Illimitati

Ciò che la mente dell’uomo può concepire e credere, può anche ottenere.

Provarci. Sbagliare ma riprovarci comunque. Essere perseverante. Cadere, rialzarsi e andare più forte di prima. Il percorso, agonistico o meno, di un’atleta appartenente a qualsivoglia disciplina, dovrebbe distaccarsi nettamente dal concetto di limite, il quale troppo spesso imprigiona migliaia su migliaia di sportivi.

La mente di ogni singolo essere umano, secondo una visione freudiana dell’intelletto, può esser paragonata ad un iceberg. Nella punta dello stesso, che emerge dall’acqua ed è quindi visibile, Freud riconosce la parte conscia della psiche, forte ma limitata. Nella parte restante, quella sommersa e rappresentante quasi i 5/6 dello scoglio ghiacciato, il filosofo fautore e creatore della psicoanalisi, vede il subconscio, sezione non conoscente limiti, salvo quelli posti proprio consciamente.

Il mondo di Greta non ha gravità cantano i Negrita. La nostra storia, quella che tenterò di raccontarvi all’interno di quest’articolo, può girare interamente intorno al ritornello dell’omonima canzone della band blues/rock italiana. In un mondo senza gravità, mi permetto di dire – è il caso forse di precisarlo- da aspirante scrittore e non di certo scienziato, l’iceberg sopracitato, potrebbe, perchè no, fluttuare nell’aere fino a capovolgersi, invertendo così i ruoli mentali, consentendo al subconscio di primeggiare in maniera definitiva. Niente più limiti dunque. Un mondo in cui l’irraggiungibile non esisterebbe. Federico Rosato, 29enne originario della provincia di Latina, ciclista, ha deciso di capovolgere questo scoglio diversi anni fa.

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Federico in un autoscatto con il cosidetto “fisheye” durante la traversata coast to coast, Fondi – Marsiglia.

“Tutto nasce per caso, per colpa, o forse grazie, al bene fraterno: galeotta è stata la prima uscita, durante la quale Cupido prese la mira per farmi poi gradualmente e follemente innamorare di questo sport. Pedalavo, ne avevo più di altri, allenati, già la prima volta”. Termina la giornata e quindi l’uscita, si fa ritorno a casa, Federico scende dalla bici, ma la voglia di risalirci è tanta. Tanta da far si, addirittura, che nemmeno qualche settimana dopo arrivi la prima partecipazione ufficiale ad una gara. Le ambizioni, sin da subito, sono alte: tramite amici faccio la conoscenza di un preparatore atletico davvero di livello, Saverio Ottorini, il quale mi consente in breve tempo di fare un salto di qualità notevole. Passa qualche anno e da solo, con il tempo, riesco ad esser campione regionale e arrivare poi 23esimo ai campionati italiani.

Difficile stabilire il grado di soddisfazione di ognuno di noi. Di certo, un campione, uno sportivo abituato a lottare, come può tranquillamente essere un ciclista, aumenta inevitabilmente la soglia: nella mia breve ma intensa vita agonistica, ho saputo raggiungere diversi obiettivi, ma nulla, in assoluto, ha saputo darmi la stessa soddisfazione ricevuta lo scorso anno, dopo aver terminato l’impresa di raggiungere Marsiglia partendo da Fondi, percorrendo quindi più di 1000 chilometri in una sola settimana. Il momento in cui hai o avete provato maggiore difficoltà durante il viaggio? Senz’altro nella traversata alle cinque terre. Reduci da troppi chilometri percorsi il giorno prima, causa la pioggia il forte dislivello e indicazioni stradali errate – non avendo mappe, dopo aver chiesto aiuto abbiam dovuto scalare due volte uno dei passi più impetuosi di quella zona – siamo arrivati a Genova letteralmente stremati. Banalmente, la parte più bella? L‘arrivo, il nostro personale traguardo. 

L’impresa che ha visto Federico Rosato e Davide Sciarra partire da Fondi – ridente cittadina dell’agro pontino – e arrivare a Marsiglia in meno di una settimana, raccontata in esclusiva da numerosette.eu

Le cose, le situazioni più belle e intriganti, nascono così, dal nulla. Un bel giorno, una ragazza di nome Greta, il cui mondo corrisponde per filo e per segno a quello descritto dai Negrita, antitesi lontana da schemi e blocchi mentali, irrompe sulla strada di Federico: i due decidono in poco tempo di partire per compiere il giro dell’intera Irlanda in 14 giorni.

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Federico e Greta per niente esausti, dopo aver scalato i circa 2000 metri del monte Blockhaus.

Curioso il fatto che, come per l’atleta pontino, anche per Greta Recchia, studentessa al quinto anno della facoltà di Medicina, il mondo della bici fosse fino al momento del fatidico “contatto”, qualcosa di odiato oltre che sconosciuto. Sportiva da sempre, ma come sopra anticipato, mai ciclista, si innamora, come nelle più grandi e belle storie d’amore, senza preavviso del mondo fluttuante intorno alla bici: tutto ha inizio il giorno in cui ricevo in regalo una mountain bike, di quelle pesantissime, che dopo qualche chilometro già ti sfiniscono. Ciò nonostante, presa da subito dall’esperienza che tutto questo era in grado di offrire, non riesco in pochi mesi,
complice forse anche la smisurata passione che nutro nei confronti della montagna e della natura, a farne a 
meno. Strade del genere, come d’altronde quelle abruzzesi, sono in salita: decido sin da subito, spinta da una non indifferente forza mentale, a fare i primi sacrifici. Non so davvero cosa mi abbia smosso, ma alzarmi alle 4 e 30 del mattino, per percorrere lunghi tratti in salita, con l’unico scopo di poter poi ammirare soddisfatta l’alba, mi ha aiutato non poco a riscoprire me stessa, un lato di me che forse causa stress e freneticità della vita di tutti i giorni, avevo accantonato. 

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Tutta la passione che Greta convoglia verso questo sport, manifestata attraverso uno sorriso ricco di significato.

Uno scrittore per parlare, sceglie le parole, composte da lettere, uno scienziato o un matematico, comunica la propria “arte” attraverso formule e numeri: la bici rappresenta per me il modo in cui voglio approcciarmi al mondo. Andare in bici non deve avere secondo me solo un fine sportivo. Comunicare a persone sconosciute tramite le due ruote in questione, sarebbe per me motivo di grande soddisfazione, trasmettere loro emozioni e sentimenti, lo sarebbe ancor di più. Cuore e testa, come mi ha più volte ripetuto Federico, sono alla base di tutto. A tal proposito, sono poche, vuoi per un motivo o per un altro, quelle persone che realmente, a fatti e non solo a parole, dimostrino di credere realmente in noi: lui ha sempre fatto di tutto per mettermi al corrente di tutta la fiducia che ripone in me. Se ora posso anche solo immaginare o pensare di poter intraprendere una sfida del genere, è anche e soprattutto grazie a Federico. Spero di poter imparare molto da lui, ma al contempo anche di far si che sia lui ad apprendere qualcosa da me. Spero, inoltre, un giorno, di poter esser presa come esempio, da tutte quelle persone, come me, volenterose di superare i propri limiti. 

Buon viaggio.

 

 

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