarda un po’ – il Genoa.

Si sa, il destino spesso soffre un po’ di manie di protagonismo e quando deve entrare in una storia lo fa sbattendo la porta quando tutti stanno per andarsene. È il novantesimo e una palla viene spizzata in area proprio tra i piedi di Perotti. Deus ex machina, proprio come nelle tragedie della tyche. È 3-2 e secondo posto. Dirà che quel gol è stato il più importante della sua carriera.
Il gol di Perotti contro il Genoa | numerosette.eu

Vulnerabilità ed empatia

Un genere molto diffuso nella letteratura classica è il dialogo, soprattutto per le opere filosofiche che risentono inevitabilmente del modello di Platone. Questo perché un’impostazione con più soggetti e quindi più punti di vista si rivelava perfetta per far arrivare il lettore a una consapevolezza maggiore, perché permetteva anche a lui di partecipare – seppur non fisicamente – alla discussione. È un dialogo filosofico il De constantia sapientis di Seneca, che parla dell’imperturbabilità del saggio stoico, del suo essere invulnerabile davanti agli stimoli del mondo. A questo proposito in un passo dice: “Invulnerabile non è quello che non viene colpito, ma ciò che non viene leso”. Essere invulnerabili, mai scalfiti, perfetti.

Il punto è che noi siamo degli inguaribili romantici ed è proprio dal Romanticismo in poi che le storie, le narrazioni che hanno fatto più presa sul pubblico sono quelle in cui il protagonista si rivelava vulnerabile. Proprio come noi. Provare empatia è l’arma più forte, è la “social catena” di cui parlava Leopardi.

Il destino di Diego Perotti, tra cadute e kinstugi | numerosette.eu

Kinstugi: l’arte di Perotti

I Giapponesi, uno dei popoli più imperscrutabili del mondo, non hanno a che fare con la storia del nostro protagonista, ma ci tornano utili per una loro arte particolare: il kintsugi. Consiste nel riparare oggetti in ceramica tenendo insieme i vari pezzi con oro liquido. Le crepe, i vecchi traumi diventano bellezza e forza.

È questa la storia di Perotti, il figlio del Mono, che si chiama così per un Diego più famoso di lui, buttato giù e poi riportato in alto da un destino a due facce. Di certo non sapremo mai che giocatore sarebbe diventato senza infortuni. Ma quanto brilla l’oro nelle crepe.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.