Senza logica

Quando mancano cinque minuti al fischio finale, il quadro finale è chiaro. L’Inter, nonostante l’inferiorità numerica, è riuscita a ribaltare il punteggio mentre la Juventus vede davvero vicini i fantasmi di un ciclo finito, di una stagione che ha preso una piega decisamente inaspettata, di uno scudetto sulla via di Napoli.

Mistica bianconera

Eppure, a fine partita, sono ancora i bianconeri ad esultare. Senza averne creato i presupposti (come sottolineato da Adani nel post partita su Sky) due giocate sono risultate sufficienti ad espugnare San Siro e ribadire, una volta di più, la fame di vittorie di un gruppo lanciato verso il settimo scudetto consecutivo. Se in Europa esiste una mistica del Real Madrid, in Italia è impossibile non pensare a qualcosa di analogo che riguardi i colori bianconeri.

Esperimenti azzardati

La linea difensiva scelta da Allegri è quantomeno inusuale. Per sopperire all’assenza di Chiellini (presumibilmente out fino a fine stagione) il tecnico livornese sceglie di concedere un turno di riposo anche a Benatia, affidandosi così alla coppia Barzagli-Rugani. Sulla destra, per sopperire alla mancanza di qualità in costruzione palesata nella sfida contro il Napoli (soprattutto con l’ingresso di Lichtsteiner), un ritorno alle origini per Juan Cuadrado, chiamato a offrire maggiore supporto e una circolazione più agevole per risalire il campo sfruttando le catene laterali. Il problema riguarda la fase difensiva, e dopo quattro minuti il colombiano è già ammonito per rimediare a una sua uscita avventata su Perisic.

L’Inter dal canto suo schiera la migliore formazione possibile, con Brozovic e Vecino davanti alla difesa e Rafinha a giocare tra le linee. Le difficoltà dei nerazzurri sono soprattutto sul lato destro, con Cancelo messo in difficoltà dalla fisicità di Mandzukic e dagli inserimenti di Matuidi. Un tema tattico preparato da Allegri, così come dichiarato ai microfoni.

Il ritmo tenuto dalle due squadre nel primo quarto d’ora è molto alto, con le due squadre impegnate nel tenere un pressing alto per non lasciare un agevole possesso palla all’avversario.  Inutile dire come il goal di Douglas Costa e la successiva espulsione di Vecino abbiano radicalmente modificato i piani dei due tecnici.

Rimasto in inferiorità numerica, Spalletti ha scelto di affidarsi ad un 4-4-1 abbassando la posizione di Rafinha e lasciando a Icardi il compito di impensierire i difensori centrali bianconeri, non proprio a loro agio con il pallone tra i piedi. Soprattutto nei minuti immediatamente successivi all’espulsione, l’Inter ha provato a mantenere alta la pressione, pur abbassando comprensibilmente il proprio baricentro. La Juventus ha invece iniziato a gestire il possesso palla, provando a sfruttare l’ampiezza per allargare la difesa nerazzurra. In fase di non possesso, Matuidi si è spesso occupato di Brozovic, di certo l’uomo in più del finale di stagione interista, pressandolo praticamente a uomo.

Il Re è nudo

Dopo un primo tempo gestito in maniera tutto sommato tranquilla, con una circolazione veloce del pallone, nel secondo tempo lo scenario cambia radicalmente. La Juventus, convinta di aver vinto la partita, sulla scie delle ultime prestazioni abbassa ulteriormente il ritmo, facendo così il gioco dell’Inter. I nerazzurri iniziano infatti a cercare con convinzione il cambio di gioco su Perisic, mettendo in evidenza le difficoltà di lettura di Cuadrado, non abituato a coprire quella porzione di campo con efficacia. In mezzo, Brozovic e Rafinha iniziano a far girare palla velocemente mentre l’aggressività dei nerazzurri sale con il passare dei minuti. Simbolico che la punizione che porta al momentaneo pareggio dei nerazzurri scaturisca da un’azione personale di Skriniar, proiettato verso la trequarti offensiva.

Diabatè, Koulibaly, Icardi: sono tre le reti subite da palla inattiva nelle ultime cinque partite. Un numero impressionante se si pensa ai numeri da record tenuti dalla Juventus in questo 2018 (8 reti subite in 19 partite). Appare evidente come, dal doppio confronto con il Real Madrid, qualcosa si sia incrinato nella granitica fiducia che i bianconeri riponevano nel proprio sistema difensivo, potendo vantare una delle migliori difese posizionali d’Europa, anche per lunghi tratti di partita. L’impressione è che si sia tornati a inizio stagione, in cui gli uomini di Allegri incontravano parecchie difficoltà nel tenere la porta inviolata, senza però poter contare sulla brillantezza offensiva.

L’Inter capisce il momento e inizia a crederci. Ancora una volta, creando i presupposti per isolare Perisic contro Cuadrado: l’autogoal di Barzagli è la naturale conseguenza di una squadra che ha smarrito le proprie certezze.

Duelli persi

Il duello Brozovic-Khedira in Inter vs Juventus | Numerosette Magazine
Brozovic (a sinistra) vs Khedira (a destra): evidente come il croato sia stato più efficace

Il confronto tra il centrocampo bianconero e quello nerazzurro è impietoso. Nonostante l’inferiorità numerica, Rafinha e Brozovic hanno imposto il loro ritmo nei confronti di Pjanic (graziato dall’arbitro nel secondo tempo) e Khedira. In particolare il tedesco è stato sostanzialmente impalpabile: 22 passaggi tentati con l’86,4% di precisione, con ben 12 passaggi all’indietro su 19 totali. Al contrario Brozovic ha tentato 79 passaggi con una precisione del 92%, mettendosi in mostra anche in fase difensiva (4 i contrasti riusciti secondo i dati raccolti da whoscored.com).

Le difficoltà del centrocampo bianconero sono ormai una costante in questo finale di stagione. La prestazione di Pjanic è stata leggermente più incoraggiante, pur giocando buona parte della partita sul filo del rasoio a causa del cartellino giallo rimediato nel primo tempo: 81 passaggi completati per il centrocampista bosniaco (precisione del 94%), uomo indispensabile per trovare un precario equilibrio tattico.

Il calcio è un gioco semplice

Senza più nulla da perdere, Allegri ha messo in campo tutto il suo arsenale offensivo inserendo prima Dybala poi Bernardeschi, spostando Douglas Costa sulla fascia sinistra e tornando dunque al 4-2-3-1. Il tema tattico della partita non è però cambiato. L’Inter è infatti riuscita a difendersi in maniera ordinata fino alla rete di Cuadrado, non rischiando praticamente nulla nonostante l’elevato tasso tecnico degli avversari. Soltanto l’ingresso di Santon ha cambiato (in negativo) le carte in tavola per Spalletti, rivelandosi a posteriori una sostituzione errata visto che il terzino italiano non è riuscito a contenere l’inserimento dell’esterno colombiano in occasione della rete del 2 a 2.

La narrativa allegriana vorrebbe lasciar intendere che la partita sia stata ribaltata grazie alla qualità dei singoli in campo. Alzare il tasso tecnico in campo equivale, per il tecnico livornese, ad aumentare le possibilità che gli eventi girino a tuo favore. Per questo campionato, che ormai volge al termine, potrebbe aver avuto ragione lui. Il futuro rimane però un punto interrogativo.

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