Invisibili: David Silva

Il calcio, forse più di ogni altro sport, è basato sulle idee e come esse vengono applicate: la convinzione in esse e la capacità di applicarle al meglio è ciò che rende un giocatore, un allenatore o un’intera squadra, indelebile agli occhi degli spettatori.
Parlando di calciatori, sono veramente in pochi, nella storia di questa disciplina, ad essere riusciti a coniugare alla perfezione pensiero e gioco, riuscendo a far viaggiare il pallone allo stesso ritmo dei propri impulsi nervosi.
I vari Iniesta, Pirlo e Xavi sono solo alcuni dei giocatori appartenenti a questa categoria, tutti entrati nella storia del gioco e decantati per le loro idee superiori.
Ci sono però casi di giocatori, anch’essi dalle idee strabilianti, ma che mai sono riusciti a prendersi le luci della ribalta come avrebbero meritato: è il caso di David Josué Jimenez Silva, il Merlino delle Canarie.

David Silva, invisibile di colore Skyblues | numerosette.eu

Un canario a Valencia

Silva cresce calcisticamente nel Valencia, società da sempre fenomenale nello sfornare dal nulla intere generazioni di grandi giocatori: insieme al Chino da Arguineguin giocheranno, negli anni, talenti e campioni del calibro di Villa, Mata, Albelda e Jordi Alba ai quali vengono poi aggiunti – via trasferimento – Joaquin, Banega e tanti altri.
Quel Valencia è una squadra senza senso, capace di dare filo da torcere a Barcellona e Real, ma anche di deludere totalmente le aspettative, arrivando in posizioni poco nobili della classifica.
Silva si trova alla perfezione in una compagine del genere: la pressione è relativamente poca e il suo talento non ha vincoli di crescita, sono le condizioni ideali per maturare e prepararsi al grande salto che arriverà qualche anno dopo.
Proprio in questo ambiente, il canario riesce a formare il suo animo spavaldo, quello spirito che lo porta a ragionare in modo differente e che gli permette di compiere giocate che tanti nemmeno tenterebbero.
A Valencia impara a non aver paura di osare e a lasciar sempre agire incontrastata la sua mente calcistica, diventa grande senza sentirne necessariamente il peso.

Silva incantava anche il Mestalla | numerosette.eu
Una volta a Valencia si divertivano per davvero, anche senza i risultati

Da Blanco a Skyblues

I Taronges sono una rampa di lancio che lo porta prima ad un posto praticamente inamovibile in nazionale, poi all’approdo nella piovosa Manchester nel 2010, dove il nuovo City dello sceicco Mansur ha scelto lui come uno degli uomini chiave per l’ambiziosissimo progetto: quello di entrare nell’elite del calcio inglese ed europeo.
Con il suo acquisto e quello di altri giocatori di assoluto livello – Balotelli, Kolarov e Yaya Tourè su tutti – gli Skyblues pongono le basi per una rivoluzione tecnica dove Silva sarà la chiave di volta, il collante fondamentale nell’ascesa di una delle società maggiormente protagoniste dell’ultimo decennio.

Proprio con i Citizens Silva completa la sua crescita calcistica, diventando a tutti gli effetti il dominatore tecnico e tattico del centrocampo.
Se a Valencia era quasi totalmente libero di fare quello che voleva, a Manchester deve adattarsi a una nuova realtà che lo obbliga a prendersi tante responsabilità ed a farlo agire costantemente sotto una pressione inedita.
Questa evoluzione è accompagnata e facilitata dal lavoro dei maestri che ha avuto negli anni: Mancini è stato il primo a porlo nelle condizioni di essere il centro del gioco della squadra, Pellegrini lo ha liberato quasi totalmente da vincoli tattici e infine Guardiola ha avuto un’intuizione geniale, mettendolo a fare la mezzala per sfruttare al meglio la sua innaturale capacità di leggere il gioco.

Educazione Guardiolana

Proprio l’apporto di Pep è quello con un’importanza maggiore sugli altri, in quanto fa leva più sulla componente tattica e tecnica del giocatore, nascondendo così un atletismo in calo a causa dell’età.
Grazie a questa nuova realtà Silva corre di meno, ma è comunque sempre il fulcro di ogni azione dei suoi, che sia con un passaggio filtrante, un assist o anche un semplice movimento a smarcare un compagno.
Il catalano è forse il primo allenatore a essere sulla stessa lunghezza d’onda di David, perché entrambi pensano il calcio in un modo diverso da tutti e sanno come applicare le loro idee.
Quella che poteva sembrare una forzatura eccessiva si è rivelata l’ennesima trovata geniale di un grande allenatore, in grado di far rendere a livelli ancora più alti un giocatore già eccelso.
Tralasciando per un attimo il lato romantico della faccenda e prendendo in considerazione quello statistico, possiamo notare un ulteriore miglioramento nel suo gioco: ha una percentuale di passaggi riusciti (90%) impressionante, soprattutto se confrontata con la mole di passaggi tentati ogni partita,  e crea quasi 3 occasioni da goal a giornata (30 in 12 giornate).

Lascia leggermente a desiderare la precisione dei tiri (35%), l’unico dei suoi numeri a non essere migliorato rispetto alle passate stagioni
Quest dati non dicono tutto, non sono una verità assoluta, ma danno comunque indicazioni importanti, come quella che siamo al cospetto di un fenomeno.

I numeri di David Silva al Manchester City | Numerosette Magazine

 

Silva non è propriamente un invisibile, ma il suo genio è comunque troppo sottovalutato.
Vedendolo giocare si ha l’impressione che non veda il mondo come noi comuni mortali: lui vede arcobaleni ancora prima che finisca di piovere, vive in un mondo dove le idee sono libere e hanno potere su tutto, è costantemente 3/4 giocate avanti rispetto a chiunque.
Rende concreto tutto ciò che è astratto, riesce a realizzare giocate che sono difficili anche solo nella comprensione, il suo calcio è un enigma che solo lui è capace di risolvere e trasformare in una meraviglia agli occhi di tutti.

Le parole però sono riduttive nel descrivere determinate prodezze o abilità, non possono essere abbastanza. Meglio lasciar parlare le immagini.

David SIlva al City | Numerosette Magazine

Il fantastico mondo di David meriterebbe un film o un romanzo, perché un articolo non può rendere totalmente merito a qualcosa di così tanto straordinario da essere quasi impossibile da raccontare.
La sua è la storia di un calciatore che forse non sarà ricordato come dovrebbe, ma che ha saputo lasciare il segno ovunque è stato e in ogni modo possibile.
David Silva è un genio del gioco, uno di quelli che passano davvero una volta ogni tanto nella storia di uno sport e che forse non ha bisogno delle luci della ribalta per brillare, lo fa già di luce propria.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *