Il senso del possesso di Jorge Sampaoli

Per cogliere la follia ed il genio che si celano dietro Jorge Sampaoli mi ci è voluta una sera a Parigi. Ero con un mio amico, in cerca di un’ultima folle notte per dare un senso al nostro viaggio nella capitale transalpina. Dopo un inconsistente vagabondaggio tra le rue, individuammo nel quartiere latino la nostra meta bucolica. Entrammo in un locale: Esmeralda Cafe and Chabanas latino bar. Latinissimo.

Ci sedemmo al bancone ordinando un paio di gin tonic, quando balzò alla nostra attenzione uno scambio di sguardi piuttosto accentuato: due uomini, dalle fattezze presumibilmente centroamericane, e due donne sulla cinquantina, cominciarono a flirtare in un gioco di seduzione ermetico. Dopo pochi minuti le due coppie uscirono dal locale assieme, senza praticamente essersi detti nulla.

E’ in quel momento che capii le parole del nuovo tecnico dell’Argentina quando, ai tempi della panchina della nazionale cilena, in seguito ad un 3-0 subito dall’Uruguay con il 73% di possesso palla a favore, disse ad un giornalista:

Una notte ero in un bar con una donna. Abbiamo parlato tutta la notte, abbiamo flirtato, le ho offerto qualche drink. Alle 5 del mattino però entra un uomo, la prende per il braccio e la porta in bagno: ci fa l’amore e se ne vanno via insieme. Peccato, ma non importa: io ho avuto la maggior parte del possesso quella notte.

Sampaoli col Cile ai mondiali in Brasile, 2014 | numerosette.eu

La prima cosa a cui pensai quella sera furono quelle parole, volutamente in tono ironico, di Sampaoli. Un personaggio che nel mondo del calcio inevitabilmente divide, perché lontano da qualsiasi forma diplomatica di comunicazione, con i media e attraverso le sue squadre.

La sua metodologia di lavoro, la ricerca spasmodica di qualcosa di innovativo sul rettangolo verde, lo rendono un uomo ossessivo e ansioso. Raramente una squadra di calcio si può specchiare nel suo allenatore come ha fatto il Sevilla quest’anno. Un equipo camaleontico di trequartisti e mezze punte che fanno del pressing asfissiante nella metà campo avversaria il proprio scopo esistenziale, aggiungendo fantasia all’interno di un ordine sistemico ben preciso e collaudato. Come ogni allenatore esteta di questo gioco, fondamentale è la ricerca costante del possesso, per arginare le difese avversarie, talvolta anche per specchiarsi e auto compiacersi.

Il senso del possesso che fu pre-alessandrino, quello dell’esaltazione dell’eros e del coinvolgimento passionale di cui Sampaoli si nutre attraverso le sue idee, criticate dagli stilnovisti del pallone, fatte di intuizioni dettate dall’istinto di chi vive totalmente in contraddizione e che per divertirsi ha bisogno di stupire continuamente.

Autolesionismo

Il suo impulso e il suo attaccamento al lavoro quasi morboso ha assunto spesso sembianze autolesioniste nel corso della sua carriera. Lui che dopo una Copa America vinta con il Cile, facendo de la roja una delle squadre più interessanti del panorama internazionale, si è visto costretto ad abbandonare la selección a causa di un suo presunto coinvolgimento per una frode fiscale legata alla gestione dei diritti di immagine, chiudendo nel peggiore dei modi possibili il suo rapporto con il popolo cileno, che lo aveva osannato fino a poco tempo prima.

 

Lo stesso, in questa circostanza con un risvolto puramente tecnico, è accaduto a Sevilla dopo un girone di andata vissuta da assoluto protagonista, con la squadra prima in classifica, giocando un calcio entusiasmante e arrivando ad interrompere la striscia di 40 risultati utili del Real Madrid di Zidane. Gli ultimi giorni al Sanchez Pizjuan sono finiti nell’anonimato con il ricordo sbiadito di 6 mesi di passione pura sulle sponde del Guadalquivir, che hanno entusiasmato tutti gli appassionati – e non solo – aficionados dei roji-blancos.

L’epilogo è stato triste anche questa volta, fischiato nell’ultimo match contro l’Osasuna vinto 5-0, a testa bassa verso gli spogliatoi senza alzare il capo verso chi ha fatto sognare per metà stagione, ha sedotto e poi abbandonato, con la sensazione che avrebbe potuto costruire un progetto a lungo termine vincente e straordinariamente affascinante.

Invece è stata soltanto una ‘Noche de setas’ come canterebbe Pony Bravo, cantautore dalle sonorità psichedeliche andaluse che apprezzerebbe lo stesso Sampaoli.

Sampaoli ai tempi del Sevilla | numerosette.eu

Devotismo

Il suo devotismo all’autosabotaggio lo ha portato ad accettare la sfida più grande della sua, seppur vincente in termini di risultati, carriera: la guida tecnica dell’Argentina. L’Albiceleste pare entrata in un un oblio senza fine: qualificazione al Mondiale in bilico, dal 1993 non ha più vinto nulla, nel mezzo un paio di generazioni d’oro e santini sotto forma di allenatori del calibro di Bielsa e Diego Armando Maradona. Fu lo stesso Sampaoli, nato dalle parti di Santa Fé, a regalare una notte da incubo ai suoi connazionali, con il Cile nella finale di Copa America del 2015 conclusasi ai rigori. Come se non bastasse è risuccesso l’anno dopo, sempre contro lo stesso avversario.

La risposta a chi pensa che sarà un suicidio sportivo Sampaoli ce l’ha impressa sul braccio: No escucho y sigo’ (“Non ascolto e vado avanti”), titolo di un pezzo del gruppo rock argentino Los Callejeros, l’altra grande passione dell’Hombrecito. Il suo approdo ha già segnato un punto di rottura con la disastrosa gestione Bauza e la convocazione di Icardi, mal visto nell’ambiente ancora a causa della vicenda con Maxi Lopez, ne è stato un segnale lampante. Appena arrivato ha messo in discussione Agüero e Higuain parlando apertamente di concorrenza agguerrita, e ha portato con sé i sevillisti Mercado (gol vittoria alla prima contro il Brasile) e l’ex blucerchiato Correa.

L’Argentina sperimentale contro il Singapore è scesa in campo con una formazione calcio balilla che ha già fatto parlare di sé: Fazio e Mammana unici difensori di ruolo, Acuña e Salvio tuttocampisti con Biglia in regia, 4 trequartisti tra cui la prima del Papu Gomez e El Tucu Correa falso nueve.

La folle formazione schierata da Sampaoli | numerosette.eu
E’ solo l’inizio

L’albero della tattica

El Hombrecito ha cominciato su un albero, ai tempi del Belgrano di Arequito. Ci si arrampicava per osservare meglio i movimenti dei suoi giocatori.

Era già matto come un cavallo.

Un giornalista scattò una foto che lo ritrae su quell’albero che il giorno dopo venne pubblicata sui quotidiani locali e destò l’attenzione dei dirigenti del Newell’s Old Boys, i quali gli offrirono la panchina di una delle squadre giovanili.

Il ritorno a casa, dove ha mosso i primi passi da allenatore visionario e compulsivo, ha di fatto creato un percorso ben delineato nella sua vita calcistica che è stato tracciato precedentemente dal Loco Bielsa. Dalla visione del fútbol, da cui ha evidentemente preso molto del suo credo, all’atteggiamento maniacale che dedica al lavoro quotidiano fino alle squadre che allena. Se date del ‘bielsista’ a Sampaoli lui non se la prenderà, anzi vi dirà che ne era totalmente infatuato fino al punto da esserne uno stalker.

Sampaoli e il mito dell'albero | numerosette.eu
Sampaoli e il suo albero della tattica

Ciò che sorprende è la sua consapevolezza e la sua umiltà nell’indicarlo come grande maestro e fonte ispiratrice nonostante abbia ottenuto risultati migliori dei suoi, dai successi continentali con i club al trionfo con il Cile in Copa che El Loco non è riuscito mai a conseguire, così come non è riuscito a vincere con l’Argentina ormai 15 anni fa.

Possedere è sempre stato un sentimento, Sampaoli lo ha esportato su un campo da calcio come un mantra che lo guida e con il quale insegna ai suoi giocatori. Possedere la prestigiosa panchina dell’Argentina, allenare Messi che lui stesso non nasconde di venerare è un confronto che ogni romantico del calcio vorrebbe vedersi concretizzare. Tutti conoscono l’influenza della Pulce nella selección, el Hombrecito (l’ometto) sarà probabilmente il suo ultimo condottiero con l’Albiceleste per riuscire a vincere un Mondiale, la grande zavorra che Leo si porta sulle spalle da quando è diventato quel che è.

L’impresa è dare un senso organizzativo ed estremamente efficace all’Argentina, nelle ultime decadi divenuta una nazionale di edonisti e con poco spirito di squadra, il pericolo di non riuscirci è dettato proprio dal suo amor proprio, sproporzionato e inadatto a reggere tale pressione.

L’Albiceleste sarà la sua donna con la quale avrà una relazione carnale e passionale, il desiderio di averla, di corteggiarla e di mistificarla, attraverso il gioco e il suo senso del possesso.

E se poi andrà male, pace. Almeno l’avrà posseduta.

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