Il risveglio dell’uragano

Ciclone tropicale, vento devastante alla massima potenza, grande tempesta: la sempre esaustiva Treccani definisce così la parola uragano, un fenomeno portatore di catastrofi che sconvolge, spaventa ma allo stesso tempo attira, affascina, incuriosisce. Generalmente si è soliti chiamare gli uragani con nomi femminili fin dagli anni ’50, scatenando l’ira dei vari gruppi femministi di ogni epoca, offesi probabilmente dall’assurda associazione della figura femminile ad una catastrofe. Un articolo dell’autorevole New York Times ha provato però a spiegare questo fenomeno dando delle opzioni più che soddisfacenti: la prima si rifà alle tradizioni di molte culture di rivolgersi al mare con nomi femminili, la più convincente invece racconta che una forte influenza su questo fenomeno l’abbia avuta il romanzo Storm di George R. Stewart che narrava proprio la storia di una tempesta tropicale chiamata Maria.

Poco importa se li chiamate Katrina, Emily o Irma, tutti gli uragani lasceranno una scia di dolore e distruzione tranne uno che ha un nome ed un cognome ben preciso, Harry Kane.

Hurrikane

Tutto il preambolo storico non sarebbe servito se il giovane Harry avesse deciso di dormire ancora come nel dolce mese di agosto, accarezzato dal tepore dell’estate inglese che è riuscita a distrarre il nostro bomber dal suo dovere, mandando in tilt i tifosi del Tottenham che proprio alle sue prodezze si appigliavano per sperare nel salto di qualità non solo in campionato, ma in tutta l’Europa. Dopo tre partite di apparente quiete, però, l’uragano si è risvegliato più devastante che mai, rifilando una doppietta all’Everton come gradito cadeau di scuse verso i suoi sostenitori.

Sweet September

L’estate è scivolata via, e proprio come un bravo scolaro Kane è tornato attentamente fra i banchi di scuola, dove ad attenderlo c’era il suo maestro Pochettino, forse il più felice di tutti del risveglio di uno dei suoi alunni migliori. I due gol rifilati al West Ham durante il derby della settimana scorsa sono soltanto una piccola parte delle prodezze dell’uragano inglese che come campo di battaglia preferito ha scelto la Champions League, palcoscenico di massima importanza dove ancora non si era esibito a dovere. Nella competizione più importante di tutta l’Europa Kane non si è fatto di certo attendere, presentandosi alla bellissima sfida contro il Borussia Dortmund con due gol e un assist, biglietto da visita niente male per un ragazzo che a 24 anni ha già fatto innamorare tutti a suon di reti.

Due settimane dopo è arrivata anche la gioia di siglare la prima tripletta in Europa contro il malcapitato Apoel che ha dovuto chinare a forza il capo dinanzi a un uragano così potente, nel massimo del suo splendore.

Nel magnifico settembre di Kane sono incastonati come diamanti preziosi 9 bellissimi gol, che danno vita alla paurosa media di una rete segnata ogni 77 minuti proprio come un vero bomber di razza: con un centravanti di questo calibro, cresciuto incredibilmente grazie alla pazienza e alla bravura di uno stratega come Pochettino, la parte bianca di Londra può lecitamente sognare, anche in una stagione dove a farla da padrone sembrano essere esclusivamente i due colossi di Manchester, al momento imprendibile per qualità di gioco e di risultati. Tutto però può capovolgersi in un istante quando di mezzo c’è un uragano potente, devastante, distruttivo, letale, pronto a colpire in qualsiasi momento grazie anche agli aiuti di pregiata fattura di Alli ed Eriksen, i due elementi che più di tutti supportano le azioni di Kane spianandogli la strada con giocate da brividi e assist forniti con una precisione e una naturalezza che lasciano senza parole.

Mai sottovalutare l’uragano

A 24 anni compiuti Kane risplende e continua a crescere in potenza e precisione, diventando sempre di più il simbolo moderno di una nazione in piena rinascita, che ha bisogno di aggrapparsi disperatamente ai suoi giovani talenti per competere con mostri sacri, quali Spagna e Germania. Per quanto possa essere lodato e ammirato, però, Kane non è ancora entrato di diritto nell’Olimpo dei grandi bomber moderni, o meglio non è così per tutti: c’è ancora chi, nonostante le numerose prove di forza mostrate nel corso di questi anni incredibili, non reputa Harry all’altezza dei vari Aguero o Cavani, lontani forse per l’esperienza maturata in ogni campo, ma non per prestazioni e voglia di combattere (vedasi il mese appena concluso come dimostrazione concreta).

Potete amarlo o odiarlo, ammirarlo, essere intimoriti o totalmente rapiti ma ricordatevelo, mai sottovalutare un uragano in corsa, neanche se sfoggia un look in stile anni ’50 e vi trae in inganno con una faccia da bravo ragazzo, potreste trovarvi sepolti sotto una spettacolare valanga di reti.

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